Comuni ricicloni, niente premio per Piacenza. Legambiente: «Ferma da anni»

Si è tenuto a Forlì l’Ecoforum Emilia-Romagna e la contestuale premiazione dell’undicesima edizione di “Comuni Ricicloni dell’Emilia-Romagna”, edizione regionale della storica iniziativa nazionale, che premia i migliori risultati conseguiti dalle amministrazioni comunali in tema di gestione dei rifiuti urbani nel corso del 2017

(Repertorio)

Si è tenuto a Forlì l’Ecoforum Emilia-Romagna e la contestuale premiazione dell’undicesima edizione di “Comuni Ricicloni dell’Emilia-Romagna”, edizione regionale della storica iniziativa nazionale, che premia i migliori risultati conseguiti dalle amministrazioni comunali in tema di gestione dei rifiuti urbani nel corso del 2017. 

«Guardando alle aree provinciali - si legge in una nota di Legambiente Emilia Romagna - se Parma svetta su tutti a livello positivo, forti preoccupazioni sono rivolte invece a Ravenna e Piacenza praticamente immobili da anni e senza novità all’orizzonte».
«Le prestazioni delle amministrazioni comunali premiate – sottolinea Legambiente – confermano i continui passi avanti nella corretta gestione dei rifiuti in Emilia-Romagna: sono infatti 76 i Comuni sopra il 75% di Raccolta differenziata (22 in più dell’anno precedente). Se si guarda invece al rifiuto indifferenziato, ben 85 comuni smaltiscono meno di 150 kg/abitante all’anno, cioè raggiungono gli obiettivi del Piano Rifiuti al 2020. Nel 2014 erano solo 43, la metà»

«I risultati più importanti si registrano nei centri di medio-piccole dimensioni, mentre faticano maggiormente le amministrazioni delle grandi città per la maggiore complessità urbana e sociale, ma anche per un po’ di pigrizia. La città di Carpi, premiata, riesce infatti a superare l’83% di raccolta differenziata. Tra i territori più avanzati proprio la bassa modenese che con il gestore Aimag ha avviato già dal 2015 il modello di raccolta domiciliare per i propri comuni, oggi tutti a tariffa puntuale, e con un risultato medio oltre l’80%».

«A livello regionale aumenta anche il numero di Comuni che ha attivato la tariffazione puntuale, che il Piano regionale rifiuti prevede che sia obbligatoria entro il 2020. La tariffa puntuale permette di misurare i conferimenti di ogni singola utenza e quindi di fare pagare in modo proporzionale al rifiuto prodotto. Nel 2018 sono 60 i Comuni che “penalizzano” i cittadini poco attenti ad una corretta gestione dei rifiuti grazie a questo sistema tariffario, che oggi copre circa 900.000 cittadini della nostra regione».
 
Risultati importanti, dunque, nel 2017 che nel complesso hanno permesso di ridurre i rifiuti avviati a smaltimento in regione per circa 100.000 tonnellate, rispetto all'anno precedente: praticamente l'equivalente di un impianto di smaltimento medio grande.

«Cittadini e comuni stanno facendo la propria parte sui rifiuti urbani, ora tocca alle imprese accelerare per ridurre i propri scarti e diminuire la necessità di impianti di smaltimento - ha commentato il presidente regionale di Legambiente Lorenzo Frattini - non si può pensare di travasare rifiuti delle aziende negli impianti appena alleggeriti dalla spazzatura cittadina».
 
«Il problema evidente – continua Giulio Kerschbaumer, direttore di Legambiente Emilia-Romagna – è che gli impianti di trattamento e riciclo sono ancora sottodimensionati rispetto alle quantità di materia raccolta in maniera differenziata; la recente chiusura delle importazioni di materiale differenziato da parte della Cina ha evidenziato questa carenza strutturale del nostro paese. Si rende ancora più urgente sviluppare quindi, per evitare nuove discariche ed inceneritori, una filiera dell’economia circolare locale/nazionale in grado di gestire internamente il recupero e la re-immissione nel mercato della materia prima seconda prodotta, anche attraverso lo sviluppo di un mercato attento a questi prodotti».

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