“Compagni di viaggio”, un libro ricorda i sei sacerdoti piacentini scomparsi

La pubblicazione è dedicata ai sei sacerdoti venuti a mancare per mano del Coronavirus: don Giovanni e don Mario Boselli, don Giorgio Bosini, don Paolo Camminati, don Giuseppe Castelli e don Giovanni Cordani

È fresco di stampa il libro “Compagni di viaggio”, edito da “Il Duomo”, dedicato ai sei sacerdoti piacentini venuti a mancare in questo tempo segnato dal Coronavirus: don Giovanni e don Mario Boselli, don Giorgio Bosini, don Paolo Camminati, don Giuseppe Castelli e don Giovanni Cordani. L’opera ne ripropone le storie di vita perché siano ancora oggi un “lievito” che accompagna il cammino di chi li ha incontrati. Il libro, 160 pagine con l’introduzione del vescovo monsignor Gianni Ambrosio, è stato scritto da don Davide Maloberti, Itala Compagni Di Viaggio-2Orlando, Barbara Sartori e Federico Tanzi, tutte firme de “Il Nuovo Giornale”, il settimanale edito dalla Diocesi di Piacenza-Bobbio. Il libro è disponibile alla Libreria Berti di via Legnano a Piacenza e nelle parrocchie e realtà di riferimento dei diversi sacerdoti.

DON GIOVANNI E DON MARIO BOSELLI

Erano gemelli ma per nulla uguali. Volitivo, con il gusto dell’amicizia, scherzoso e pratico don Mario Boselli; uomo di preghiera, incline al silenzio ma anche un vulcano di attività, don Giovanni. La vita li ha uniti nella nascita il 18 luglio 1932. Sono morti a pochi giorni di distanza, esattamente il 9 e il 14 marzo. Troppo pochi per essere una coincidenza. Il loro servizio sacerdotale è stato segnato dal grande legame con Maria della famiglia che li ha generati sulle montagne di Filippazzi di Perino in val Trebbia. Nel ‘57 muore prematuramente in seguito a un indicente stradale il fratello Giuseppe, anch’egli sacerdote. Don Giovanni, quando giunge al santuario della Madonna del Pilastro nel ’67, ne fa la missione della sua vita: stare accanto alle famiglie che hanno perso i loro cari sulla strada e far crescere in tutti il senso di responsabilità. Don Mario, prima curato a Fiorenzuola e poi parroco a San Pietro in Cerro e ad Agazzano, assume le redini della Caritas diocesana ai suoi inizi nel ’72 e guida per parecchi anni l’Ufficio tecnico della Curia vescovile. È grande il suo legame con il santuario mariano del Pilastrello.

DON GIORGIO BOSINI

Ordinato sacerdote nel 1965, don Giorgio Bosini è stato al servizio della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, assistente diocesano dell’A.C.R, insegnante di religione, direttore e poi presidente dell’Istituto Madonna della Bomba, condirettore della Caritas, attivo nello Svep, cappellano delle Figlie di Sant’Anna ed economo della diocesi. Negli anni ’80 il vescovo Manfredini gli affida il mandato di occuparsi dell’emergenza droga a Piacenza: don Giorgio con un gruppo di uomini e donne interessati al tema, per professione e sensibilità sociale, dà vita all’associazione La Ricerca, che da quarant’anni si occupa di giovani e famiglie. Storie di inizi quelle di don Giorgio, storie orientate alla ricerca del bene, con la fiducia che per tutti c’è possibilità di riscatto, nonostante la fragilità. Sapeva di non poter fare il “prete normale” come avrebbe voluto sua mamma, perché sentiva la chiamata a stare dove c’è bisogno di speranza e solidarietà.

DON PAOLO CAMMINATI

“Tutte le immagini portano scritto: più in là!”. Lo scriveva Montale in una delle sue poesie più note, lo viveva don Paolo Camminati nel suo ministero. Mente aperta, asticella puntata in alto, piedi piantati per terra, capace di assaporare il bello nell’arte come in un paesaggio di montagna, di fermarsi ad ascoltare una povertà non necessariamente esplicitata, di accettare il dialogo con tutti, dicendo le cose come stanno. “Paolo di San Paolo” - così si era presentato al campo dell’Ac a Veano da adolescente - cresce all’ombra del campanile di via Torta. La famiglia è la prima palestra di relazioni e di educazione alla fede, con papà Giorgio, mamma Carmen, i fratelli Elena e Andrea. In parrocchia e in associazione fa esperienza di un cristianesimo vivo, incarnato. Il lavoro, il rugby, gli amici, la ragazza: non manca nulla alla sua vita. “Ma a un certo momento mi sono chiesto: è questa la mia strada?”: è lui stesso a raccontarlo a “Il Nuovo Giornale” alla vigilia dell’ordinazione, il 25 maggio 1996. Ha 29 anni. Fondamentale nella sua ricerca i venti mesi alla “comunità obiettori” della Caritas. Vicario parrocchiale in San Giuseppe Operaio, responsabile diocesano e regionale della Pastorale giovanile, parroco a Villò, assistente dell’Ac, dal 2013 era in Nostra Signora di Lourdes. Dal suo ascolto della realtà, dentro un percorso di confronto con la comunità ricercato e voluto, nascerà nell’ex canonica di via Damiani la sua “opera-segno”: la casa per i lavoratori precari.

