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Lunedì, 15 Aprile 2024
Aipo

Contrasto all’erosione lungo il Trebbia, tra le ipotesi l’apertura di rami secondari del corso d’acqua

Incontro a Piacenza con amministratori, tecnici e portatori d’interesse: «Le intense precipitazioni dell’autunno scorso hanno ampliato alcuni fronti erosivi già attivi»

Contrastare l’erosione lungo il Trebbia, amministratori, tecnici e portatori d’interesse al tavolo di lavoro. Ad organizzare l’incontro, in corso oggi a Piacenza (nella foto sotto), L'Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo). Presenti il Comune e la Provincia di Piacenza , il comune di Gossolengo, i carabinieri per la tutela forestale, il Consorzio di bonifica di Piacenza, i Parchi del Ducato Emilia Occidentale e alcuni portatori di interesse coinvolti.

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«Le intense precipitazioni che si sono susseguite ad intervalli molto brevi fra loro nell’autunno scorso, concentrate soprattutto sul bacino dell’alto Trebbia-Aveto, (con cumulate pluviometriche di oltre 500 mm circa il 50% delle precipitazioni medie annue) - scrive l’ente -hanno dato luogo a diversi eventi di piena del fiume Trebbia».  Eventi che «pur non presentando evidenti criticità idrauliche nel deflusso delle acque, hanno tuttavia ampliato alcuni fronti erosivi già attivi su entrambe le sponde asportando materiale».

Come conseguenza «l’impraticabilità delle piste presenti sul ciglio alto – precisa Aipo - nonché di alcune porzioni di campi coltivati di proprietà privata, in particolare in sponda sinistra di Trebbia, nel territorio del comune di Gragnano Trebbiense, immediatamente a monte del ponte Paladini e, in sponda destra di Trebbia, a ridosso delle pile del ponte Paladini, nei territori dei comuni di Gossolengo e Piacenza.

«Già nei mesi scorsi – prosegue la nota stampa - Aipo è intervenuta nel territorio del Comune di Gossolengo, in località “Cà Blatta”, con un intervento di somma urgenza per la regimazione dell’alveo, in presenza di rischio idraulico per le abitazioni alle spalle dell’erosione al fine di allontanare la corrente in battuta del corso principale del fiume, ristabilendo una fascia di mobilità al fine di garantire la capacità di espansione e laminazione delle piene».

«In questo caso – ha commentato il direttore vicario dell’ente, Gianluca Zanichelli durante l’incontro – Aipo avvierà a breve un intervento per modellare i sedimenti presenti in alveo e scongiurare così l’avanzamento del fenomeno erosivo in un tratto così in prossimità dell’infrastruttura stradale. Il ponte “Paladini” è un’arteria di collegamento stradale e ciclopedonale tra i territori dei comuni di Piacenza e Gragnano Trebbiense; a tal proposito si è deciso di coinvolgere nella progettazione dell’intervento anche il settore Viabilità e programmazione lavori pubblici della Provincia di Piacenza, che ha la competenza diretta sul ponte, e per la difesa della sponda sinistra e della pista camionabile, il Consorzio Gst che ne è concessionario. Inoltre, in sponda destra, nel comune di Piacenza, durante alcune verifiche di accertamento operate dal corpo carabinieri forestale, svolti pochi giorni fa, sono stati rinvenuti pneumatici e altri rifiuti solidi, oltre che un capanno abusivo in corrispondenza dei punti maggiormente erosi».

«La manutenzione dei corsi d’acqua naturali – prosegue Zanichelli - è un’attività che deve mirare alla migliore gestione complessiva in alveo e spondale che non ignori ciò che ci sta attorno, ma che abbia la sicurezza come obiettivo primario; inoltre, essendoci problematiche di natura non strettamente idraulica, ma che interagiscono con le competenze di Aipo, l’agenzia necessita sempre di compartecipazione dei soggetti coinvolti pubblici e privati, tra cui i proprietari frontisti, gli enti locali per le competenze a loro deputate, i concessionari di manufatti di attraversamento ed i proprietari di infrastrutture viarie poste in prossimità dei corsi d’acqua».

In considerazione di queste esigenze l’agenzia ha chiamato a raccolta oggi i soggetti interessati all’interno di un tavolo tecnico di lavoro nella sede di Piacenza di Aipo, proprio per valutare tutte le possibili forme di collaborazione praticabili.

«Tra gli interventi ipotizzati - conclude il comunicato - anche l’apertura di rami secondari del corso d’acqua che consentirebbero di ripristinare la naturale struttura pluricursale del fiume e dell’ecosistema. Questo, oltre a favorire il mantenimento della biodiversità, potrebbe rappresentare anche un elemento rilevante di sicurezza idraulica per i tratti di valle del corso d’acqua, tendenzialmente più regimati e con insediamenti molto più sviluppati e vicini all’asta fluviale, in quanto la laminazione dell’onda di piena ne attenuerebbe le portate, riducendo l’azione erosiva e dilatando i tempi di corrivazione».

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