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«Bene il ritorno in zona gialla, ma la gioia e l'entusiasmo di fare il barista è ben altra cosa»

Lo sfogo di Alessandro Fornari, titolare del bar "Paola" di Rottofreno, in merito al ritorno in zona gialla e alla parziale riapertura dei locali

Greta Bramieri e Alessandro Fornari

Da lunedì 1 febbraio l'Emilia-Romagna torna in zona gialla. Una boccata d'aria che significa più libertà di movimento e la parziale riapertura di bar e ristoranti, dopo mesi di difficoltà e con la batosta della chiusura natalizia ancora fresca. Se tra esercenti e clienti sono in tanti ad avere festeggiato la riconquista di un caffè seduti al tavolino di un bar, o di una pausa pranzo nel proprio ristorante preferito, c'è anche chi nonostante i miglioramenti non riesce proprio ad essere contento.

«Premetto che questo mio pensiero non nega niente, né la pandemia né l’emergenza sanitaria vissuta, e non vuole essere un appello a un “tana libera tutti”, ma almeno a tornare a lavorare nel pieno delle nostre facoltà, rispettando i protocolli che se vanno bene fino alle 18 non possono non andare bene dopo, accettando anche pene molto più severe nel caso non siano rispettati» commenta Alessandro Fornari, titolare del bar "Paola" di Rottofreno insieme alla moglie Greta Bramieri.

«Da oggi, 1 febbraio, siamo gialli! Finalmente? No, non riesco proprio a vederla come una cosa positiva. La sensazione più brutta che si può provare in questo mestiere è accontentarsi, essere rinchiusi in uno schema prefissato da altri sopra di te che ti ingabbiano e riducono questo lavoro al mero scambio di merce. Così non va, non ci piace. Ma siamo stati pronti a fare tutto quello che ci hanno detto per un anno, chiudendo la sera, distanziando i tavoli, riducendo la capienza del locale. Tutto inutile. Tra regioni a colori, asporto, chiusure natalizie, la costante incertezza e insicurezza su cosa fare, sulle decisioni da prendere, sulle scorte di merci da comprare e puntualmente di cui doversi liberare in qualche modo», continua Fornari. «E alla fine eccoci qui, dopo un anno vissuto con la sola passione per questo mestiere che non ci ha mai fatto mollare, ma che fatica! Oggi dovrei essere felice perché sono giallo? Perché dopo un mese e mezzo di chiusura - con la presa in giro di due giorni "liberi" a gennaio - torno a poter lavorare solo fino alle 18? No, mi spiace ma non sono affatto felice. Sorriderò sempre a ogni persona che entrerà nel mio bar e più di ogni altra volta la ringrazierò per averci scelto per un caffè, una brioche o qualsiasi cosa. Ma la felicità di fare questo lavoro con gioia ed entusiasmo è ben altra cosa, che va decisamente oltre l'essere gialli».

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