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Un collage che ritrae gli operatori della casa di riposo Domus Mariae

Un collage che ritrae gli operatori della casa di riposo Domus Mariae

«Abbiamo dato il massimo per curare e assistere i nostri anziani ospiti: siamo diventati una famiglia»

La testimonianza della coordinatrice infermieristica della casa di riposo Domus Mariae di Castelnovo Valtdione

Riceviamo e pubblichiamo una lettera che Elisabetta Guglielmetti, coordinatrice infermieristica della casa di riposo Domus Mariae di Castelnuovo Valtidone, ha inviato alla nostra redazione per testimoniare come il personale della struttura abbia lavorato strenuamente nel periodo di emergenza sanitaria da Coronavirus per prestare la migliore assistenza agli ospiti.

«Dal 22 febbraio la nostra struttura ha chiuso i cancelli ai parenti per salvaguardare la salute dei nostri ospiti. Il periodo più lungo e più intenso che abbiamo mai vissuto. È successo di tutto. Chi si è licenziato, chi si è ammalato, chi non ha mollato ed ha lavorato con turni senza riposi. L'equipe della Domus Mariae ha continuato per mesi a prestare assistenza ai suoi ospiti, con poco personale. Ben consci dei problemi sul territorio, tutti gli operatori hanno dato il massimo, per curare gli ospiti in struttura con i mezzi che avevano, procurandosi ciò di cui avevano bisogno e seguendo le linee regionali. In questo periodo medici dell'Ausl ci hanno aiutato e sostenuto. Come il dottor Luigi Cavanna che, oltre a visitare i nostri ospiti, si è presentato un sabato mattina con farmaci per noi indispensabili; la dottoressa Costa, che dalla farmacia ospedaliera ci ha aiutato; la dottoressa Garavaldi della pneumologia, che ha attivato in modo rapido le procedure per poter erogare ossigeno ai nostri ospiti; la dottoressa Vedovelli, che non ci ha fatto mancare i Dpi. I fornitori hanno continuato a consegnarci materiale anche se con difficoltà».

«L'equipe è allargata dalle nostre famiglie che ci hanno supportato, sopportato e soprattutto si sono rese disponibili e si sono trovate ad aiutarci facendo da fattorini, meccanici e in alcuni casi anche da tassisti.
I dirigenti e i coordinatori della struttura, utilizzando tutti i mezzi possibili, hanno ordinato, domandato e ottenuto tutto ciò che serviva ai nostri ospiti, e hanno mantenuto contatti con i parenti per evitare che la distanza con i propri cari non arrecasse loro disagio. Gli infermieri e gli Oss si sono trovati a lavorare come in un reparto ospedaliero trovando il tempo per intrattenere gli ospiti, per evitare che la malinconia prevalesse. Le cuoche hanno variato il più possibile i menù per rallegrare anche a tavola i nostri ospiti. Le ragazze delle pulizie e della lavanderia hanno intensificato il loro lavoro e spesso si sono trovate ad aiutare oss e infermiere. Il manutentore ci ha permesso di non interrompere nessuna attività». 
 
«Infine, ma non per ultimo, parliamo del dottor Stefano Cella che è stato sempre presente non solo per gli ospiti, ma anche per tutti gli operatori: ci ha sostenuto e supportato soprattutto nei momenti di sconforto. Si è preoccupato di contattare gli enti preposti e studiare insieme allo staff i protocolli da seguire. Nessuno dell'equipe si è mai sentito solo e nei momenti di sconforto ha trovato colleghi che sono stati come una famiglia... pronti a sostenerti. Una struttura piccola come la nostra ha potuto scoprire quanto può essere famiglia un equipe. Non siamo eroi, facciamo solo il nostro lavoro con tanta tanta passione».

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