Cives e gli scenari globali, rimettere l’uomo al centro e governare le crisi

Consegna dei diplomi alla Cattolica, dibattito con le deputate De Micheli, Murelli e il giornalista Visconti. Tante diseguaglianze generate dalla globalizzazione, ma gli strumenti per reagire ci sono e le società democratiche devono gestire i cambiamenti

“Balliamo sul mondo”, un mondo sempre più globale e interconnesso dove, però, manca l’armonia. Discrepanze generate da una mancata redistribuzione della ricchezza, da diritti umani ignorati, da guerre dimenticate, da un’economia che genera poveri e condizioni di vita al limite, senza garantire sanità, istruzione, sviluppo. Situazioni che portano ad emigrazioni di massa verso i continenti più sviluppati e che generano tensioni.

Si è conclusa con la consegna dei diplomi ai partecipanti, tra cui alcuni studenti del Colombini e della Cattolica, e con un dibattito la 17ª edizione di Cives, il corso di formazione della Diocesi e della sede piacentina della Cattolica. Al tavolo tre ospiti invitati dal professor Paolo Rizzi, responsabile del Laboratorio di Economia Locale della Cattolica: le deputate Paola De Micheli (Pd), Elena Murelli (Lega) e il direttore del quotidiano Libertà, Pietro Visconti.

Tanti i temi trattati su cui sono state svolte ricerche: Piacenza dovrebbe promuovere meglio i propri prodotti e portarli sui mercati mondiali, il libero mercato non avvia scambi e si mettono i dazi così che il 10% della popolazione detiene il 90% delle ricchezze, le grandi crisi dei Paesi dominanti economicamente come Usa e Cina, l’immigrazione - con una interessante ricerca del Colombini - l’economia globale, i diritti umani, le guerre.

Murelli ha sottolineato come debba cambiare il rapporto dell’uomo con il lavoro, una delle sfide del futuro, e lo ha fatto citando i principi che garantiscono una globalizzazione più umana: il diritto di avere una paga giusta, un lavoro salubre e il diritto di associarsi. Principi dettati dal rettore della Brown University, la più antica università privata americana. Ma la deputata leghista ha anche ricordato l’importanza dell’ecologia integrale “inventata” da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì: integrare i sistemi naturali con quelli sociali, utilizzando il dialogo. Come scrive il Papa, non ci sono due crisi (natura e società), ma una sola socio-ambientale. E si deve partire dal rispetto dell’uomo per risolvere i problemi.

Murelli ha anche sottolineato l’importanza di una formazione sempre più aggiornata per competere, come avviene all’estero, e sempre più collegata al mondo del lavoro, un aspetto questo di cui l’Italia sconta un perenne ritardo tranne alcune eccezioni.

Visconti ha ricordato che è importante non semplificare, come avviene oggi, e che ha apprezzato il lavoro fatto per cercare di capire la complessità. I giornali, come i politici, non devono cercare solo ciò che piace alla gente ma cercare di spiegare la realtà. A cosa servono tanti sondaggi? E distinguere tra ricchi e poveri dà una foto completa della realtà? IL direttore ha notato che l’immigrazione a Piacenza è migliore di tante altre città e qui ci sono tanti stranieri che lavorano e che vengono accettati.

De Micheli ha detto che «la grande crisi globale ha avuto un impatto sulle vite di tutti noi e soprattutto sulle fasce più povere della popolazione». La globalizzazione ha provocato tante diseguaglianze che hanno portato all’immigrazione. I governi devono imparare a gestire l’innovazione e in futuro i processi legati alla robotica. Anche De Micheli ha puntato sull’uomo che deve essere rimesso al centro, altrimenti le società democratiche non sapranno reagire.

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Intanto, sul fronte immigrazione si scopre che a Piacenza gli studenti non temono gli immigrati. I ragazzi del Colombini hanno chiesto a 368 loro compagni di scuola che impressione avessero dell’immigrazione. Ne è uscito un quadro a sorpresa: il 53% pensa che gli immigrati siano un problema e insieme un’opportunità. Il 21% ha optato per il problema, mentre il 10 non ha alcuna paura. E il 56% ritiene che arricchiscano la vita culturale. Anche qui, solo il 21% crede che rubino il lavoro agli italiani.

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