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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Concluso l'iter / Vigolzone

Cava di Albarola, il comitato: «Vigileremo»

Il disappunto del comitato dopo il via libera alla concessione alla Buzzi Unicem

Dopo l’ok della Conferenza dei Servizi alla concessione trentennale alla Buzzi Unicem della cava di Albarola, il comitato di cittadini e di attività esprime il proprio disappunto per la conclusione dell’iter.

«Quando il nostro comitato fece un esposto urgente sull’inizio di abbattimento del bosco situato sulla cima del monte Bagnolo, la risposta, con verifica sul posto dei funzionari regionali preposti al controllo fu rapida e perentoria. Non si negò l’abbattimento ma si sostenne che era nei limiti assegnati dalla vecchia concessione e che quindi era tutto in regola perchè non si andava oltre.

Oggi dopo due anni di piani, revisioni varie e 2 conferenze dei servizi veniamo a sapere che il 20 Luglio 2022 è stato chiesto un parere ufficiale al Settore Aree Protette, Foreste e Sviluppo Aree Montane, Aree Biodiversità della Regione in merito all’abbattimento del bosco sul Monte Bagnolo.

Il responsabile del settore ha dato parere positivo all’abbattimento ma ha ricordato che in base alla delibera della Giusta regionale 549 del 2012 dovevano essere ricalcolati gli oneri e le azioni di compensazione che hanno portato il nuovo piano di recupero ambientale a prevedere una piantumazione boschiva su 20 ettari per un costo complessivo di oltre 4 milioni di euro che saranno garantiti da una fideiussione di pari importo. Tutto ciò fermo restando il parere positivo dell’ente delegato in materia forestale. Questo l’iter per poter abbattere un bosco, che ai tempi del nostro ricorso non ci è parso essere stato avviato “perchè dentro i limiti della concessione già rilasciata”. Dunque il nostro ricorso non era poi campato in aria, era stato avviato l’abbattimento del bosco senza alcuna autorizzazione in modo molto sbrigativo».

«LA TEMPISTICA»

«Ci ha colpito anche la tempistica, richiesta di parere del 20 Luglio, pubblicazione degli esiti il 21 Novembre, Pubbicazione del contropiano Buzzi Unicem il 31 Novembre e ultima Conferenza dei Servizi il 4 Dicembre con autorizzazione concessa.  Poi dicono che il male dell’Italia è la burocrazia! In questo caso tutti sapevano già tutto in tempi record».

«MODIFICHE FINALI AL RECUPERO AMBIENTALE»

«L’ampliamento dell’area di recupero, il cronoprogramma delle piantumazioni (che verificheremo) e la fideiussione sono elementi positivi. Non ci è dato sapere se i 20 ettari si intendano lineari in zona Albarola o cumulativi con il recupero parziale delle cave di Canova e Breno ma in ogni caso vigileremo perchè non vengano presentate aree di sterpaglie spontanee come frutto di un mirabile recupero paesaggistico».

«E I CONTROLLI SULL’ARIA CHE RESPIREREMO?»

Detto questo restiamo profondamente colpiti dal black out sul mancato controllo della qualità dell’aria pur in presenza di milioni di tonnellate di Co2 che verranno rilasciate nell’atmosfera dalle attività di cantiere e valori di PM10 che cresceranno ben al di là della normale attività della Cava di Albarola visto anche il traffico incessante fra Canova e Albarola. L’Arpae gestisce in Emilia Romagna 47 centraline fisse per la rilevazione della qualità dell’aria delle quali 5 nel territorio di Piacenza dunque è superfluo far rilevare che è l’unico modo per avere dati certi su base temporale affidabile. Lo sanno tutti. Ma per il nostro territorio, a fronte di un piano di scavi con pochi precedenti in Italia, dove è già presente anche la cava della Cementirossi con trasporti sempre via camion è stata accettata (a meno di cambiamenti) una proposta di istallazione per 2 settimane all’anno di una centralina di rilevazione delle PM10. Per la Co2 si baseranno su dati “bibliografici” per vedere se va tutto bene. Siamo al sonno della ragione, evidentemente gli abitanti del luogo contano come i caprioli, cinghiali e civette del Monte Bagnolo, siamo sacrificabili oppure possiamo spostarci. E tutto questo in una regione con un PIano Aria che regola l’accensione dei riscaldamenti con bio masse (caminetti e stufe a legna e pellet) mentre il cantiere in zona può liberare ciò che vuole nell’aria. Ma chi deve tutelare la salute dei cittadini? La Regione, La Provincia, il Comune, l’Ausl? Per le colline abbiamo visto che spianarne una per scavare a 40 metri di profondità poco importa, tanto pianteranno nuovi alberi. Ma la nostra salute non ricresce come gli alberi.

Abbiamo l’impressione di essere stati lasciati da soli visto anche come è finita con le verifiche sul Ponte che viene utilizzato da centinaia di camion quotidianamente, al Comune di Ponte dell’Olio è stato risposto che è competenza di Anas e Provincia, non spetta certo a Buzzi Unicem, anche se senza il ponte o con forti limitazioni al traffico, magari sui 30 quintali, i camion con la marna non potrebbero passare. Il massimo ottenuto pare sia una rotatoria all’imbocco della strada per Carpaneto (da fare nel 2026, tanto non c’è fretta)».

«IL NOSTRO IMPEGNO FUTURO»

«Per conto nostro non finisce certo qui, faremo girare immagini e video del devastante cantiere chiedendo conto a tutti gli attori di questa vicenda se era ciò che avevano immaginato quando parlavano di tutela dell’ambiente e del paesaggio. E faremo controlli sul recupero ambientale sollecitando le istituzioni regionali preposte a questo tipo di attività chiedendo conto dei risultati perchè non siano relazioni di poche righe confinate nei cassetti per trent’anni come avvenuto nella concessione ventennale precedente finita con nessuna verifica se fosse stato risanato qualche ambiente».

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