Covid e post Covid, «Rischio intasamento dei tribunali per il numero di cause»

C’è un rischio giudiziario dopo quello sanitario per il Covid? Il confronto in Cattolica

C’è un “rischio” giudiziario dopo quello sanitario per il Covid? È probabile che si aprano "scenari di crisi" per le responsabilità dei medici e delle strutture sanitarie? A questo quesito si è cercato di dare risposta con una “lezione aperta” che si è svolta alla Cattolica di Piacenza, organizzata dalla Facoltà di Economa e Giurisprudenza (Dipartimento di scienze giuridiche corso di laurea magistrale in giurisprudenza, corso di diritto penale). Ne è emersa la necessità anzitutto di una raccolta esaustiva dei dati, tenendo conto delle specifiche differenti di ogni situazione, in base a possibili denuncie. In ogni caso è difficile che riguardino medici e personale sanitario, più probabile che coinvolgano strutture  ed organizzazioni sanitarie. In ogni caso sarà maggiore la rilevanza civilistica riguardo a quella penale. All’incontro, moderato da Francesco Centonze, ordinario di Diritto penale della Cattolica del Sacro Cuore, sono intervenuti Maurizio Catino, Ordinario di Sociologia dell’Organizzazione presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Giulio Ponzanelli. Ordinario di Diritto privato presso la Cattolica come Matteo Caputo. Associato di Diritto penale e Carmelo Sgroi. Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione.

«L’Oms - ha ricordato Catino - non prefigurava questo tipo di pericolo e pertanto le scelte sono state fatte in condizione di massima Caputo-2incertezza. La gestibilità è stata caratterizzata da uno vero e proprio “storming” (una tempesta produttiva), con carichi di lavoro eccessivi e stress con soglie di errore. Ospedali caricati in modo spropositato, carenza di ventilatori e scarse risorse. Occorre dunque capire bene le situazioni di contesto, in una criticità organizzativa e funzionale. Il sistema non era dunque pronto, pochissimi i tamponi, eravamo quasi di fronte ad“ospedali di guerra”; ecco perché è necessario valutare il contesto e l’assenza di standard chiari. Insomma un vero e sproprio deficit istituzionale che non si può risolvere nelle aule di giustizia, ma che necessita di sperimentalismo per ricostruire la verità»

panzanelli-2«Il sistema normativo è idoneo - si è chiesto Sgroi - a regolare le conseguenze di questo fenomeno disastroso? Siamo attrezzati o abbiamo bisogno di qualcosa di diverso? Ci vuole prudenza, raccolta dei dati, si tratta di un sistema di responsabilità civile dove prevale la colpa dell’organizzazione e sfuma quella del singolo medico. Il diritto deve essere diversificato, le situazioni impegnano diversamente la ricerca dei criteri. La scelta di salvare Tizio e non Caio in emergenza, come la si valuta?». «E gli adempimenti del dovere?  Qualsiasi analisi - ha ribadito - deve partire dai dati di realtà; la compressione dei diritti e dei doveri porterà con sé problemi. Il versante è delle colpe generiche e non di specie, ovvero di chi non ha ottemperato ai protocolli». Si andrà verso una dislocazione indennitaria (come fu per il caso delle trasfusioni) per risolvere contenziosi ed ondata di controversie? Occorrerebbe una specifica copertura finanziaria. Entra in gioco anche il discorso della prevenzione del rischio su raccomandazione regionale e di ciò va tenuto conto.È necessaria molta prudenza in uno scostamento dalla responsabilità del singolo caso verso temi di organizzazione e prevenzione. «Insomma - ha ribadito Sgroi- c’è bisogno di tempo; dobbiamo dare prima agli uffici giudiziari parametri su cui lavorare per azioni civili e penali».

Centonze-2Catino-2Per Ponzanelli «c’è bisogno di tempo di fronte a tante diverse situazioni e con la pandemia ancora in corso. I soggetti sono protetti dal sistema, ma quanti sono i morti per pregresse patologie e quelli effettivi da Covid? I medici sono stati eroi in questa situazione; c’è rilevanza civilistica maggiore rispetto a quella penale, ovvero più risarcimenti che responsabilità penale del medico. I sanitari sono responsabili solo per colpa grave o dolo. E' la struttura sanitaria che organizza. Per questo i medici non devono temere cause. Ci vuole una forma che dia protezione, indennizzi o ristori. Ma c’è bisogno di tempo per raccogliere dati e capire bene le differenti situazioni». «Sono d’accordo - ha detto Caputo - sulla residualità dell’intervento penalistico che sarà solo in extrema ratio. Non dovrebbe essere necessario uno scudo; sono poche le denuncie per il personale sanitario ma dobbiamo aspettarci anche quelle di pazienti No- Covid le cui sono state differite. Ha ricordato il grande stress e la sospensione delle ferie per i sanitari e quindi la violazione delle regole e non l’imperizia. Va ricordata pure la difficoltà ad erogare le prestazioni. C’è dunque bisogno di temporalizzare le conoscenze scientifiche in rapporto alla condotta. Il Decreto Legislativo 231 del 2001 obbliga le strutture ad evitare i rischi, ma è una responsabilità amministrativa».

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