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Cambia la data dell'apertura delle scuole e gli autobus privati girano vuoti

Trenta bus privati circolano senza studenti. Tempi Agenzia: «Se le superiori avessero accettato di cambiare drasticamente gli orari non servivano mezzi aggiuntivi». Trespidi (Liberi): «Di fronte a una pandemia anche le abitudini del mondo scolastico devono cambiare, con lezioni al pomeriggio»

«Abbiamo sottoscritto molti contratti con diverse ditte private, con il risultato che ora tantissimi bus girano vuoti per la città. Purtroppo sono soldi buttati». Giulia Piroli, consigliera del Pd, durante la commissione 4 “Sviluppo economico”, ha evidenziato un problema tristemente noto. Le scuole superiori, almeno al 50%, dovevano ripartire l’11 gennaio. La data in Emilia-Romagna è stata spostata al 25, ma la sensazione è che non sia finita qua la “didattica a distanza” al cento per cento. Così i 30 bus privati aggiuntivi (pagati dalla Regione, gli altri 28 previsti erano già di Seta) circolano per niente dalla provincia alla città. 

Ospite della commissione era l’amministratore unico di “Tempi Agenzia” Gino Losi, che ha ripercorso gli ultimi travagliati mesi del trasporto pubblico locale. «Mesi in cui però – ha osservato Losi - c’è stata la collaborazione di tutti per cercare di rispondere alle richieste del Governo e alle esigenze locali per il trasporto degli studenti a scuola».

«ANCHE LA SCUOLA DEVE CAMBIARE ABITUDINI»

«Bisogna essere dei pazzi ad aprire le scuole superiori il 25 gennaio – ha preso la parola Massimo Trespidi (Liberi) con un indice di contagio così alto e in aumento. In questa situazione non si può riaprire, sono un fautore della didattica in presenza ma non ci sono le condizioni per farlo. Il ministro fa propaganda e in prefettura si organizzano tavoli inutili. Il Governo ha buttato via soldi per monopattini, biciclette e bus privati quando le scuole sono chiuse». «Risulta difficile impedire l’assembramento per 5 minuti di differenziazione di uscita degli studenti tra una scuola e l’altra – ha osservato -. Massimo Trespidi-15Bisogna smontare il tabù dell’orario scolastico dalle 8 alle 13. Gli orari tra le scuole devono essere veramente diversi».  

Trespidi è insegnante al liceo Colombini, ma non ha risparmiato critiche al suo stesso “mondo”. «Bisogna modificare il contratto agli insegnanti e farli andare a scuola al pomeriggio. Se l’atteggiamento è quello di non cambiare mai, neanche di fronte alla pandemia... Non se ne esce. Io ad esempio ho dubbi anche per la riapertura a febbraio. Professionali e istituti tecnici vanno già al pomeriggio, sono i licei che mancano all’appello. Non serve una rivoluzione, bastava che il ministro dell’istruzione a settembre diminuisse il numero di ore di lezione per spalmare anche al pomeriggio le attività. Non più 30 ore settimanali, ma 25. E il numero di alunni per classe doveva essere 20 al massimo, non 30, con più locali a disposizione. Con la pandemia in corso devono mutare anche le abitudini consolidate».

«Ci volevano provvedimenti in un’altra direzione in città – ha lamentato Sergio Dagnino (5 Stelle) - almeno per gli studenti residenti qui. Come piste ciclabili per far arrivare i ragazzi a scuola a piedi o in bici in sicurezza per evitare l’utilizzo del bus». «Come fa l’autista a capire – è stata la domanda di Roberto Colla (Pc Oltre) - se si è superato l’80 per cento della capienza del bus?». «Ci sono fasce d’orario in cui girano vuoti – ha osservato Mauro Saccardi (Misto) - servirebbe una pianificazione diversa e una flotta moderna, non inquinante». Luigi Rabuffi (Pc in Comune) ha evidenziato l’assurdità del balletto di percentuali di capienza dei mezzi (dall’80% al 50%). Lorella Cappucciati (Lega) durante la seduta ha sottolineato la difficoltà del Governo centrale nella gestione del trasporto pubblico.

LOSI: «UN BUS DI CITTA’ AL 50% PRESENTA COMUNQUE ASSEMBRAMENTI»

Le segnalazioni di bus urbani ed extraurbani sono sempre fioccate in questi mesi, anche ai giornali. «Dobbiamo fare una riflessione su Gino Losi Tempi Agenzia71210213_10218323603194046_7173696558100119552_n-2questo – ha detto l’amministratore di Tempi, Losi -. Un bus urbano di grandi dimensioni ha 100 posti, quello piccolo ne ha 45. Portare la capienza a metà, significa avere una persona in due metri quadrati: la sensazione è comunque di assembramento. Con 22 posti su quello piccolo, è più che pieno. Ma fa fede l’omologazione del mezzo, quindi quella è la metà di 45. Quelli extraurbani almeno sono tutti posti a sedere, come quelli da turismo».

Erano necessari i bus privati? «Quando ci ha chiamato il prefetto – ha detto Losi - abbiamo detto che con orari diversi risolvevamo i problemi delle superiori senza bisogno di bus aggiuntivi. Riuscivamo a gestire il servizio con pochissimi mezzi se le scuole con più studenti – i licei da 800-900 alunni – avessero accolto la possibilità di cambiare drasticamente gli orari. Questo non è un problema solo di Piacenza, ma di tutta Italia. Se si “sfalcavano” gli orari, con accessi dalle 10 alle 4 del pomeriggio, si risolveva il tema trasporto pubblico». L’amministratore ha infine dichiarato che le linee bus verso il polo logistico e l’università Cattolica sono state potenziate.

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