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«Cultura e urbanistica: i piacentini non vogliono che si sappia dell'esistenza di Piacenza»

Redazione

Avendo passato un periodo molto difficile dovuto al Covid-19 ho sentito la necessità di un periodo di vacanza in una cittadina sul mare che non è stata colpita come noi dalla pandemia. Al mio ritorno, in queste due settimane, ho letto online le notizie di cronaca e ho fatto un lungo giro in bici per godermi la città. Sono rimasta allibita nel constatare che la pandemia non sia servita a insegnare alcunché, gruppi di giovani attaccati gli uni agli altri senza indossare la mascherina (alla faccia del danno psicologico che secondo alcuni li ha sconvolti), bambini che ai giardinetti, e non solo, gettano a terra qualsiasi tipo di rifiuto con i bidoni completamente vuoti (poi ci si lamenta che la città è sporca), sacchi della raccolta differenziata abbandonati davanti alle campane (anche queste semivuote) perché é troppo faticoso aprire il sacco e vuotarlo un po' a mano prima di introdurlo...che questi adulti incivili siano i genitori o i nonni dei graziosi pargoletti? Mi pare di sì dal comportamento che tengono. Poi un classico intramontabile, auto che sfrecciano a velocità elevata, parcheggiate in doppia fila, sui marciapiedi e sulle piste ciclabili. Sapete che a Pesaro non esistono i dissuasori di velocità (i dossi) perché gli automobilisti rispettano i limiti di velocità, si fermano sulle strisce pedonali e non parcheggiano con la nostra inciviltà? Anche sul verde privato che invade marciapiedi, ciclabili, strade, ci sarebbe da scrivere un libro. Leggo delle gesta eroiche dei "nuovi barbari" (aggressione alle forze dell'ordine, a una donna nell'androne di casa, spaccio e via dicendo). Certo che se a questi fatti anche noi abbandoniamo il senso civico sarà sempre peggio. Sul fatto che sulla demolizione di una palazzina in stile Liberty in via Romagnosi non sia stato mosso un dito, mentre si sta battagliando per conservare l'inutile ex-biglietteria di Piazza Cittadella (che credo costi di più sistemarla che demolirla). Una volta ristrutturata sarebbe l'ennesimo contenitore vuoto. Ne abbiamo già di contenitori vuoti o quasi da utilizzare. Occorrono i parcheggi, fondamentali anche per il rilancio turistico, ma ci vuole un piano ben strutturato. A mio parere, per la sistemazione di Piazza Cittadella, o almeno di una parte di essa, ci sarebbero due strade da percorrere. La prima è realizzare un giardino all'italiana che diventerebbe un ottimo biglietto da visita per chi entra in città, per i Musei Civici, per i residenti (alquanto esasperati) e per la cittadinanza. L'altra decisamente ardita per la nostra sonnolenza, sarebbe quella di partecipare a un bando europeo per ottenere i fondi al fine di realizzare un parco archeologico (lo sanno tutti che lì sotto c'é la città romana). Auspicherei anche un intervento minimo (non si potrà raggiungere il livello di altre città, come per esempio quello di Lecce). Quello che ho visto a Pesaro, invece, lo potremmo attuare benissimo anche noi. In quella città nel 2004 per realizzare i box di una nuova palazzina, hanno rinvenuto i resti di una domus con relativi suppellettili. La Sovrintendenza bloccò il cantiere, si proseguirono gli scavi fino al 2005 e musealizzata da fine agosto 2015; al posto dei box c'é dunque il museo che è l'orgoglio dei pesaresi. Conducendo delle ricerche storiche per i miei articoli ho notato che i vari ritrovamenti son tutti ben documentati ma nessun intervento è mai stato effettuato. Ho letto anche la polemica infinita sull'esposizione del Klimt, mi chiedo come si possa pensare di considerarsi una "capitale della cultura" quando a fatica si riesce a trovare un accordo per gestire l'esposizione di un dipinto. Come aveva detto il grande Philippe Daverio "Piacenza per i suoi palazzi e chiese non ha nulla da invidiare a una grande città europea, il problema sono i piacentini perché non vogliono che si sappia dell'esistenza di Piacenza". Come dargli torto? Se non si cambia mentalità, se rimaniamo "barbari" la colpa non è degli altri, ma solo nostra.

Elena Montanari

Museo di Pesaro-2

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