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Il sit-in davanti all'ospedale

Il sit-in davanti all'ospedale

«Comparto pubblico sanitario in forte sofferenza: servono investimenti, assunzioni e comportamenti responsabili»

La mobilitazione indetta a sostegno dello sciopero proclamato dai sindacati di categoria del pubblico impiego. «Non è detto che gli operatori che hanno già dato così tanto 5 mesi fa riescano a fare altrettanto 5 mesi dopo»

Nella mattinata di venerdì 13 novembre, nell'ambito della mobilitazione indetta a sostegno dello stato di agitazione proclamato dai sindacati di categoria del pubblico impiego, si sono tenuti presidi davanti agli ospedali in tutta Italia. A Piacenza il sit-in, nel pieno rispetto delle normative di sicurezza, si è tenuto davanti all'ingresso dell'ospedale, dalle 12 alle 14.

«In questa fase di mobilitazione vogliamo rivendicare e ribadire la necessità di forti interventi di innovazione di tutto il lavoro pubblico, passando dal rinnovo dei contratti e da un piano straordinario di assunzioni in tutti i comparti (oltre alla Sanità e al comparto Socio-Sanitario: Enti Locali, Ministeri, Istituti, Agenzie Fiscali) - interventi che finalmente garantirebbero a tutti i cittadini di poter avere in tutta Italia servizi migliori e in tempi brevi -  le lavoratrici e i lavoratori pubblici  esprimono massimo sostegno a tutto il personale sanitario e dei servizi socio-sanitari» la nota della Fp Cgil di Piacenza.

«Il comparto pubblico è in forte sofferenza e ha il contratto scaduto dal 2018: questo stato di agitazione trova la sua espressione nella solidarietà a chi è più sotto pressione, in questo momento, e che svolge un ruolo fondamentale per il Paese» hanno spiegato i sindacalisti. «La pandemia ci ha insegnato che senza servizi pubblici efficenti e funzionanti non c'è futuro: servono investimenti e assunzioni».

Le rivendicazioni riguardano in particolare la sicurezza, i DPI e una sorveglianza sanitaria in tutti i luoghi di lavoro, oltre alla stabilizzazione dei precari,  un piano straordinario di assunzioni e il rinnovo dei contratti per una piena valorizzazione delle competenze, di tutte le professioni, attraverso cui garantire ai cittadini servizi puntuali e che superino le difficoltà date dall'emergenza.

«I contesti organizzativi più deboli li sono ancora di più: tutti gli operatori hanno fatto enormi sacrifici a marzo, aprile e maggio. Ciò a cui non si pensa è se questi lavoratori saranno in grado di reggere e garantire la stessa resistenza anche nel corso di questa seconda ondata. Anche per questo è importante che i comportamenti siano responsabili, perché il sistema deve tenere, e non è detto che chi ha già dato così tanto 5 mesi fa riesca a fare altrettanto 5 mesi dopo» ha spiegato Alberto Gorra, responsabile della funzione pubblica della Cgil di Piacenza.

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