Conoscere l'antica civiltà egiziana visitando il Sudan

Ne ha parlato l’ingegnere Gigi Rizzi al Circolo Maria Luigia

L'incontro

“Egitto fuori dall’Egitto”. Questo il tema svolto dall’egittologo Gigi Rizzi in una conversazione svolta al Circolo Culturale Maria Luigia accompagnata da numerosi riferimenti storico-geografici, non trascurando peraltro l’aspetto naturalistico offerto dalle immagini del grande fiume ed i caratteristici e variopinti aspetti del mondo sudanese. Perché il Sudan e cosa può raccontarci il Sudan dell’Egitto Antico? «Tale area – ha evidenziato Rizzi - corrisponde all’antica Nubia e ha costituito fin dalla notte dei tempi il vero tramite tra il paese dei Faraoni e l’Africa nera; attraverso di essa transitavano i commerci che l’Egitto da sempre ricercava: schiavi, pelli di pantera, animali esotici, legni pregiati come l’ebano, avorio, piume e uova di struzzo, spezie, incenso e, soprattutto, oro, tanto oro, di cui la Nubia era ricchissima. Qui infatti confluivano le piste che portavano all’Africa interna, verso l’Etiopia per condurre poi all’Arabia e all’India. Per queste ragioni, percorrere oggi le piste del deserto sudanese lungo il “Nilo delle cateratte” significa ritrovare le tracce dell’antica civiltà che si confrontò con l’Egitto faraonico, avendone assorbito costumi e religione; in una parola significa ritrovare “l’Egitto fuori dall’Egitto”».

Rizzi ha illustrato con parole e immagini il percorso della sua esplorazione compiuta in fuoristrada attraverso il deserto di Bayuda, partendo da Khartoum e risalendo verso nord a raggiungere il sito di Soleb con i resti del favoloso tempio di Amenofi III (1370 a.C.), per poi ammirare il turbinare delle acque del Nilo sulla terza cateratta ed esplorare Kerma, la prima capitale di un regno che prosperò fino alla metà del secondo millennio a.C. Da qui una lunga pista di deserto ha condotto Rizzi e il suo gruppo fino a Napata, la capitale dei “Faraoni Neri” della Dinastia “Etiopica”, dove si sono potute ammirare le splendide piramidi nubiane presso il Gebel Barkal, la Montagna pura, una possente collina di arenaria rossa che con il suo pinnacolo ha impressionato, secondo le cronache, persino Thutmosi III che nel 1450 a.C. e che ancor oggi viene venerata anche dalle popolazioni locali. Proseguendo lungo la riva sinistra del Nilo Ila vista di altre piramidi nel sito di Nuri non lontano dalle possenti rapide del fiume che qui si spezza in diversi rami disturbato dall’enorme sbarramento che oggi invade quella che fu la Quarta cateratta. Un successivo tragitto di 380 km nel deserto di Bayuda ha consentito di raggiungere le rovine di Meroe, l’ultima capitale del Regno Nubiano con l’affascinante spettacolo delle sue piramidi, avvolte in lunghe lingue di sabbia che la luce del tramonto rendeva quasi ardenti. Da qui, verso sud, si sono raggiunte le località di Naga e Mussawarat es Sufra, dove ammirare uno splendido Tempio di Amon ed altre costruzioni religiose che ancora ricordano le imprese della Regina Amanitore (la “Candace” degli Atti degli Apostoli) che nell’isola greca di Samo incontrò l’Imperatore Augusto allo scopo di stabilire pacifici rapporti commerciali con 

Febbraio al Circolo Maria Luigia 

Nei giorni di sabato alle 21 sono confermate le serate danzanti; domenica giorno 26 alle 20 la  Cena Sociale a tema “Festeggiamo San Valentino”.

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Giovedì 27 febbraio alle 21, nuova serata culturale a ingresso libero: ospite il prof. Alessandro Malinverni che parlerà del “Museo Gazzola e la pittura piacentina”. 

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