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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Il confronto

«Serve un nuovo piano nazionale di gestione del lupo, i limiti d’azione sono ristretti»

L’assessore regionale Alessio Mammi si confronta con Patelli, il viceprefetto Giordano e i sindaci piacentini. Sarà sollecitato l’intervento del Governo. Aggiornamento anche sulla peste suina

Fare il punto su quanto emerso negli ultimi mesi rispetto alla crescente presenza di lupi nel territorio piacentino e sulla situazione della PSA (peste suina) è stato il focus dell’incontro che si è svolto nel pomeriggio di oggi  in Provincia. All’incontro - coordinato in Sala Consiglio dalla presidente della Provincia di Piacenza, Monica Patelli - hanno preso parte il viceprefetto Claudio Giordano, l’assessore regionale ad Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca Alessio Mammi (collegato in via telematica), i sindaci di una dozzina di Comuni del territorio e i rappresentanti di Carabinieri, AUSL, associazioni di categoria agricole, ATC, associazioni venatorie, Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Dopo l’introduzione della presidente della Provincia, Monica Patelli, ha preso la parola il viceprefetto aggiunto Claudio Giordano, il quale ha ricordato che «La Prefettura ha attivato fin dal 2020 un tavolo per il monitoraggio della presenza del lupo nel territorio piacentino, coinvolgendo gli enti tecnici preposti nel rispetto delle rispettive competenze. Proprio da quel Tavolo era stato condiviso nel 2021 il documento, aggiornato quest’anno, contenente le buone pratiche per una corretta convivenza con il lupo in aree agricole ed antropizzate. Erano state inoltre fornite le indicazioni per la partecipazione ai bandi regionali relativi ai contributi per i sistemi di prevenzione e per l’indennizzo in caso di predazione». Nel Tavolo del 24 gennaio scorso era inoltre emersa l’opportunità di provvedere ad una raccolta dei principali episodi relativi alla aumentata presenza della specie.

La presidente Patelli ha poi sintetizzato quanto emerso dalla raccolta delle segnalazioni, formalmente pervenute da una ventina di Comuni su invito della Provincia, in merito ai più significativi episodi di avvistamenti di lupi o di loro attacchi e/o predazioni ai danni di altri animali: «Il quadro - ha sottolineato la Presidente - è cambiato. La presenza del lupo, un tempo sporadica, è ora sistematica: sono frequenti gli avvistamenti di branchi anche in prossimità delle abitazioni. C’è preoccupazione sia tra coloro - non solo anziani - che hanno qualche timore ad uscire di casa sia tra i lavoratori dei turni notturni, ad esempio nel settore zootecnico». Altro tema di attualità è la predazione del bestiame, rispetto alla quale la Regione interviene con indennizzi: «Il sistema risarcitorio - ha rimarcato la presidente Patelli - non può però essere considerato, da solo, la soluzione al problema lupi. Ulteriori criticità si pongono a carico delle aziende in caso di adozione di sistemi di prevenzione, quali ad esempio le recinzioni: vanno gestiti e non sempre hanno una efficacia soddisfacente».

Problemi anche per i cani da tartufi e da caccia: «Il timore di perdere i cani da caccia, in particolare, potrebbe limitare - ha spiegato Patelli - gli interventi di contenimento della fauna selvatica che, a fronte delle esigenze del mondo agricolo e della sicurezza della circolazione stradale, vengono invece sollecitati dalla Provincia».

L’evolversi della situazione richiede pertanto un approccio più incisivo: «Il fenomeno dovrà essere governato, nell’interesse di tutti, attraverso misure concrete. Per i sindaci sarà fondamentale disporre di protocolli ad hoc, che codifichino le situazioni e individuino i soggetti deputati ad intervenire, e che siano attivate campagne di informazione. In un contesto normativo nel quale il lupo è specie “strettamente” o “particolarmente” protetta dall’ordinamento comunitario e nazionale, non sono possibili azioni di controllo da parte della Provincia: affinché siano previste misure di contenimento anche per i lupi, occorrerà pertanto chiedere al Governo di intervenire. In questo senso l’impulso nelle sedi opportune dei Parlamentari piacentini, che contatterò, e della Regione, presente qui oggi, sarà fondamentale». L’incontro, particolarmente partecipato, ha compreso diversi interventi. A dettagliare ulteriormente il proprio punto di vista sulle problematiche della rispettiva area sono stati i sindaci di Ferriere Carlotta Oppizzi (mentre il vicesindaco Paolo Scaglia ha preso la parola in veste di cacciatore), di Morfasso Paolo Calestani e di Besenzone Carlo Filiberti.

Passato e presente della presenza dei lupi, formazione dei branchi, luoghi di presenza, ruolo e caratteristiche della predazione e iniziative della Regione Emilia-Romagna sono stati alcuni dei temi al centro dell’approfondita analisi di Duccio Berzi (collegato da remoto), tecnico che collabora con la Regione sulle tematiche connesse ai lupi. Una serie di ulteriori interventi - hanno preso la parola il consigliere provinciale Giampaolo Maloberti («Per affrontare la serie di problemi connessi alla crescente presenza di lupi e al pericolo di ulteriore diffusione della pesta suina occorre agire rapidamente e nel segno della concretezza, adeguando la legge 157 del 1992»), il presidente di Confagricoltura Filippo Gasparini, Paola Aragno di Ispra - ha preceduto l’aggiornamento sulla peste suina da parte dell’assessore Mammi, che si è detto molto allarmato per come la PSA si sta estendendo e per inadeguatezza e lentezza delle misure adottate finora, paventando i consistenti danni all’economia regionale che deriverebbero da un arrivo della peste suina in Emilia-Romagna. Mammi ha annunciato che ci saranno presto nuovi incontri con Prefetture e Province per fare il punto della situazione. Aggiornato proprio in questi giorni il piano di controllo dei piccioni, mentre lo sarà a breve quello dei corvidi.

L’assessore regionale ad Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca Alessio Mammi ha confermato l’impegno della Regione nei limiti, purtroppo ad oggi molto ristretti, di quanto permette il Piano di conservazione nazionale del lupo attualmente in vigore: «Continueremo ad agire su tre fronti: monitorare le situazioni critiche, concentrando l’attenzione su quelle che vedono un impatto maggiore sul settore zootecnico o che rappresentano un problema alla sicurezza; prevenire, grazie anche all’esperienza maturata dai tecnici regionali, individuando le misure più consone alle diverse situazioni; ed in ultimo gestire una situazione che oggi è molto differente da quella presente gli scorsi anni, che proprio per questo va governata. Per riuscire a raggiungere pienamente questi obiettivi abbiamo però bisogno che gli enti interessati agiscano coralmente per chiedere al Governo di adottare un nuovo piano di gestione e conservazione del lupo, maggiormente aderente alla situazione che ci troviamo oggi ad affrontare».

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