«Bloccati a Santo Domingo, senza voli e con l'emergenza Coronavirus in espansione: aiutateci»

La disavventura di Giovanni Borsotti, Marco Maggi e Maurizio Massari, arrivati in Repubblica Dominicana il 14 febbraio. «Contatti impossibili con la Farnesina, nella nostra situazione anche almeno altri 500 italiani in tutto il Paese»

Il gruppo bloccato a Santo Domingo

Anche un viaggio dall’altra parte del mondo, nel mare dei Caraibi, può inaspettatamente nascondere delle insidie e trasformarsi in un incubo: è quello che sta accadendo ai piacentini Giovanni Borsotti di 50 anni, Marco Maggi di 56 e Maurizio Massari di 72, arrivati a Santo Domingo il 14 febbraio, prima che l’emergenza Coronavirus scoppiasse in tutta la sua grandezza.

Il volo di rientro della compagnia “Blu Panorama”, inizialmente fissato per il 6 marzo con destinazione Milano, però, non è mai partito, e i tre amici si sono improvvisamente trovati bloccati nel piccolo paesino di Las Terrenas. «La situazione non è per niente semplice in quanto al momento tutti i voli sono bloccati. Dall’Italia dicono che forse potrebbe essercene uno per il 3 aprile che però - se mai effettivamente ci sarà - risulta già pieno» racconta Marco Maggi. «Ci hanno inserito in una lista d’attesa per un secondo volo fissato il 10 aprile, ma non riusciamo ad avere informazioni certe. L’ambasciata italiana a Santo Domingo ci ha risposto che loro non sono un’agenzia viaggi e ci dobbiamo arrangiare».

Una disavventura difficile da gestire dal punto di vista economico, ma anche a causa delle numerose difficoltà comunicative, tra fuso orario e una linea telefonica non sempre facilmente reperibile. «In Italia siamo in contatto con le nostre famiglie utilizzando whatsapp e, quando il telefonino prende, tramite loro cerchiamo di farci aiutare chiedendo informazioni. Abbiamo avuto contatti con il prefetto di Piacenza - Maurizio Falco - e abbiamo provato a far contattare la Farnesina, ma riuscire ad allacciare un rapporto è praticamente impossibile, nessuno dei nostri familiari ci è ancora riuscito».

Il Covid-19 non guarda in faccia nessuno, e non ci è voluto molto prima che toccasse anche il suolo caraibico, compresa la località di stallo dei tre amici. «Al momento si parla di 21 contagi nel nostro paesino e di circa 400 in tutta la Repubblica, ma non sono dati ufficiali: i negozi stanno iniziando a chiudere, le cassiere al supermercato indossano la mascherina, ma per ora non sono ancora state applicate ulteriori restrizioni», continua Maggi. «Noi siamo alloggiati in un residence e stiamo quanto più possibile in casa, ma la gente qui ha altre usanze e un’altra cultura, basata sul “calore” e sul contatto fisico: senza limitazioni serie il problema dei contagi rischia di diventare importante, sopratutto perché le strutture ospedaliere non danno garanzie».

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Una situazione in continua evoluzione, che sembra però essere alquanto statica per gli italiani all’estero. «Non so se sia vero o no, ma dicono che Air France abbia mandato degli aerei vuoti per recuperare i cittadini francesi, mentre del destino degli italiani per ora non se ne parla. Si tratta di almeno 500 connazionali bloccati in Repubblica Dominicana», conclude Maggi. «Siamo preoccupati per l’intera situazione, perché l’aumento del virus qui non è controllato come in altri stati. La sanità lascia a desiderare e, in caso di diffusione del Coronavirus, non c’è posto: qui si muore».

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