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Cure domiciliari Covid, l’ordinanza del Tar del Lazio sospende le linee d'indirizzo Aifa

Accolta l’istanza cautelare promossa dai medici del “Comitato Cura Domiciliare Covid-19” contro le linee d’indirizzo Aifa del 9 dicembre scorso: tra i farmaci non raccomandati anche la dibattuta idrossiclorochina

(repertorio)

Cure domiciliari Covid, l’ordinanza del Tar del Lazio sospende le raccomandazioni Aifa. Il tribunale regionale del Lazio ha accolto l’istanza cautelare promossa dai medici del “Comitato Cura Domiciliare Covid-19” contro le linee d’indirizzo Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) del 9 dicembre scorso, in relazione ai “principi di gestione dei casi covid19 nel setting domiciliare”, «nella parte in cui nei primi giorni di malattia da Sars-covid, prevede unicamente una “vigilante attesa” e somministrazione di fans e paracetamolo, e nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci N. 01557/2021 REG.RIC. generalmente utilizzati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da Covid» come si legge nel testo dell’ordinanza. «Il ricorso appare fondato - prosegue - in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi». Una “sospensione” della validità del documento che avrà effetto fino alla sentenza di merito e su cui il Tar si pronuncerà il 20 luglio prossimo, data fissata per l’udienza. 

Tra i farmaci non raccomandati dalle linee d’indirizzo Aifa anche la discussa idrossiclorochina, già oggetto di un ricorso e di cui è tornata recentemente a parlare anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità nella linea guida in continuo aggiornamento pubblicata sul British medical journal, esprimendo una forte raccomandazione contro il suo utilizzo in via preventiva per gli individui che non hanno Covid-19, come riporta una nota Ansa del 2 marzo scorso. Una raccomandazione derivata «da una revisione sistematica basata su 6 studi condotti su 6.059 partecipanti che hanno rilevato come questo farmaco antimalarico, indicato anche per pazienti con artrite reumatoide, ha avuto un effetto minimo o nullo sulla mortalità e sul ricovero in ospedale da Covid-19. Inoltre ha determinato un effetto minimo o nullo sull'infezione Sars-CoV-2 e probabilmente un aumento degli eventi avversi che ha portato alla sospensione dell'uso in diversi pazienti». Il farmaco il 6 marzo scorso è stato introdotto ufficialmente nel protocollo di cura della Regione Piemonte per i pazienti Covid in isolamento fiduciario o domiciliare, scatenando via tweet la reazione fortemente contraria del virologo Roberto Burioni - «non solo per Covid-19 l’idrossiclorochina è inutile, ma che è anche pericolosa» - il quale già in passato si era scontrato sul tema con il professor Luigi Cavanna, primario di Oncologia a Piacenza e sostenitore dell’utilizzo del farmaco, il quale ha ricordato più volte che, secondo la sua esperienza, se impiegata quando si manifestano i primi sintomi, aiuterebbe i pazienti a guarire. 

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