"Bobbio 1945-1970, dal dopo guerra all’amministrazione democristiana", il nuovo libro di Olmi

Salone del Palazzo vescovile di Bobbio affollato per la presentazione del 10° volume (una serie di volumi pubblicata in 25 anni, dal ’94 ad oggi) di Gian Luigi Olmi (dedicato a Corrado Sforza Fogliani e alla Banca di Piacenza)

Il ponte Gobbo di Bobbio

Salone del Palazzo vescovile di Bobbio affollato per la presentazione del 10° volume (una serie di volumi pubblicata in 25 anni, dal ’94 ad oggi) di Gian Luigi Olmi (dedicato a Corrado Sforza Fogliani e alla Banca di Piacenza) dal titolo “Bobbio 1945-1970 – dal dopo guerra all’amministrazione democristiana”: una carrellata avvincente su fatti e persone del periodo indicato, che tiene direttamente dietro al precedente (9°) volume, dedicato al periodo 1913-1940, sempre a Bobbio. Dopo un saluto iniziale dell’Autore (“Le memorie di quegli eventi precipitati nel baratro del tempo ed evocati nel mio scritto, forse potrebbero far riemergere, almeno in alcuni di noi, l’immagine di una Bobbio di cui oggi si fatica a ritrovare le tracce”), ha presentato il libro ai presenti (fra i quali il Sindaco Pasquali e diversi studiosi, bobbiesi e non) l’avv. Sforza, che è partito – per un excursus storico sul periodo precedente quello trattato dal libro in presentazione – dalla figura del vescovo di Bobbio (dal 1746), Patrizio Milanese, Gaspare Lancellotto Birago, oggetto del 4° volume di Olmi, e che (ritratto anche in un medaglione della sala dell’episcopio utilizzata per la presentazione del libro di Olmi) fu un difensore strenuo delle prerogative vescovili (non, privilegi), fra le quali quella di non pagare il dazio per il vino che importava. Dal carattere fermo e sicuro (nello stemma, il motto: “La virtù emerge nelle difficoltà”), Birago la benedizione la dava – passando in piazza – ad alta voce, ma con l’aggiunta sottovoce “a chi se la merita”. “Una figura da gigante – ha detto il Presidente esecutivo della Banca di Piacenza – che forse la Chiesa meriterebbe di avere anche oggi, a livello di Santa Sede e di Curia romana, sarebbero meno di milioni e milioni i cristiani perseguitati”. Da qui – dal periodo, dunque, in cui Bobbio passò dalla Lombardia austriaca in Piemonte (dove rimase per quasi due secoli) – fino ai giorni nostri, passando tra alcune delle più note vicende bobbiesi, fra cui quella della costruzione di Piazza Santa Fara, che andò in porto nel 1953, al quarto tentativo, nel corso di due secoli. All’avvocato Sforza ha fatto seguito mons. Pietro Coletto, che ha ricordato come arrivò a Bobbio, come si innamorò di questo centro di spiritualità e di cultura, rievocando episodi e figure che hanno caratterizzato il secolo scorso nell’importante sede di san Colombano. In particolare, mons. Coletto ha magistralmente descritto il periodo segnato dalla presenza del vescovo storico bobiense mons. Zuccarino, genovese zio dell’oratore.

     

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