Venerdì, 14 Maggio 2021
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Cent'anni di Università Cattolica, il presidente Mattarella: «Si continui a dare credito ai giovani»

Martedì 13 aprile si è tenuta la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021 che apre le celebrazioni del Centenario della fondazione dell'ateneo

Un momento della cerimonia

«Siamo in un’aula deserta, costretti a proteggerci, ma non abbiamo ragione di sentirci soli, perché questi spazi sono colmi della partecipazione e dell’affetto di quanti ci seguono a distanza e del lascito intellettuale e morale di tutti coloro che hanno reso vivo questo luogo nel corso della storia dell’Ateneo». Con queste parole il Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli, ha iniziato il discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2020/2021 a Milano, aprendo così ufficialmente le celebrazioni del centesimo anno di fondazione dell’Ateneo. La cerimonia, trasmessa on line in diretta streaming sul sito d’Ateneo www.unicatt.it e sui canali social istituzionali @Unicatt, si è tenuta martedì 13 aprile alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in collegamento dal Palazzo del Quirinale, ha assistito all’evento e ha rivolto un saluto alla comunità accademica, ringraziando per l’invito.

Rettore Anelli Inaugurazione cattolica 2021-2A fare da sfondo le singolari circostanze dovute alla pandemia «delle quali evidentemente non si può tacere», ha detto il Rettore Anelli, e che «ci impongono una riflessione in cui convergono contingenza e prospettiva storica». Anche il Presidente Mattarella ha fatto riferimento alla particolare situazione che stiamo attraversando e che «condiziona fortemente lo svolgimento degli incontri» ma che «consente di mantenere inalterato il significato e tutto il valore di questo momento straordinario dell’Università Cattolica». Infatti, ha proseguito il Presidente della Repubblica, «cento anni rappresentano un motivo di ricorrenza di grande importanza, non per il lungo tempo trascorso, ma per gli eccellenti risultati conseguiti durante questo tempo. Da quando è sorta, anche grazie alla volontà di grandi figure come Giuseppe Toniolo, padre Agostino Gemelli, Armida Barelli, Lodovico Necchi, monsignor Francesco Olgiati, Ernesto Lombardo, «il contributo che l’Università Cattolica ha recato e continua a recare all’Italia, per la sua vita e la sua crescita, è stato di grande rilievo e si è espresso nei tanti momenti che il nostro Paese ha attraversato», ha rimarcato il Presidente della Repubblica.

Del resto, ha aggiunto il rettore Anelli, «le università esistono per questo, per dare un futuro ai giovani attraverso la conoscenza e così assicurare la continuità di una civiltà. E sono nate dalle crisi, per questo non dobbiamo temere della loro capacità di superarle». Lo testimonia la storia stessa dell’Ateneo che «ha attraversato il ’900 e tutti i suoi rivolgimenti, affrontato i momenti difficili e contribuito con passione a quelli di crescita. È risorta dalle macerie della guerra; ha partecipato alla costruzione della coscienza dell’Italia repubblicana, con un’importante presenza di propri laureati e docenti all’Assemblea costituente e poi in posizioni di responsabilità politica e istituzionale; ha vissuto il rinnovamento del Concilio Vaticano II e la trasformazione delle università conseguente alla contestazione giovanile; ha insomma accompagnato l’evoluzione della società italiana, sempre restando testimone dei propri valori, salda nel riferimento trascendente, vigile custode della propria indipendenza».

Presidente Mattarella intervento - Ufficio stampa Presidenza della Repubblica-2Il rettore Anelli ha pertanto ribadito la missione educativa che da sempre contraddistingue l’Ateneo, confermata dagli oltre 300 mila laureati e diplomati dalla fondazione. «Offrire opportunità educative – e offrirle a tutti, come questo Ateneo ha sempre fatto sforzandosi di sostenere gli studenti non abbienti – significa attuare l’articolo 3 della Costituzione integralmente, in entrambi i suoi commi; ossia assicurare “pari dignità sociale” non solo in termini di statica razionalità di trattamento normativo, ma anche favorendo le condizioni per la partecipazione di ciascuno alla vita sociale». Ecco perché, ha affermato il Rettore Anelli, gli studenti «ci assegnano tacitamente ma chiaramente un compito: fare in modo che l’università, pur impadronitasi delle tecnologie, rimanga anche in futuro un luogo, nel quale le persone si incontrano e crescono insieme. A loro, e ai ragazzi che oggi stanno vivendo la scuola tra le pareti domestiche e che presto varcheranno le porte delle università, dobbiamo risposte».

Pertanto, ha chiarito il rettore, «onorare il nostro passato non si esaurisce nel celebrarlo o nel rispettare le tradizioni: ci viene richiesto – e lo faremo – di dimostrare la stessa misura di audacia, passione e originalità di pensiero che sono stati necessari per concepire l’idea stessa di questa Università e poi per realizzarla». Perché «questo primo secolo non è storia passata: è una “fabbrica” perennemente operosa, come un’antica cattedrale, che consegniamo a tutti coloro che scriveranno le prossime pagine della vita dell’Ateneo». Nel suo saluto come Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Ateneo, l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, si è soffermato sull’«evoluzione impressionante» della Cattolica in questi cento anni di storia, suggerendo anche che «è importante che sia inquieta». Un’espressione che «indica quell’atteggiamento tipico del cristiano che è cittadino del mondo e quindi si inserisce con simpatia ed efficienza nella vita ordinaria, ma insieme è pellegrino sulla terra e ha criteri di giudizio che fanno riferimento a una sapienza più alta e a uno stile di vita coerente».

Il termine inquietudine è stato ripreso nuovamente dal presidente Mattarella, nel suo intervento: «Questa inquietudine, questa condizione di sentirsi cittadini del mondo, ma al contempo pellegrini al suo interno, è in realtà comune a tutti, qualunque siano le convinzioni che vi vengono professate». Essa «in fondo riflette quel senso di incompiutezza che accompagna la condizione umana», e che «induce costantemente a pensare oltre, a cercare costantemente nuove esperienze e nuove conoscenze da parte di chi avverte questo senso e questa sollecitazione». Un «senso di non appagamento» che in realtà è alla base di ogni sforzo di ricerca scientifica ed è il carattere «che rende attrattivi gli atenei e preziosa la loro azione nel nostro Paese», un’azione fondamentale per il presente e per il futuro. Così, richiamando le parole di padre Gemelli - di cui il presidente Sergio Mattarella ha elogiato «la visione e la grande e inarrestabile forza realizzatrice» - occorre dare «credito ai giovani, a quei giovani che nel succedersi delle generazioni mantengono sempre giovane un ateneo quale che sia la sua anzianità di fondazione».

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