Caritas, a Piacenza calano gli immigrati e aumentano le persone sole

Le Caritas diocesane della Regione Emilia-Romagna pubblicano il nuovo rapporto sulle povertà: “Coraggio, alzati!”. I dati sono stati raccolti dai Centri di Ascolto Diocesani del territorio emiliano-romagnolo

La mensa della Caritas

Le Caritas diocesane della Regione Emilia - Romagna hanno pubblicato il nuovo rapporto sulle povertà: “Coraggio, alzati!”. I dati sono stati raccolti dai Centri di Ascolto Diocesani del territorio emiliano-romagnolo. Nel 2017 si è registrato un maggior numero di persone che in passato non si erano rivolte alle Caritas diocesane: a Piacenza i nuovi utenti sono il 21,8%, mentre i ritorni restano al 78,2%, con una prevalenza di uomini (59,43%) rispetto alle donne (40,57%). Negli ultimi tre anni le percentuali in relazione alle cittadinanze non rilevano scostamenti significativi. Si riscontra una forte diminuzioni di immigrati, passati da oltre 11.300 nel 2015 a poco più di 9.800 nel 2017, a conferma del fatto che la diminuzione numerica complessiva è correlata al calo dei cittadini stranieri: Piacenza si attesta intorno al 31,8% di italiani, con gli stranieri che si posizionano al 66%. I senza dimora nella nostra città sono il 31,8% della popolazione, mentre sono il 62,8% quelli con dimora, per un dato generale in costante aumento negli ultimi anni. Piacenza - si legge nel documento - "avverte un cambiamento nella tipologia dei bisogni: le persone che si rivolgono alla Caritas hanno situazioni più complesse che richiedono maggiore attenzione e accompagnamento, questo implica che è cambiato il modo di fare ascolto, si dedica più tempo a ciascun soggetto e quindi la leggera diminuzione delle persone è dovuta proprio a questo maggior prendersi cura di ciascuno".

Nella Caritas diocesana cittadina prevalgono persone e famiglie che vivono in un alloggio stabile, così suddiviso: proprietà 3,6%, affitto 41,14%, ente pubblico 12,5%. La situazione occupazionale di chi si rivolge alle Caritas non è cambiata: il 67,73% risulta disoccupato, il 15,68% occupato, il 4,5% pensionato, l’8,29% casalinga e il 3,1% da dividersi tra lavoro in nero, studenti e altro.

E’ emerso come i poveri di oggi non sono solo coloro che hanno perso il lavoro e non hanno beni economici sufficienti per sopravvivere: la povertà attuale è caratterizzata da una fragilità di relazioni, rapporti affettivi, familiari, amicali che vanno in frantumi e che lasciano la persona sola.

I dati presentati nel Rapporto riferimento alle sole persone incontrate nei 15 Centri di Ascolto diocesani, nell’anno 2017 e nel I semestre 2018. Si registra una diminuzione delle persone incontrate, da attribuire al calo degli immigrati e dal propagarsi di azioni e progetti nuovi messi in atto sia dalle Caritas diocesane che da quelle parrocchiali, oltre alla implementazione di alcune misure di sostegno al reddito.

La percentuale degli italiani resta stabile al 31%, ma si registra un aumento di uomini che hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni che faticano a trovare un’occupazione, sono ancora lontani dalla pensione e vivono in solitudine; diverse Caritas della regione hanno creato fondi per il lavoro o progetti specifici per l’orientamento e l’inserimento lavorativo. Un altro dato allarmante è l’aumento di richiedenti asilo: sono il 30,2% di tutti gli immigrati incontrati dalle Caritas diocesane nel 2017. L’ultima analisi è la crescita di immigrati che sono in Italia da oltre 20 anni e che ora si ritrovano in forte difficoltà; si rivolgono alla Caritas perchè hanno perso un lavoro e non riescono a ritrovarlo.

Le Caritas dell’Emilia Romagna presentano il rapporto regionale in occasione della “II Giornata mondiale dei poveri”, come contributo ad una migliore conoscenza di quanti, nei nostri territori, soffrono per indigenza e solitudine e come appello perché tutti ci mettiamo in ascolto del loro grido, rispondiamo con generosità e condivisione, promuovendo la loro liberazione.

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