Giovedì, 29 Luglio 2021
Attualità

Una casa dove convivere verso l’autonomia: «È un sogno che si avvera»

Tre giovani adulti con disturbo dello spettro autistico oggi hanno inaugurato ufficialmente la loro nuova abitazione e l’esperienza di co-housing, nel progetto coordinato dalla Psichiatria di collegamento e inclusione sociale dell’Asl

L'inaugurazione dell'abitazione di co-housing

Andare a vivere da soli è sempre un traguardo, ma per Alessandro, Chiara e Vincenzo lo è ancora di più, «è un sogno che si avvera». L’emozione e l’entusiasmo di questi tre giovani adulti sono evidenti, mentre inaugurano ufficialmente l’abitazione cittadina dove sperimentare la loro convivenza. Un’esperienza di co-housing coordinata dalla Psichiatria di collegamento e inclusione sociale, all’interno del percorso dedicato all’autismo dell’Azienda Usl di Piacenza, nella villetta ristrutturata, messa a disposizione da un privato (in comodato d’uso) a La Matita parlante, associazione che riunisce insegnanti, educatori del dipartimento di Salute mentale dell’Ausl e professionisti del settore della cultura per favorire la partecipazione sociale di ragazzi con disabilità, in particolare affetti da disturbo dello spettro autistico.

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L’obiettivo della convivenza – come sottolineano i referenti dell’Asl e dell’associazione -  è quello di consolidare e incrementare le competenze domestiche, personali e relazionali dei giovani coinvolti e di responsabilizzarli nella gestione della quotidianità per renderli il più autonomi possibili. Durante i momenti del giorno e della notte in cui non sono presenti i professionisti Ausl, la convivenza dei tre giovani viene monitorata da un assistente messo a disposizione dall’associazione.

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Per Piacenza si tratta della terza esperienza in questo senso. Sempre in città, infatti, sono già stati sperimentate con successo esperienze analoghe. La prima riguarda due giovani adulti con spettro autistico che abitano insieme da circa due anni. La seconda si articola su due appartamenti in cui, a rotazione, si alternano settimanalmente una quindicina di ragazzi. Questo percorso rappresenta “una scuola di vita” per i partecipanti che si allenano con continuità ad acquisire le abilità necessarie per la vita indipendente. «La convivenza comporta diritti, responsabilità, autonomia e indipendenza, è una quotidianità volta a sviluppare potenzialità» spiega la dottoressa Silvia Chiesa, direttrice del Dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche. «Oggi presso il nostro dipartimento abbiamo in cura 450 soggetti, di cui 140 in età adulta. Il nostro obiettivo è quello di arrivare alla piena inclusione di queste persone nella società, avviandoli a queste tipologie di percorso, che devono procedere per gradi ed essere personalizzate. Un lavoro da portare avanti oggi per essere pronti al domani». 

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