Lunedì, 20 Settembre 2021
Attualità Corte Brugnatella

Capuozzo a Marsaglia: «Quello afghano era un esercito di cartapesta»

Il popolare giornalista e storico inviato di guerra ospite in Alta Valtrebbia ha tracciato un suo ricordo dell’11 settembre e affrontato il delicato dramma afghano

Toni Capuozzo e Filippo Mulazzi (foto di GIAN FRANCESCO TIRAMANI)

Era a Marsaglia per presentare i due libri che ha pubblicato nei mesi scorsi, “Piccole Patrie” e “Lettere da un Paese chiuso”. Il primo dedicato ai tanti territori dei quali ha scritto nel corso della sua carriera e a cui è rimasto fortemente legato per sempre. Il secondo, una sorta di diario digitale che ha affidato ai social durante i terribili giorni del primo lockdown italiano. Ma, vista la quasi concomitanza con le celebrazioni per l’anniversario dell’11 settembre e la recente conquista di Kabul e di altre importanti città afghane, nel capoluogo dell'alta valle si è parlato soprattutto della più stringente attualità. Toni Capuozzo, giornalista, storico inviato di guerra del gruppo “Mediaset”, è stato ospite dell’associazione “Selvaticamente” e del Comune di Marsaglia. Nel paese dell’alta Valtrebbia, domenica 12 settembre, intervistato dal giornalista de “IlPiacenza.it” Filippo Mulazzi, Capuozzo ha parlato per oltre due ore in una piazza gremita.

«Quelle dell’11 settembre - ha esordito Capuozzo - sono immagini che non si sono cancellate dal nostro ricordo, sono scolpite nella memoria di ciascuno di noi. È un anniversario rotondo che segna un’epoca, quell’attentato ha provocato il ventennio successivo, con l’inevitabile risposta americana». Capuozzo ha ricordato l’impegno italiano in Afghanistan, dove purtroppo l’esercito afghano si è dimostrato «di cartapesta», molto legato ai sussidi: «Più che costruire una democrazia e la pace, l’Occidente ha distribuito dei “redditi di cittadinanza”. Venuti meno quelli, con il ritiro degli Usa, è crollato tutto e i talebani hanno avuto vita facile, in territori dove la prima arte è quella di “arrangiarsi”. Conoscevo famiglie che avevano due figli che collaboravano con l'Occidente e due figli pronte a sostenere i talebani». Nel lungo dibattito, si è parlato anche di giornalismo – quello italiano si è dimostrato scoperto sul fronte afghano al momento della crisi -, purtroppo vittima dei tagli del budget. «Più facile ed economico organizzare talk show di politici e opinionisti per una rete televisiva, piuttosto che mandare un inviato sul posto a verificare e vagliare cosa stia succedendo». Dalla sua idea di giornalismo - «sono uno che non riuscirebbe a stare al computer tutto il giorno a cucire lanci di agenzia, ma amo consumare le suole delle scarpe, andare a vedere di persona», si è passati ad alcuni ricordi di gioventù e alla sua terra, il Friuli Venezia Giulia, e al Covid, che nel 2020 è entrato prepotentemente nelle nostre vite. Al termine dell’incontro, Franca Oberti dell’associazione Selvaticamente, ha ringraziato Capuozzo per il suo lungo impegno giornalistico. Il sindaco Mauro Guarnieri e l’assessore Anna Mozzi hanno consegnato un omaggio al giornalista friulano, che ha fatto sapere di essere pronto per un documentario sull’ex Jugoslavia.

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