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Giovedì, 11 Agosto 2022
Attualità

«Cambiare strategia nella gestione dell'acqua»

Crisi idrica, la lettera delle associazioni ambientaliste: «Affrontare il problema in modo diretto e pragmatico sia per quanto riguarda un uso più efficiente della risorsa, sia per assicurare acqua durante la lunga stagione secca»

«La grave crisi idrica in corso, senza dubbio conseguenza della epocale crisi climatica ed ecologica in atto, determina la modifica del regime delle piogge non solo come distribuzione ma anche come quantità ed intensità. Diventa quindi sempre più importante un approccio strutturale del problema, affrontando le cause e non inseguendo i sintomi, nella consapevolezza che questa situazione tenderà a peggiorare nei prossimi anni». È la lettera di Spinning Club Italia, Enalpesca Piacenza, Wilderness, Fipsas Piacenza, Comitato Terme e Val Trebbia, Lipu, Legambiente Piacenza, No Tube Piacenza, Amici del Nure e Italia Nostra, in merito alla gestione dell’acqua.

Riportiamo di seguito il testo integrale, inviato alla nostra redazione.

«Va fatta una operazione di estrema chiarezza in merito ad alcuni luoghi comuni, a nostro parere fuorvianti, relativi all'uso dell'acqua, sempre nell'ottica di arrivare a trovare le migliori soluzioni condivise per una gestione il più possibile a beneficio degli usi plurimi dell'acqua e dei suoi fruitori:

  • L'acqua che non si raccoglie viene sprecata. L'acqua che scorre nei fiumi ha il ruolo fondamentale di ricarica delle falde oltre che di mantenimento di importantissimi ecosistemi i cui benefici si estendono a tutto il bacino fluviale. Senza il flusso superficiale non si alimenta il sub alveo e quindi la tutta falda sotterranea, mettendo quindi a rischio la stessa acqua che beviamo oltre ai pozzi utilizzati dagli stessi agricoltori per irrigare.
  • Il minimo deflusso vitale è inutile perché i nostri fiumi vanno naturalmente in secca. I fiumi vanno in secca perché i prelievi idrici in generale, sia delle sorgenti per scopi idropotabili, sia irrigui, sono eccessivi. Una volta captate le sorgenti di quale acqua può alimentarsi il fiume? Il caso del Nure è emblematico. Una serie di derivazioni importanti per uso acquedottistico hanno di fatto messo in secca i suoi principali affluenti ed il Nure è, per la maggior parte della stagione irrigua, in totale secca. Lo stesso vale per il Po , la cui mancanza d'acqua è sotto gli occhi di tutti. Se vengono quasi totalmente derivati i principali affluenti per usi irrigui o acquedottistici cosa rimane della portata? Gli effetti sono la risalita del cuneo salino di 30 chilometri che mette in ginocchio tutta l'agricoltura e il sistema idrico della Romagna.
  • Il minimo deflusso vitale serve solo per i pesci. Il DMV è in realtà quella quantità minima di acqua che permette di mantenere vitale l'ambiente fluviale, compresi ovviamente i pesci, ma soprattutto garantisce l'alimentazione della falda idrica sotterranea. Per esempio in Trebbia la quantità di acqua che si infiltra fino ad alimentare le falde è circa di due metri cubi al secondo, pari circa alla portata estiva. Se si preleva anche una buona parte del DMV, come accade ogni anno con le deroghe, le falde acquifere vanno in sofferenza. Il rispetto del DMV su tutti i corsi d'acqua serve dunque a far arrivare l'acqua alla foce, alimentando in questo modo la portata stessa del Po.
  • La soluzione dei problemi è la diga. Le dighe e i grandi bacini, sono, tra tutte le possibili soluzioni del problema della carenza idrica, le peggiori oltre che le più complesse. Oltre ai tempi lunghi di costruzione, diversi anni, sono estremamente costose, hanno un impatto fortissimo sui sistemi idrografici (cronico deficit di sedimenti, con conseguente incisione degli alvei ed erosione costiera, che hanno determinato danni a ponti e opere di difesa), si riempiono di sedimenti ed ogni svaso crea danni enormi a tutto il corso del fiume, oltre ai rischi di incidenti per il territorio. Inoltre in caso di siccità la diga non riesce a riempirsi a sufficienza, e la fortissima evaporazione - 10.000 mc/anno per ogni ettaro di superficie dello specchio d’acqua - non la rendono risolutiva del problema siccità».

«In merito alle soluzioni serve dunque cambiare approccio, abbandonando ogni visione ideologica e affrontando le cause in modo diretto e pragmatico sia per quanto riguarda un uso più efficiente della risorsa, per ridurre le perdite di rete, sia le strategie più opportune per assicurare la necessaria disponibilità idrica durante la sempre più lunga stagione secca. Ridurre gli sprechi: Le perdite delle reti acquedottistiche superano mediamente, nel Nord Italia il 30%. Le perdite delle reti irrigue sono mediamente del 50% con punte fino al 70%. Riparare le falle, ridurre le perdite con metodi compatibili, interconnettere le reti è la prima necessità. Cambiare le modalità di distribuzione dell'acqua irrigua e limitare le perdite nei canali Passare dal sistema attuale in cui l'acqua scorre nei canali indipendentemente dal reale».

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