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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Attualità

«Con il festival abbiamo detto la verità e dato speranza»

L’avvocato Sforza Fogliani ha chiuso la sesta edizione del Festival della cultura della libertà, seguito anche in streaming

«In questi pochi giorni abbiamo fatto il nostro dovere e chi ci ha seguito ha visto con che correttezza abbiamo svolto i lavori. Da liberali crediamo nella lotta che fortifica e rende migliori e crediamo nel confronto delle idee, perché la discussione è il sale del mondo. E abbiamo fatto il nostro dovere dando speranza dicendo la verità e avendone eco in città, nella convinzione che le crisi, per dirla con Einstein, migliorano la condizione umana. Non per niente dall’ “epidemia fiorentina” è nato il Rinascimento». Questi alcuni dei concetti espressi da Corrado Sforza Fogliani nell’intervento di chiusura della sesta edizione del Festival della cultura della libertà (tema, “La libertà al tempo della paura. Come riconquistare i diritti perduti?”), che si è tenuto al PalabancaEventi (gentilmente concesso dalla Banca di Piacenza) sia in presenza, sia in diretta streaming. L’avv. Sforza - ideatore e anima della manifestazione - ha sottolineato come «non ci sia stata nessun’altra edizione del Festival che abbia tanto parlato con l’esterno» e come le migliaia di persone che lo hanno seguito in streaming, sommate agli intervenuti in presenza, sempre numerosi, abbiano decretato il successo dell’evento culturale «dimostrando che dopo questa pandemia per la gente ancora di più si sostanzi la necessità di sentire voci che parlano chiaro e non voci ispirate al pensiero unico».

«Abbiamo parlato agli uomini di cultura - ha aggiunto Sforza - ma anche ai discriminati che non si sono vaccinati per gravi problemi e che ci hanno fatto arrivare il loro ringraziamento per quella solidarietà che fino ad ora non avevano ricevuto da nessuno, nemmeno dalla Chiesa. Persone che soffrono per come questa società incivile li tratta. Una discriminazione di cui l’Italia si dovrà vergognare quando tornerà ad avere un po’ di cervello, finita l’emergenza. Abbiamo parlato anche ai giornalisti conformisti, figli dell’ideologia marxista. Il successo del nostro Festival dovrebbe farli riflettere sul fatto che la gente ha desiderio di sentire le cose direttamente, perché dell’informazione mediata dagli organi di stampa non si fida più e i dati di vendita dei giornali cartacei è lì a dimostrarlo. Noi, come dicevo, abbiamo dato speranza, chi ha ammannito notizie solo sull’argomento pandemia non ha fatto altro che terrorizzare». Rivolgendosi a tutti i protagonisti della kermesse liberale, il suo ideatore ha fatto notare come pur non essendosi sentiti, sulla gestione dell’emergenza sanitaria ci sia stata comunanza di vedute.

Dopo aver ringraziato «la mente del Festival» Lottieri, il presidente Spaziani e il segretario generale Egidi di Confedilizia «la maggior sostenitrice del nostro Festival», Danilo Anelli «braccio operativo, generalissimo di tutti i volontari, ai quali si deve la buona riuscita di una manifestazione che va crescendo, perché gli si riconosce autorevolezza», Sforza ha passato in rassegna i vari momenti del Festival e gli argomenti trattati, compiendo una riflessione conclusiva sul come riconquistare i diritti perduti o fortemente compromessi per l’espansione di uno Stato che non arretrerà al livello pre pandemia. «In una situazione politica dove di fatto si introduce una Repubblica semipresidenziale senza chiedere il permesso e non si litiga più per la politica stessa, come si faceva nel 1948, perché non la si ritiene più strumento utile al miglioramento della nostra vita, noi liberali dobbiamo andare avanti per la nostra strada, preoccuparci e lottare contro la mentalità che con la pandemia si è sviluppata, prendere le critiche dei passatisti come segno che stiamo andando nella giusta direzione, perché la nostra ideologia ha la capacità di rinnovarsi, quella passatista è già stata condannata dalla storia», ha affermato l’avv. Sforza, che ha chiuso citando una frase di Benedetto Croce: «La libertà ha per sé l’avvenire».

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