Da Montale a San Lazzaro passando per Ivaccari: prosegue la storia delle nostre frazioni

Cenni storici, curiosità, ricordi e personaggi degli agglomerati urbani che sorgono intorno a Piacenza

Nelle immagini: Antica incisione del Collegio Alberoni e l’Ecce Homo; Ivaccari e la chiesa di S. Pietro a Montale

Montale è stato, delle frazioni cittadine, il luogo tradizionale di sosta di numerosi pellegrini in transito sulla via Francigena. Non a caso persiste una costruzione risalente all’ XI secolo: unico Ospitale superstite! Dal 1032 è ancora aperto e funzionante, sulle vie del pellegrinaggio religioso, raro, se non unico esempio, l’ostello di San Pietro a Montale. Di ostelli Piacenza e dintorni ne contavano in epoca medioevale più di 31 sicuramente, qualche fonte afferma essercene una quarantina. Molte sono le frazione che hanno la stessa denominazione, soprattutto nel centro Italia. Montale, quartiere della Città più che frazione, è un rettangolo dove i lati maggiori sono costituiti dalla linea ferroviaria e dalla via Emilia, i lati minori dalla tangenziale e dal Nure. Tolte le poche residenze che costeggiano a destra l’antica via Emilia, il più delle costruzioni sono conformi villette a schiera. La frazione dalla città è stata prima separata costruendo la Tangenziale, poi involontariamente riallacciata con la costruzione di nuovi centri commerciali. Diversamente dalla volontà Divina, ciò che l’uomo separa, l’uomo può riunire. Infatti punto di raccordo con il resto della città sono diventati proprio i nuovi centri commerciali. Una contraddizione in termini avrebbe sentenziato Marc Augé: un non luogo, il centro commerciale privo di identità storica, avrebbe messo in relazione alla città una frazione con peculiari caratteristiche antropologiche.

la chiesa di San Pietro a Montale-2

Dovendo parlare de Ivaccari, credo sia legittimo un dubbio amletico: il non sapere se inserire Ivaccari tra le frazione di Piacenza o come località del Piacentino, cioè una delle tante località della Provincia. Infatti, alcuni la inseriscono tra le frazioni, come amministrativamente corretto (vedasi il già citato “Le frazioni di Piacenza” di Mauro Molinaroli), altri come Aldo Bertozzi, la inseriscono tra gli “Altri luoghi non comuni del Piacentino”.  Anche la toponomastica non ci aiuta molto, essendo ambivalente: può scriversi I Vaccari separato o Ivaccari tutto unito. Comunque sia, basta intendersi. Pur giocandosela sulla distanza col centro della Città, con qualche altra frazione, Ivaccari dà la sensazione di essere la più distante di tutte. Non è sulle principali vie di transito, è una località posta tra la via Farnesiana e la via Emilia Parmense e confina con i comuni di Pontenure e San Giorgio. Due le presenze storiche rilevanti: la chiesa di San Martino al Nure (trecentesca, ricostruita nel XVI sec.), ed il palazzo Radini Tedeschi del XVII sec.  oggi annesso alla Casa del Fanciullo fondata da padre Gherardo. Anche qui due nomenclature per ogni edificio: la chiesa di San Martino è citata anche come Beata Vergine della Cintura, il Palazzo Radini Tedeschi col nome dei Conti Douglas Scotti di Vigoleno primi proprietari. 

incisione-collegio-alberoni--2

Un caso a parte il destino capitato a quella parte della città che prende il nome dall’ Ospedale per i lebbrosi dedicato a San Lazzaro. San Lazzaro, comune fino al 1923, è l’unico esempio di integrazione con la città, per la vicinanza e per la successiva presenza di un Collegio quale l’Alberoni. Dal Collegio Alberoni, fondato nel 1751, sono usciti personaggi come Gian Domenico Romagnosi e Melchiorre Gioia, ben cinque Cardinali tra cui il segretario di Stato Agostino Casaroli. Nella Pinacoteca è conservato il famoso “Ecce Homo” di Antonello da Messina, il più intenso e drammatico capolavoro dell’artista siciliano. La presenza dell’Università Cattolica e dell’Ente Fiere hanno completato l’opera di integrazione al tessuto cittadino. Da libero Comune di confine (con Rimini delimitava la via Emilia) a periferia di città. Resto dell’avviso che sarebbe stato meglio fosse rimasto un libero comune che periferia cittadina. - Malo hic esse primus quam Romae secundus -.

