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«Cambiamenti climatici, ottimizzare con le tecnologie produzioni agricole ed agroalimentare per uno uno sviluppo sostenibile»

L'incontro organizzato dal Servizio orientamento e tutorato dell’Università Cattolica di Piacenza si è svolto online, riservato per gli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti di istruzione secondaria superiore

E’ un dato incontrovertibile: siamo di fronte a cambiamenti climatici innegabili, frutto dell’azione dell’uomo, soprattutto da quando è iniziata la prima rivoluzione industriale. Oggi la sfida è l’adattamento per mitigarne l’impatto attraverso uno sviluppo sostenibile che affronti la sfida di dare da mangiare cibo sano e sicuro a 9.6 miliardi di persone nel 2050 e consegnare un pianeta ancora integro alle future generazioni.

Problematiche di straordinaria attualità (non a caso venerdì 19 è la Giornata globale di azione per il clima) affrontati in un incontro organizzato dal Servizio orientamento e tutorato dell’Università Cattolica di Piacenza che si è svolto online, riservato per gli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti di istruzione secondaria superiore.  

Coordinati dal professor Edoardo Fornari, sono intervenuti alcuni docenti della Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Facoltà che da anni svolge studi e ricerche all'avanguardia sul tema del cambiamento climatico e, soprattutto, sulle diverse forme di adattamento ai mutamenti che si stanno affermando nella filiera agro-alimentare. «Una sfida- ha ribadito il professor Stefano Poni nel suo intervento- epocale per tutti su cui è necessario rendere più efficace la comunicazione. Sui cambiamenti- ha detto- l’azione dell’uomo è evidente; storiche coltivazioni (come il caffè in Uganda) rischiano di scomparire. La sfida è ridurre le emissioni, adattare con nuove scelte colturali e mitigare, ovvero agire sulle cause».

«Come Università siamo inseriti- ha ricordato il professor Lorenzo Morelli- nell’impegno di tutto il mondo sintetizzato nell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile che va attuato sostenendo la pace, evitando quindi migrazioni di massa, sradicando la povertà, sconfiggere la fame, dare salute, qualità dell’educazione, energia ed acqua pulita ed accessibile, tutelare la biodiversità. Soprattutto- ha chiosato- bisogna “navigare” tutti insieme, altrimenti insieme si affonda". Bisogna- ha sostenuto la prof. Roberta Dordoni- nutrire il pianeta senza distruggerlo, con prodotti sani e di qualità, essenziali per la salute e l’ambiente, dove gioca un ruolo fondamentale quello dei consumatori che vanno educati e stimolati a diete sane e senza sprechi, migliorando le strategie produttive».

La professoressa Dordoni ha citato i nuovi prodotti con materie prime che mirano ad una’efficace nutrizione, con un packaging innovativo, così come la distribuzione ed il marketing. «Su 30mila specie vegetali commestibili, ne usiamo praticamente solo otto! Ha poi citato i nuovi cibi proteici, da quelli derivati dagli insetti, alle alghe, ai microrganismi, alle proteine dai legumi, alle fibre fluide, al tagotosio come dolcificante. Insomma puntare su ingredienti ad alto valore aggiunto derivanti da sottoprodotti da cui ricavare antiossidanti, fibre e vitamine. Ci sono a disposizione- ha detto- nuove tecnologie, dalle nanotecnologie, alla tecnologia applicata alle biotecnologie, tante possibilità di ricerca anche per migliorare i cibi tradizionali. Bisogna infine migliorare la distribuzione ed il marketing per evitare gli sprechi». Delle produzioni zootecniche ha trattato il professor Riccardo Negrini che ha ricordato l’importanza delle produzioni animali per l’alimentazione: forniscono il 33% delle proteine ed il 18% di Kilocalorie, con sempre maggior richiesta di latte e di carni.

L’emissione di metano degli allevamenti è solo una parte inferiore del totale, così come quello sulle risorse idriche per le quali è necessario un utilizzo responsabile. «Le tecnologie- ha ribadito- ottimizzano: pensiamo alla “precision farming”, ai vari sensori, ma anche ad un miglioramento genetico equilibrato. E’essenziale tutelare le biodiversità ed utilizzare tutte le potenzialità, magari incrociando con molte specie che vivono in condizioni ambientali avverse e che si sono adattate benissimo. Vanno inoltre stimolate nuove competenze professionali provenienti dalle università».

Infine Alessandro Ruggeri di Barilla dove si occupa di qualità e sicurezza degli imballi per materie prime. «La Cattolica dove ho studiato- ha ricordato- ha offerto un asset scientifico fondamentale per al mio lavoro. Un’azienda come la Barilla non può non occuparsi dei cambiamenti climatici: non a caso Pietro, padre degli attuali tre titolari, suggeriva il motto “date da mangiare alle persone, quello che dareste ai vostri figli. C’è dunque- ha spiegato- piena consapevolezza dei nostri compiti ed oggi la strategia aziendale è di impattare al minimo secondo il motto “buono per te, buono per il pianeta”».

Sono stati ben 455 i prodotti Barilla riformulati negli anni per renderli sempre più adatti ad una moderna alimentazione; ha citato la consistente conversione della filiera del grano duro con materia prima per la pasta italiana coltivata al 100 per 100 nel nostro paese, con contratti a medio e lungo termine remunerati per i produttori.

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