Covid-19, in Italia il contagio ha riaffrettato il passo

Il report periodico con l’evoluzione dell’epidemia

L’immagine di copertina evidenzia le regioni italiane e le provincie emiliane con i maggiori incrementi dei casi/giorno accertati nell’ultima decade.

A livello mondiale la circolazione del virus ha superato i 28,4 milioni di contagi con circa il 25% di casi attivi; anche i dati degli ultimi giorni non evidenziano segni di rallentamento nella diffusione. Oltre 914mila sono i morti accertati con un corrispondente tasso di letalità del 3,2%.

2-14-11

L’Italia per numero di contagi occupa il 19simo posto della graduatoria di 168 Stati censiti. In Europa vanno peggio di noi Russia, Spagna, Francia e Inghilterra mentre la Germania ci segue a ruota. Siamo però al sesto posto per numero di decessi e al primo posto per tasso di letalità (decessi su casi accertati) con il valore 12,5%; seguono Regno Unito con 11,7% e Messico con 10,7%.

Sul territorio nazionale la traiettoria del virus negli ultimi dieci giorni ha continuato la sua espansione, anche se in modo rallentato rispetto la settimana precedente. I ricoveri ospedalieri (intensiva e reparti) sono aumentati di alcuni decimi percentuali e così i domiciliari. La situazione generale è però tuttora ben lontana dalla criticità dei mesi scorsi quando il 3 aprile si era raggiunto il “picco” della terapia intensiva con 4.068 casi e nel giorno successivo, con 29.010 casi quello nei reparti; oggi i letti occupati sono rispettivamente 175 e 1.849. In dieci giorni i primi sono aumentati di sessantasei unità, i secondi di 412.  

Oggi 11 settembre l’incremento nazionale dei casi è +0,57% (ieri +0,56). I dati confermano il peso crescente che stanno avendo le Regioni del Sud, a lungo scarsamente toccate dal contagio. Sono stati elaborati 98.880 tamponi (ieri 94.186) con 1.616 positivi; rapporto positivo/tamponi 1,63% (ieri 1,69%). L’età mediana dei ricoverati delle ultime settimane è 33 anni dopo aver toccato un minimo di 29 (l’età mediana da inizio epidemia è ora di 58 anni). La distribuzione del contagio in base al sesso vede una prevalenza dei maschi (54,6%) rispetto alle femmine (45,4).

3-9-16

Sul totale Italia: guarigioni 75% - deceduti 12% - attualmente in terapia 13%.

Sul totale Regione E.R.: guarigioni – deceduti 13% – attualmente in terapia 11%.

LA SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA DI PIACENZA E PROVINCIA

Anche a Piacenza, nelle ultime settimane, i contagi sono aumentati. “Dati in crescita, non esponenziale, ma costante: non voglio definire la situazione preoccupante, ma ci mette in situazione di massima allerta”, ha evidenziato l’ing. Luca Baldino, Direttore Generale ASL Piacenza, 106 positivi nelle sole ultime due settimane di agosto.

I tamponi refertati sono in media 5.000 a settimana con una percentuale di positivi che è passata dallo 0,5% di giugno e luglio, all’1% di agosto, che è comunque sotto la media nazionale. Degli ultimi 106 casi, 37 erano soggetti sintomatici e 69 asintomatici, 40 dei quali con carica virale bassa. Nel 42% dei casi si è trattato di persone di rientro dalle vacanze o dall’estero. La fascia di età più colpita nelle ultime due settimane va dai 18 ai 40 anni.

Un dato significativo è quello dell’aumento delle visite da parte delle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale che intervengono a domicilio su segnalazione del medico di famiglia. A luglio l’attività era quasi azzerata mentre nell’ultima settimana di agosto le visite sono state 91.

“Non ci sono più pazienti che si presentano con sintomi Covid in Pronto soccorso – ha chiarito Baldino – e non abbiamo più ricoverati in Terapia intensiva, dove nei mesi più duri avevamo avuto un picco di 152 persone”.

Le comunicazioni diffuse da ASL Piacenza permettono di indicare in 989 i decessi piacentini (compresi i ricoverati altrove), data del 6 settembre; il numero è affine a quello da noi via via indicati nei precedenti nostri report e superiore a quelli conteggiati da altri media locali.

 Il TASSO DI LETALITÀ, la percentuale di morti rispetto al totale di chi è stato positivo al tampone, è al 20%, oltre sette punti in più di quello nazionale e regionale.

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Il grafico relativo la nostra provincia, rielaborato da originale ASL, evidenza il numero medio dei casi settimanali accertati ad agosto-prima settimana di settembre, per data di inizio contagio.

I (soliti) NUMERI CHE NON QUADRANO

Sul numero dei CASI progressivi da inizio pandemia, permane la differenza tra i dati/giorno forniti da Regione E.R. e Protezione Civile/Ministero: entrambi forniscono uno stesso numero ma sommando i parziali delle nove province il totale del Ministero non quadra.

Ad esempio: il giorno 10 settembre per la nostra provincia la Regione e Ministero convergono su 4874 casi, ma la somma dei dati del Ministero relativa alle provincie si ferma a 4737 (-523). Relativamente la nostra provincia: la Regione 4874 casi, Ministero 4737 (-137).

Insistiamo: la rappresentazione numerica nazionale e regionale dovrebbe utilizzare a scopo comunicativo un unico sistema, oppure visualizzare note di spiegazione, altrimenti, per il cittadino lettore o le altre Istituzioni, diventa impossibile capire come stanno le cose. Come possono quadrare i numeri complessivi di Regione/Protezione civile se i parziali per provincia sono diversi?  Nei mesi scorsi una discrepanza relativa ad altri parametri era stata sanata proprio su nostra segnalazione; questa volta, fino ad ora, l’interrogativo ha trovato un muro di gomma.

LE NOSTRE FONTI: I dati di base per la copertina di ORESTE GRANA e le raffigurazioni grafiche alle quali collabora GIUSEPPE PAGANI, sono attinti da Johns Hopkins University - Regione E.R. – Protezione Civile - Istituto Superiore di Sanità - ASL Piacenza.

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