Casa per detenuti a Cadeo, molti favorevoli. Il comitato del "no": «Già bersagliati da criminalità organizzata»

Il progetto della Caritas Diocesana di Piacenza e Bobbio per l’apertura di un carcere alternativo in una casina tra Cadeo e Carpaneto, è stato analizzato dal comitato “Sicurezza e Territorio” e presentato alla cittadinanza

La struttura che ospiterà il carcere per le pene alternative di Caritas

Il progetto della Caritas Diocesana di Piacenza e Bobbio per l’apertura di un carcere alternativo in una casina tra Cadeo e Carpaneto, è stato analizzato dal comitato “Sicurezza e Territorio” e presentato alla cittadinanza nel corso di una serata pubblica in Municipio. La platea era frammentata da pareri contrari e favorevoli, tra i quali il sindaco Bricconi. Pareri contrari perché, secondo gli elementi di criticità individuati dal comitato, «mette a serio rischio il rispetto della legalità in un territorio già notevolmente bersagliato da criminalità sia diffusa che organizzata». «La cittadinanza si è confrontata, a tratti anche animatamente – fanno sapere -, su un argomento di grande importanza per il futuro assetto e rispetto della legalità nel territorio interessato. Il dibattito si è incentrato sull’analisi del documento che descrive il progetto del carcere alternativo». Era stata invitata a partecipare anche Caritas, i cui rappresentati non sono riusciti a presenziare. Il Comitato “Sicurezza e Territorio” ha dato appuntamento ai partecipanti al prossimo evento relativo al progetto del carcere alternativo al quale parteciperanno alcuni relatori esterni al fine di approfondire ulteriormente l'argomento.

«Quello che prenderà vita a Cadeo è un progetto serio, un prendersi a cuore le persone che hanno sbagliato ma vogliono riprendersi in mano la vita – aveva spiegato Francesco Argirò di Caritas Diocesana, a fine luglio nel corso di un incontro con la Giunta -. Giustamente il sistema carcerario sancisce la pena ma si occupa anche del recupero. Chi sarà ospitato nella Casa non sarà uscito perche deciso da Caritas ma da un magistrato di sorveglianza, secondo tutti i vincoli di legge previsti. Non saranno persone che hanno compiuto delitti ma persone che hanno bisogno di una seconda chance». «Sarà un accompagnare per vivere meglio – aveva sottolineato Mario Idda, direttore della Caritas diocesana -. Queste persone vivendo un'esperienza di accompagnamento potranno vivere un'occasione di svolta delle loro vite. Per ogni persona che reinseriremo nel contesto sociale vi sarà una in meno che rischierà di ripetere lo stesso errore».

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