Giovedì, 18 Luglio 2024
Sanità piacentina / Ottone

«Il bilancio in rosso non è una giustificazione, i medici mancano da tempo»

Ospedale di Bobbio, lo sfogo del sindaco di Ottone e medico Federico Beccia: «L’azienda ha il dovere di fornire i servizi, da Ottone i volontari Cri costretti a portare i pazienti a Piacenza»

«Nel territorio locale la situazione è drammatica. La gente si chiede perché costruire ospedali se non ci sono medici e il perché si debbano far curare dagli infermieri. A Ottone manca la guardia medica, siamo in pericolo e a disagio». Federico Beccia, sindaco del comune più lontano dalla città, si sfoga così davanti alla direttrice generale Ausl, Paola Bardasi, riportando le lamentele dei cittadini di montagna, che riguardano in particolare il punto di primo intervento dell'ospedale di Bobbio. «Sul territorio – ha proseguito Beccia - ci sono medici eroi che tappano buchi ovunque, ma non si può andare avanti così. I medici sono sempre gli stessi e si creano situazioni particolari, dove i medici di famiglia fanno anche le guardie mediche e lavorano al pronto soccorso».

«Non si possono abbandonare i territori periferici - ha tuonato Beccia, che di professione è medico di famiglia in Valtrebbia -. La frazione più lontana di Ottone dista un’ora e mezzo da Piacenza. Cosa facciamo? Continuiamo a far andare i volontari della Croce Rossa a portare i pazienti da Ottone a Bobbio e poi a farli scendere a Piacenza perché a Bobbio non abbiamo più medici di pronto soccorso?».

L’Ausl, come ha spiegato Bardasi, si trova con 50 milioni di euro di deficit, causato dalle ingenti spese aggiuntive legate al Covid che dal 2020 caratterizzano tutte le attività. E ora si trova nella morsa dei rincari energetici. «I problemi c’erano già prima del Covid - ha detto Beccia -, prima dei problemi attuali. I medici mancano già da tempo sul territorio. Avete il dovere di dare dei servizi reali. I medici di pronto soccorso devono lavorare nei pronto soccorso, i medici di famiglia devono impegnarsi negli ambulatori di famiglia. E non si pensi che la telemedicina possa risolvere le cose dalle nostre parti, perché in molte zone, ancora oggi, non prende nemmeno il telefono per una chiamata».

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