Ecce Homo-5

Non ho finora parlato dei personaggi delle varie frazioni ed alcuni lo meritano sinceramente, basti pensare al “Tinu al luc” all’anagrafe Ernesto Maestroni, di Tobruk: «Diceva di essere in contatto con gli extraterrestri - scrivono Maurizio Sesenna e Bruna Milani nel commovente "ricordo a più voci" intitolato "Al Tinu" - ma forse intuiva che gli alieni eravamo noi». Aveva la sua base logistica nella frazione ma comunicava con l’intero universo attraverso fili e transistor che assemblava come strampalate sculture che poi così insolite non l’erano se oggi noi spesso le ammiriamo in certe esposizioni di arte plastiche contemporanee. È meritevole l’avere pensato di dedicargli un’area verde a Borgotrebbia, proprio quest’anno, da parte di un gruppo di volontari della frazione che di quel verde se ne sono fatti carico, rendendola fruibile alla cittadinanza.

Non ho parlato di Antonio Marchini, agricoltore ed organizzatore di eventi. Il suo recitare “barzellette” è un fine poetare, che si esprima in lingua o in vernacolo. La risata finale è garantita, ma dietro ad ogni storiella allegra c’è sempre un’amara riflessione sulla realtà politica e sociale contemporanea. È stato l’ideatore del tendone di Mortizza, una struttura smontabile come un tendone da circo, che fino a qualche anno fa animava una periferica frazione, ponendola al centro non solo di Piacenza, ma d’Italia. Oltre a Sindaci, Prefetti, erano presenti Primari di Presidi Ospedalieri di varie regioni, Direttori di testate giornalistiche, Politici e Cardinali, Ministri della repubblica. Mortizza diventava, come il mondo piccolo di Guareschi, l’ombelico del mondo. Creatore dell’associazione “La mietitrebbia” che intendeva valorizzare, partendo dalle macchine agricole, lo sviluppo dell’agricoltura, è stato protagonista insieme al cardiochirurgo Mario Viganò dell’annuale premio “Cuore d’oro città di Piacenza”. Tutte le premiazioni terminavano infine con una popolare, tradizionale ed abbondante cena nei locali della Canonica della Chiesa di Santa Maria Nascente di Bosco dei Santi. Se è vera l’affermazione del Guareschi che il Po inizia a Piacenza, allora sarà vera l’affermazione che il Cavaliere Antonio Marchini da autentico emiliano, potrebbe ben figurare solo nelle storie del mondo piccolo di Giovannino.
Cavaliere sì, perché Antonio Marchini  ha ricevuto l’onorificenza dal presidente della Repubblica  Oscar Luigi Scalfaro nel 1998.
In data 27 dicembre 2006, riceve la stessa onorificenza il ragioniere Cesare Fadda: Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. Non si può parlare di frazioni e non citare Cesare Fadda. L’onorificenza gli è stata conferita dal Presidente Giorgio Napolitano per essersi distinto proprio nell’impegno profuso per migliorare le condizioni di vita delle frazioni oltre che promuovere diverse iniziative benefiche. La coerenza del personaggio può essere colta nella motivazioni della sua decisione a non ritirare il Riconoscimento come protesta per la mancanza di volontà politica a risolvere i problemi delle frazioni. Attivo nella frazione già dal 1975, ideatore e creatore del Comitato di cittadini Ivaccari nel 1990, ha costituito nel 2004 il Comitato “Pro Ivaccari – Mucinasso”.  Gli Uffici del Comune credo siano colmi delle sue lettere, delle sue petizioni e si conoscano i suoi numerosi interventi in tutte le pubbliche assemblee cittadine. Non a caso è stato citato in diverse pubblicazioni che di frazioni e di luoghi del piacentino si sono occupati. Qualche testo ha anche riportato infatti le sue osservazioni sulle criticità delle frazioni e le proposte avanzate per la soluzione dei relativi problemi. È un referente sicuro (oltre che Cavaliere è stato anche un Ufficiale dell’Esercito) per chiunque voglia documentarsi sulla storia delle Amministrazioni che si sono succedute negli ultimi trent’anni: delle loro promesse prima delle consultazioni e della loro latitanza dopo l’insediamento!
(Segue)

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