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«Bimba nata da due madri, bene l'Amministrazione che non ha ceduto a pressioni ideologiche»

Sulla vicenda piacentina interviene il comitato "Difendiamo i nostro figli". Il casi finisce in Regione, Torri (Si): colmare il vuoto legislativo

«Ringraziamo l'amministrazione comunale di Piacenza che conferma la sua volontà a proseguire nei binari della legalità senza cedere alle pressioni ideologiche che vogliono che l’anagrafe riconosca la possibilità che un figlio possa avere due madri o due padri». Lo afferma in una nota il comitato "difendiamo i nostri figli" di Piacenza, che interviene in merito alla spinosa vicenda del riconoscimento di una bambina, figlia di due madri lesbiche, venuta alla luce in Spagna grazie alla fecondazione assistita. 

«La mamma non può essere altro che una - si legge nella nota - Un bambino nasce da un uomo e da una donna e il suo migliore interesse è crescere in una famiglia composta da un papà (maschio) e da una mamma (femmina). Queste basilari evidenze antropologiche devono essere tutelate dalla legge, difese dai cittadini e dagli amministratori da essi delegati. L'assessore ai Servizi al cittadino Filiberto Putzu ha correttamente rifiutato l'impropria registrazione anagrafica di una bambina nata a Piacenza da fecondazione assistita avvenuta in Spagna da una donna piacentina unita civilmente con un'altra donna. La bambina è quindi stata iscritta secondo la normativa attuale e gode di tutti i diritti e le tutele previste dalla legge. Auguriamo alla neonata una vita felice e la possibilità di crescere serenamente lontano da ogni strumentalizzazione ideologica e clamore mediatico. Ci auguriamo che sempre meno bambini siano costretti a vivere senza il proprio padre o la propria madre per la decisione consapevole di adulti che ignorano i loro essenziali diritti. All'amministrazione comunale chiediamo politiche familiari che consentano la necessaria serenità economica e sociale alle famiglie che decidono di mettere al mondo dei figli. Chiediamo, altresì, politiche per i giovani, affinché possano serenamente guardare al futuro».

Sull'argomento interviene anche il consigliere regionale Yuri Torri di Sinistra Italiana, che ha portato il caso in Regione con un'interrogazione. Torri ha chiesto alla Giunta di farsi portavoce presso il Governo affinché venga colmato il vuoto legislativo sulla legittimità della trascrizione all'anagrafe dei figli di coppie dello stesso sesso, «uniformando i certificati di nascita in tutto il Paese e mettendo così fine alle discriminazioni». Per poter iscrivere all'anagrafe la bambina entro i tempi previsti dalla legge - riporta il consigliere Si - la madre biologica ha così deciso di firmare il modulo ministeriale standard, dichiarando che la bambina sarebbe nata dall'unione tra la madre e un uomo non parente né affine, e poi ha deciso di autodenunciarsi per dichiarazioni false in atto pubblico. «Pur essendoci un vuoto legislativo in materia - sottolinea Torri - la giurisprudenza si è più volte espressa in riferimento all'interesse prevalente del bambino a vedersi riconoscere come genitori le due persone che lo hanno desiderato e messo al mondo rispetto alle norme nazionali che non prevedono esplicitamente la genitorialità omosessuale».

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