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Il collezionista

La spiaggia sul Po e i campi della Farnesiana: «L’evoluzione di Piacenza in 4mila cartoline»

Un patrimonio di immagini della città lungo tutto il XX secolo, raccolto dal 70enne Salvatore Battini, ex tipografo e appassionato collezionista di un materiale turistico «destinato a sparire»

«Ci sono le suore e i preti, alcune delle tre “C” per cui è nota Piacenza». L’immagine è un istante di vita opaco in bianco e nero di via Roma, al tempo via Cavallotti, la data il 1907; sul retro le rassicurazioni e l’à bientôt diretti in Francia da una touriste qui di passaggio con i figli. Delle 4mila200 cartoline della collezione di Salvatore Battini, questa è la sua preferita: «Praticamente c’è tutto, una rappresentazione fedele della città». Nato nel 1952 a Capaccio, in provincia di Salerno, causa trasferta del padre ferroviere, Battini è tornato da bambino nel capoluogo d’origine della propria famiglia. Pensionato da 15 anni, «prima ho sempre fatto il tipografo», non si può dire che il gusto per la carta stampata l’abbia abbandonato. «Ero con mio figlio a San Lazzaro, ad una manifestazione dedicata a francobolli e monete e ho incontrato la postazione del circolo filatelico. Mi sono iscritto. Da lì, guardando in giro, ho visto su un banco una cartolina e ho pensato “Oh che bella mi piace”. Nel 1995 ho acquistato la prima, il soggetto era piazza Cavalli, il più ricorrente in assoluto».

                            Teatro filodrammatico editore D.G.P. Viaggiata 10 - 09 - 1918, foto Salvatore Battini (FILEminimizer)-2                               

Oggi migliaia di “saluti da Piacenza” nei più svariati formati sono raccolti in album e faldoni a cui ha dedicato un intero armadio della propria abitazione di Podenzano, e a partire dal 1898 - «anno della nascita della cartolina illustrata» - accompagnano e oltrepassano tutto il XX secolo. Una sorta di time-lapse urbano senza soluzione di continuità. Fatto di scoperte: «Qui si vede il Politeama senza parcheggio - spiega - con all’interno una platea per il cinema all’aperto. Ad esempio, non sapevo che Palazzo Mercanti (attuale sede del comune di Piacenza, nda) un tempo fosse il Teatro Filodrammatico». A ricordarlo, la didascalia di una cartolina viaggiata il 10 settembre 1918 (nella foto sopra): se sul fronte questa e le altre «raccontano l’evoluzione della città» riassume Battini, voltandola si ascoltano voci lontane. «Sono a Piacenza da ieri sera. Sto bene, senonché soffro un po’ di caldo e le fatiche dei viaggi in tradotta (convoglio ferroviario militare, nda). Siamo alloggiati in magazzini e purtroppo non puliti. Meno male che mancano tre giorni! Addio, a presto, ricevete intanto i più affettuosi baci. Giulio».

                                Spiaggia sul Po edizioni L.F.P. Viaggiata 21 - 05 - 1953, foto Salvatore Battini (FILEminimizer)-2

«Se uno non sa com'erano una volta le cose in città, può non accorgersi delle differenze - sottolinea Battini - io nelle cartoline più recenti ne ho notate molte; sono una testimonianza importante dei cambiamenti». Alcuni vistosi: le biciclette che sfilano al centro della carreggiata del ponte del Po e i bagnanti sulla spiaggia (1953, nella foto sopra), il panorama tutto campi del quartiere Farnesiana (1949), piazzale Roma con al centro una solo colonna, temporaneamente senza Lupa (nella gallery). Una parata di storia piacentina per immagini: «Qui si vede il molino demolito per la costruzione del grattacielo dei Mille» osserva, mentre passa in rassegna le tracce delle rotaie in via Taverna, il forte austriaco alle spalle di via Colombo, il vespasiano in piazza Duomo, viale Risorgimento senza il palazzo dell’Asl e un piazzale Torino che «visto così, quasi non lo si riconosce» (nella foto sotto).

                                 Piazzale Torino ed. P.A.P. TURISMO, foto Salvatore Battini (FILEminimizer)-2

Perché collezionarle? «Non so, scatta qualcosa, poi cerchi di sapere da dove arrivano, dove le vendono, si trovano soprattutto sui mercatini. Io sono partito con la città, adesso prendo su anche qualcosa della provincia». Prodotti turistici ormai caduti in disuso - «sono destinate a sparire» commenta – e che ora si offrono come documento e molteplice risorsa di vissuto locale. In parte approdate in una pubblicazione a cura del circolo filatelico, in parte postate nel gruppo Facebook “Cartoline di una volta di Piacenza e provincia”, Battini, oltre che ricercarle e guardarle, ama anche condividerle e divulgarle. «Ci sto pensando ad una mostra, prima o poi la faremo».

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