Da Roncaglia a Borghetto passando per Gerbido e il Capitolo: prosegue la storia delle nostre frazioni

Curiosità, ricordi e cenni storici di quegli agglomerati urbani che sorgono introno alla città: oggi nella terza puntata tocca alla parte est

Le immagini dei dipinti; Inceneritore e Ponte Alta velocità nella notte, sono di C. Sciascia

Terza puntata. Roncaglia, frazione lontana dal centro, di confine e dalle mille contraddizioni, ad iniziare dal nome. Tanto lontana da essere stata una specie di comune (Mairie) dal 1806 al 1821, grazie ad un decreto napoleonico.  Il termine Roncaglia può avere un’origine celtica da “run” collina o derivare dal termine romano “runcalis” luogo umido. Considerato il territorio di cui stiamo parlando, il cuore della pianura attraversata dal Po e dai suoi affluenti, è più logico accogliere la seconda, anche se l’uno non esclude l’altro, la toponomastica è spesso sovrapposizione di termini e significati, elisione e troncamento. La toponomastica latina trova maggiore giustificazione storica essendo una località attraversata proprio da una delle maggiori vie di comunicazione romane: la via Postumia che collegava Genova ad Aquileia. Altra contraddizione ritenerla la Roncaglia delle Diete. Quelle per intenderci che vanno dal 1154 al 1158. Nulla di più falso. L’unico territorio piacentino interessato dalle Diete del Barbarossa è Cotrebbia, dove sorgeva il monastero benedettino di San Pietro, come è ben testimoniato dall’opera di Fabio Bianchi: “Cotrebbia - Origine e storia di una comunità - “. Che dire di questa frazione di confine? Che è percorsa incessantemente da un traffico automobilistico e di autoarticolati, essendo attraversata dalla SP10? Di essere in prossimità della A21? Di soccombere alle esondazioni fluviali, come avvenne nel 2015? Ma di tutto questo parleremo in seguito, come anche della continua minaccia di essere invasa da un allargamento della logistica.

Gerbido, tra le frazioni rimane la più anonima, condannata a non avere avuto mai una sua personalità giuridico-amministrativa, è sempre stata una frazione. Prima di Roncaglia (1812-1821), poi di Mortizza (1821-1923), infine di Piacenza dal 1923 a oggi. Anonima nella stessa imprecisa denominazione topografica. Nessuna certezza nemmeno sudue colonne di granito che potrebbero essere collegate alla “Tagliata” che proteggeva il Castello di Pier Luigi Farnese che da tempo sono posizionate all'ingresso di un giardino a Gerbido, come riportato dall’articolo di Renato Passerini del 2 giugno c.a. La tagliata non arrivava certamente fino a Gerbido, ma lì potrebbero essere state trasportate. 
Ha chiuso i battenti la vecchia cooperativa ed il negozio alimentare. Chiusa la scuola elementare. Rimane la scuola materna, attrezzata e immersa nel verde e L’Ufficio Postale aperto però solo a giorni alterni. Unica nota positiva della frazione l’avere dato i natali, negli anni novanta, al coro “La Perfetta Letizia”. Adagiata su una striscia di terra che va dall’inceneritore, all’Autostrada, pardon alle autostrade la A21 (Torino-Brescia) e la A1 (Autosole), potrebbe essere considerata un simbolo dello sviluppo della Bassa, dove più la volontà che la realtà ne permettono la sopravvivenza. 

Borghetto, piccolo borgo lontano dalla città, è stata separata da qualsiasi altro centro abitato, allontanata quasi dal centro cittadino al di là di quanto la distanza reale ci faccia pensare. Frazione delimitata dalla via Emilia, dalle linee ferroviarie (la Milano-Bologna e la Piacenza-Cremona), dal torrente Nure, dalla strada provinciale 587 che porta a Cortemaggiore e dulcis in fundo attraversata dall’Alta Velocità. A proposito della valutazione dell’impatto ambientale previsto dalla legislazione vigente in materia di nuovi interventi edilizi, è significativo il caso della villa Radini Tedeschi, edificata nella seconda metà del XVII secolo, sottoposta a tutela della Soprintendenza, è stata attraversata proprio dalla nuova linea ferrata. Nel corso dei secoli è stato fatto di tutto per allontanarla dalla città. Ad onore del vero un tentativo di omologazione alla città è avvenuto: l’intervento di Alessio Tramello (l’architetto di Santa Maria di Campagna) che ha nel Settecento modificato la chiesa di San Giacomo Maggiore risalente al 1309!  

L’origine storica del Capitolo può farsi risalire alla realizzazione del cimitero in seguito alle Leggi napoleoniche. La chiesa di Santa Maria del Suffragio che sorge nell’area cimiteriale nobilita storicamente la frazione essendo stata costruita per volontà di Maria Luigia d’Austria e progettata dall’architetto Lotario Tomba.  Ovunque a Piacenza si nota la presenza di Lotario Tomba che è intervenuto, con la sua opera, sui più noti monumenti cittadini, da Santa Maria di Campagna a San Giovanni in Canale, dal Palazzo del Governatore al Teatro. Come non era riuscito Alessio Tramello ad avvicinare Borghetto alla Città, nonostante il suo intervento nella chiesa di San Giacomo, lo stesso dicasi per Lotario tomba: il Capitolo era e rimane una realtà lontana e diversa dal Centro cittadino. In questa frazione insistono tante realtà produttive che, se da una parte arricchiscono il tessuto economico della collettività, dall’altra scaricano sulla frazione stessa tutte le conseguenze negative. E non sono poche! Dalla Cementirossi alla Safta, dalla Finarda all’inceneritore, dall’autostrada alla Caorsana e dulcis in fundo: la logistica. Di tutto questo ne parleremo in modo più dettagliato in seguito. Adesso credo possa bastare, per chi non conosce bene il territorio, questo breve compendio riassuntivo.

Potrebbe sembrare ad un primo sguardo che la frazione di le Mose possa essere sorta intorno alla chiesa di San Giorgio Martire. Luogo di culto in bella vista che si affaccia sulla caorsana, la SS 10. Ma così non è. Potrebbe sembrare che possa essere sorta intorno alla chiesa di Santa Maria delle Mose, chiesa di origine romanica, ricostruita nel XV secolo. Ma così non è. La frazione potrebbe sembrare essere sorta intorno alla cascina San Savino, bene vincolato ma oramai fatiscente rudere abbandonato a se stesso. Ma così non è. Le Mose potrebbe avere origini coeve alla stessa città di Piacenza. Ce lo testimoniano i resti di una fornace romana, visibile dagli Uffici delle Dogane. Ma così non è. La verità è che la frazione di le Mose c’era già come centro abitato più di seimila e cinquecento anni fa. Ce lo testimoniano le ventisei tombe portate alla luce durante gli scavi per la realizzazione del capannone dell’Ikea. I resti rinvenuti fanno parte del Museo archeologico di Palazzo Farnese. Il sito credo sia stato cancellato! Riepilogando potremmo dire che pur essendo stata la più antica frazione di una città, che probabilmente non c’era ancora, è finita per esserne diventata la periferia più anonima e malsana. Logistica, Autostrade, strada Caorsana, insediamenti industriali (Astra, Mandelli), ex Ente Mostre oggi Piacenza Expo, il Palabanca, sono realtà che hanno reciso qualsiasi legame con la storia, antica e nobile, della frazione col proprio passato, facendola diventare, tra l’altro, un crocevia di degrado morale, che avrebbe fatto impallidire perfino gli autori dell’Enfer de la Bibliotheque National di Parigi!
(Segue)

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