L'approfondimento / Calendasco

Calendasco punta sul recupero delle stalle medievali del castello

Il progetto di recupero storico è basato sulla via Francigena. Parla il sindaco Zangrandi

È una calda e afosa mattina estiva di fine giugno, e quando il sole picchia “a meridie” abbiamo appuntamento in Comune a Calendasco con il sindaco Filippo Zangrandi. D’altra parte in questo piccolo borgo della provincia piacentina, che sembra sperduto nella pianura tra il Po e l’appennino che s’intravede in lontananza, c’è anche della Storia maiuscola. È qui il “famoso” Guado di Sigerico francigeno sul fiume Po e qui si eleva, maestoso, di rossi mattoni “squadrati” e cotti al sole nella fornace antica del Mezzano, il castello, affiancato da un precetto vescovile dell’anno 1000 e dalle grandi scuderie medievali.

Proprio per la “faccenda” delle stalle ex scuderie del “castrum calendaschi” siamo qui a far “due chiacchiere” con il sindaco, che ci accoglie nel suo ufficio. Nel sito ufficiale del Comune sono visibili e “scaricabili” gli atti del recupero delle stalle medievali, antiche e possenti, nei secoli rimaneggiate ma nella struttura architettonica principale rimaste “intatte”.

L’interno, purtroppo molto compromesso, andrà recuperato con una adattamento architettonico avvincente e il più possibile consono alla struttura originale. «Sono tre anni precisi - spiega Zangrandi - che è partito questo progetto, di recupero delle ex scuderie del castello, antiche e preziose. Un progetto praticamente a costo zero per le casse comunali». Infatti dei 2.400.000 euro solo il dieci per cento è stato finanziato dai fondi comunali, il resto, dal Pnrr e dalla stessa Regione Emilia-Romagna.

Ci dice che «Era un bene compromesso, in decadimento, ma l’idea vincente è stata l’alleanza storico-culturale con il comune di Berceto, verso il passo della Cisa». È un progetto che si basa tutto interamente sulla Via Francigena: cioè Calendasco passo del fiume Po e Berceto (parmense) passo montano della Cisa, dove il Duomo di San Moderanno ne è l’emblema. Calendasco e Berceto: la fusione tra longobardi, medioevo, francigena ed i tempi moderni, con l’occhio ad un periodo storico eccezionale.

Con il comune di Berceto ci saranno dieci (di numero) eventi culturali divulgativi in questi prossimi anni, tra questi anche una specie di “Erasmus” per gli studenti delle scuole medie. Le ex scuderie di Calendasco diventeranno un polo culturale oltre ad ospitare con più spazi, la biblioteca dedicata a “S. Corrado Confalonieri” patrono del borgo.

Il sindaco ci anticipa delle date cruciali: parte in quest’anno, il primo “Festival del Transitare”, e ci dice che è dedicato al “transitare in senso antico, nella Storia e nei luoghi”. Si parte da Berceto il 7 ed 8 luglio e si termina con la seconda tappa del nuovo festival proprio a Calendasco, il 22 e 23 settembre con l’inaugurazione ufficiale della fine dei lavori al castello del borgo, che torna fruibile con la fine del restauro. Momenti culturali di spessore, che animeranno quei giorni speciali.

In poche parole: con il traino d’unione della Via Francigena, Berceto (parmigiana) e Calendasco (piacentina) daranno vita ad un sodalizio civico-culturale tutto innescato sulla “strata romea”, dato che l’itineraio sigericiano tocca queste due località importanti.

I lavori per il recupero delle “stalle” medievali hanno avuto una fase di studio scientifico-storica che è stata affidata all’architetto e professore Nicola Badan dell’Università Cà Foscari di Venezia e insigne studioso di monumenti medievali. Lo studio, ci spiega il sindaco Zangrandi, «tocca le fasi evolutive, storiche, con la lettura scientifica di mattoni e calce usata» utili a poter dare una datazione certa alla struttura stessa, che comunque riserverà delle sorprese in quanto ad “antichità”.

I lavori inizieranno “fisicamente” tra circa un anno, cioè dopo la fine della fase progettuale critico-storica, mentre però, l’appalto è stato assegnato e sarà “consegnato” a breve alla ditta aggiudicataria.

Insomma questo rilevante progetto di recupero storico, è interamente basato sulla Via Francigena, «un ponte tra Po ed appennino, tra il passo del Po ed il passo montano della Cisa».  E così grazie al recupero storico, profondo e documentale, un pezzo di “medioevo” della provincia piacentina tornerà ad essere fruibile, vivibile e visibile per altre centinaia di anni. Le radici, fin che è possibile, vanno tenute vive, e a Calendasco ce la stanno mettendo tutta.

Filippo Zangrandi-3

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