Con Soil4Wine la viticoltura di collina migliora ambiente e reddito dei produttori

Risultati sono incoraggianti perché possono promuovere la valorizzazione dell’ecosistema suolo, tutelare la biodiversità e quindi la qualità complessiva dei territori; una sostenibilità che per i servizi eco-sistemici forniti dai viticoltori deve avere quindi un ritorno economico cui dovranno dare un avvallo i decisori politici

Un momento del convegno

Si è concluso il progetto di ricerca europeo Life Soil4wine ed i risultati sono incoraggianti perché possono promuovere la valorizzazione dell’ecosistema suolo, tutelare la biodiversità e quindi la qualità complessiva dei territori; una sostenibilità che per i servizi eco-sistemici forniti dai viticoltori deve avere quindi un ritorno economico cui dovranno dare un avvallo i decisori politici.

Nella Sala Convegni della Residenza Gasparini dell’Università Cattolica, i ricercatori che hanno partecipato al progetto triennale, hanno presentato i risultati della ricerca “Approccio innovativo alla gestione del suolo nel paesaggio viticolo".

«E’ stato finanziato ha chiarito il Stefano Poni docente della Cattolica e coordinatore del progetto- dall’Unione Europea con 914.000 Euro su un costo complessivo di 1.605.000 Euro- e quindi il 45% se lo sono accollato i partner in forza-lavoro». Il progetto, che è stato coordinato dal team del prof. Stefano Poni della Facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali, aveva infatti il partenariato di HORTA (spin off della Cattolica), ART-ER S.p.A. (Regione Emilia Romagna), Ente di Gestione dei Parchi e della Biodiversità dell'Emilia Occidentale e la Società di servizi Vinidea.

Dopo il saluto del preside della Facoltà Marco Trevisan che ha ricordato l’importanza fondamentale del mantenimento della fertilità dei suoli che garantisce qualità dei prodotti, ha preso la parola Agostino Maggiali presidente dell’Ente di gestione Parchi e biodiversità Emilia Occidentale che ha auspicato «sinergia tra le imprese, interazione dei sistemi produttivi puntando non solo sulla sicurezza alimentare che è già garantita, ma anche per favore un ambiente di alta qualità, perché oggi i consumatori consapevoli sono molto attenti anche alla sostenibilità. Le aziende con il loro lavoro prevengono il dissesto e modellano il paesaggio. Bisogna quindi riconoscere il valore dei servizi eco-sistemici offerti al territorio».

Poni ha ricordato gli obiettivi prefissati che hanno coinvolto numerosi viticoltori del territorio avendo come finalità la divulgazione dei benefici indotti da tecniche di gestione del suolo volte a rispettare i principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale, concorrendo così al raggiungimento  degli obiettivi del programma LIFE dell'Unione Europea, che dal 1992 finanzia progetti di salvaguardia dell'ambiente e della natura.   

«I principali risultati del progetto interessano primariamente due tematiche: il supporto alle decisioni dei viticoltori per la gestione del suolo e la valorizzazione e remunerazione dei servizi eco sistemici forniti dall'ecosistema vigneto. Il sistema di supporto alle decisioni sviluppato (DSS), che è tutt’ora oggetto di test da parte dei viticoltori locali, si propone di guidare l'utilizzatore nell'individuazione delle problematiche del suolo presenti nei propri vigneti e nella successiva scelta, applicazione e verifica delle soluzioni maggiormente sostenibili rispetto alla gestione ordinaria, abbattendo l'impatto delle principali minacce al suolo agrario, quali erosione, compattamento, riduzione del contenuto di sostanza organica e rarefazione della biodiversità. Un elemento di forte innovazione consiste nella determinazione del valore economico attribuibile ai cosiddetti "servizi ecosistemici" forniti dal suolo in vigneto, in particolare lo stoccaggio delle acque meteoriche, il mantenimento della sostanza organica e il controllo dei processi erosivi».

«Il progetto si è svolto nell’area dei Parchi tra Piacenza e Parma, con 9 aziende coinvolte; si è puntato all’analisi delle più comuni minacce del suolo, ovvero erosione, scarsità di sostanza organica e siccità e quali le alternative per evitarle. Ora la Ue- ha ricordato Poni- chiede di sapere le attività che seguiranno al progetto per capire se hanno funzionato. Gli approfondimenti economici sono tesi a comprendere se la ricaduta è riconoscibile e da qui un’elaborazione politica per i servizi eco-sistemici offerti che sono innegabili se andranno buon fine. Ricordiamo che- ha soggiunto Poni- con l’abbandono dei territori, abbiamo perso 600 Ha. di vigneto a Piacenza e quindi il progetto deve ridare fiducia a questa attività fondamentale per la difesa del territorio. Contrastiamo l’abbandono dei terreni in agricoltura, puntiamo allo sviluppo della viticoltura innovativa per creare resilienza e vincere le sfide dei cambiamenti climatici. La frammentazione aziendale complica l’azione, ma con questo progetto si tenderà a migliorare una attività economica di interesse primario per l'intera provincia che già oggi è contraddistinto da una situazione parziale di abbandono a causa principalmente, del mancato ricambio generazionale». 

«Per contrastare il rischio di perdere un così importante patrimonio, non solo economico (fondamentale per la permanenza), ma anche culturale e colturale, strategico per una produzione di vini di qualità, sono già state avviate iniziative auto-sostenute mirate ad incentivare l'attività vitivinicola locale, il presidio del territorio e tecniche di produzione sostenibili. Buone prassi eccellenti che sicuramente hanno trainato il Progetto europeo che ne ha preso le mosse individuando nell'area dei Parchi del Ducato (Parco del Trebbia, Parco dello Stirone-Piacenziano, Parco del Taro e Parco dei Boschi di Carrega), la zona di interesse per i criteri europei».

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Dopo la relazione di Poni sono seguite le relazioni tecniche; nel pomeriggio la tavola rotonda di cui riferiremo.

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