DON GIUSEPPE CASTELLI

Fin da piccolo, con i suoi inconfondibili capelli rossi, lo muoveva il desiderio di avventura. Lo affascinava il mondo della fede, nel suo paese di Piozzano. Giuseppe Castelli nasce il 20 febbraio 1935. Diventa prete il 23 maggio 1959. La sua prima destinazione è il Belvedere a fianco di don Antonio Tagliaferri, nella periferia sud di Piacenza. Sono tempi pionieristici per quella comunità. Don Giuseppe impara la fiducia nella Provvidenza ed è catturato dal clima di quegli anni sulla scia del Concilio che vede nelle diocesi i primi grandi impulsi missionari. Con don Pietro Callegari è il primo sacerdote piacentino che parte per la missione in Sud America. Nella sua vita sarà più volte l’uomo della “prima ora”, come quando nel ’75 al rientro dal Brasile il vescovo Manfredini lo manda a occuparsi della nascente parrocchia della Besurica. O come quando negli anni ’80 si appassiona alla realtà di Medjugorie dove porterà centinaia, forse migliaia di persone alla ricerca di Dio.

DON GIOVANNI CORDANI

“Spesso si discuteva, ci si accapigliava: poi arrivava lui. Una battuta, una parola e tutto si risolveva. Era la sua forza, teneva insieme le cose e persone”. Nelle parole del biblista milanese don Matteo Crimella si può racchiudere la cifra umana e pastorale di don Giovanni Cordani, sacerdote piacentino morto a 82 anni. Nato nel 1937 a Groppo Ducale, la sua vita da uomo di Dio si è divisa tra l’impegno in parrocchia e quello a scuola. Ordinato sacerdote nel 1962, dopo un decennio tra Piacenza e provincia, nel 1973 - grazie ad un accordo tra diocesi - si trasferì a San Donato Milanese dove è stato anche insegnante di religione e lettere e direttore di un istituto professionale. Dal 2002 fino alla morte ha guidato la parrocchia di Sant’Agata a Rivergaro. Amante dei viaggi e del cinema, durante la sua vita si è fatto apprezzare per la grande cultura, mai ostentata, le idee innovative e un marcato spirito pratico. Nelle tante persone che lo hanno conosciuto rimane impresso il segno della sua testimonianza: quella di chi usa il privilegio della fede per non smettere mai di interrogarsi.

IL VESCOVO AMBROSIO: «PARTE DEL GRANDE MOSAICO CHE È LA COMUNITÀ CRISTIANA»

«Il ripercorrere le loro vite – commenta la pubblicazione il vescovo monsignor Gianni Ambrosio - gli inizi della loro vocazione, il loro servizio, ci dà una certezza fondamentale in questo tempo in cui abbiamo toccato con mano la nostra fragilità: Dio non ci abbandona ma dialoga sempre con noi e noi con Lui costruiamo una storia. Questo avviene sempre, questo è possibile anche con noi oggi. Lo dico pensando in particolare a chi è giovane e sta guardando al suo cammino futuro. Lo sottolineava Benedetto XVI nella Messa d’inizio del suo pontificato il 24 aprile 2005 nel ricordare la figura del suo predecessore, Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo - e troverete la vera vita”. Dio non lascia soli, non ci sottrae nulla, ci conduce a dare valore a tutta la nostra umanità.

Certo, tutti abbiamo limiti e difetti: non mancano e non mancheranno mai. Ma questi sono l’occasione per stringerci ancora di più a Cristo e fare esperienza del suo amore. In quest’ottica lo sguardo cambia, l’altro ci appare sotto una luce nuova, come dono di Dio. Questo è lo sguardo del cristiano, del popolo di Dio in cammino. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli che seguono il Signore perché bisognosi del suo perdono, come giustamente ci ricorda anche papa Francesco. Lo dice anche di sé: siamo peccatori, ma graziati, cioè amati dalla grazia di Dio.

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I sacerdoti che vengono qui ricordati hanno accolto questa grazia e hanno dedicato la loro vita a Cristo per diffondere il Vangelo di amore di misericordia. Ognuno con un proprio carisma, con le proprie attitudini, con il proprio stile. Insieme sono stati parte del grande mosaico che è la comunità cristiana, animata dallo Spirito Santo che dà la possibilità di amare Dio senza riserve e di amare gli altri come Gesù ha amato noi. Non sappiamo come sarà la Chiesa del futuro, ma auspichiamo che sia sempre più la Chiesa di Gesù Cristo, la Chiesa che crede in Dio che è diventato uomo e ci promette la vita dopo la morte, la Chiesa che si mette in nome di Dio a disposizione dell’uomo, che lo accompagna nei suoi dolori, nelle sue gioie, nelle sue speranze e nelle sue paure».

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