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Case, masserizie, abbigliamento e situazioni di vita: com'erano i villaggi nel '500

Avvincente e ben documentata ricostruzione di Pier Luigi Carini al Castello di Gambaro dedicata all'Alta Valnure e Valdaveto

Alla rilevanza dell’estate culturale del capoluogo dell’alta Valnure, della quale abbiamo riferito in precedenti articoli, hanno contribuito anche i coniugi Clara Mezzadri e Valentino Alberoni che, nel Castello Malaspina di Gambaro, hanno organizzato un trittico di conversazioni storico e letterarie, concluso con la conversazione dall’appassionato e competente studioso di storia locale Pier Luigi Carini. Argomento trattato “Civiltà materiale, oggetti e abbigliamento nei 004-5-2villaggi dell'alta val Nure in epoca Farnesiana”.

Nella sua ricerca l'autore si è basato sugli Estimi farnesiani (accuratissima indagine a scopo fiscale del 1576) per la descrizione degli edifici, sugli inventari redatti da notai in caso di morte ed eredità, o a tutela dei minori superstiti per gli oggetti presenti nelle case. Per l'abbigliamento sono utilissime le descrizioni e valutazioni delle doti portate dalle spose come beni personali. I documenti notarili sono numerosi in caso siano presenti molti beni e il soggetto defunto o la sposa abbiano ricche sostanze; si fanno più rari quando i beni sono scarsi.

In tanti villaggi della Val Nure -Val d'Aveto ferrierese – ha evidenziato Carini accompagnando la conversazione con efficaci immagini - sono ancora presenti le “case-torri”: espressione di famiglie potenti presenti sul territorio. Si sviluppano dalla sala (casa in pietra) longobarda, di solito di mt 8x8 o 10x10; in genere presentano quattro piani sovrapposti, con la porta di accesso al primo piano per motivi di difesa. A volte il modulo base è raddoppiato accostando due “sale”. Prendono il nome di caminate se sia presente un camino all'interno.Porta - finestra-2

Le cascine erano sempre coperte di paglia, mentre le case delle famiglie benestanti di ciappe. Ingegnosi i sistemi di chiusura delle porte, poche e piccolissime le finestre chiuse se mai da tela cerata. Il focolare era sul pavimento, il fumo usciva dalle fessure del tetto. Spesso c'era una sola stanza, dove si cucinava e si dormiva, a volte i due ambienti erano distinti. Pochi gli oggetti presenti: fondamentale la cassa per contenere i cereali e l'asse per fare il pane, poi altre casse per contenere abiti e oggetti. Il tavolo per il desco non esisteva in genere, se mai c'erano cavalletti con assi asportabili. L'avvento del tavolo attorno a cui mangiare insieme porterà nel tempo importanti risvolti sociali.

Molto importante dal punto di vista economico era il letto, non per la parte lignea, ma per il corredo di materassi (in piume d'oca), lenzuola e coperte; ma per molti il letto era un sacco pieno di fieno. Poche le pentole e gli attrezzi di cucina e per fare il formaggio. Importante era la catena per il fuoco cui appendere la pentola. Il relatore ha rilevato la differenza enorme per presenza di mobili, oggetti e riserve di commestibili tra la casa del notaio Malchiodi di Brugneto e la poverissima casa di alcune persone comuni.

L'acqua era conservata in un secchio di legno con cerchi di ferro. In tutte le case c'erano pochi attrezzi per lavorare la terra: zappe, falci, scuri, ma non vanghe e seghe. Per quanto riguarda l'abbigliamento femminile non è sempre facile trovare l'esatta corrispondenza tra vocabolo di allora e l'indumento, c'erano sempre camicia, veste, velo, scuffie e scossali. Il quadro delineato da Carini è di una vita semplice, molto dura, in condizioni ambientali e sociali severe. Molto numeroso il pubblico, che ha posto numerose domande e condiviso varie considerazioni.

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