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La maxi-raccolta / San Giorgio Piacentino

Dagli ampli di Stones e Oasis al flipper di Elton John: «La mia collezione da far scoprire ai giovani»

Centinaia di “pezzi d’autore” e migliaia di documenti radunati negli ultimi 35 anni del 67enne piacentino Mariano Freschi: «Il mio obiettivo è una casa del rock aperta a tutti»

Il cuore della collezione sono «i circa 180 Marshall d’epoca» con Stratocaster e Les Paul, ma nel tempo si sono aggiunti anche dischi autografati, poster, migliaia di documenti, memorabilia e pezzi iconici: dagli ampli di Stones e Oasis al flipper di Elton John, passando per la batteria dei Muse e l’anello che fu di Jimi Hendrix. Tutti rigorosamente sullo stesso tema: il rock. Un patrimonio ricercato e radunato da Marianno Freschi, 67enne piacentino, ora in cerca di una casa che possa ospitare – e soprattutto far scoprire a tutti – la sua raccolta: «Non un museo, vorrei che fosse un luogo dove incontrarsi e studiare questi documenti, per intenderci una Passerini Landi del rock».

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Prima funzionario commerciale, ora pensionato a San Giorgio piacentino, Freschi ha acquistato il suo primo pezzo da collezione ormai trentacinque anni fa. «Da adolescente suonavo la chitarra, poi il basso: sono stato un musicista davvero scarso della band parrocchiale della Santissima Trinità» spiega ridendo. La passione sfrenata per il "classic rock" non si è compiuta sotto i riflettori, ma ha trovato riscatto in altro modo: «Più o meno a 30 anni ho pensato di iniziare a collezionare gli amplificatori Marshall, che per me rappresentano più di qualunque altro oggetto il “rock duro”, quello dei Led Zeppelin o dei Deep Purple, concentrandomi soprattutto tra il 1966 e il 1969, gli anni anche dei Cream e di Jimi Hendrix. Nel mentre in Inghilterra mi sono imbattuto in tanti personaggi, vecchi leoni del genere, come Manfred Man, e ho iniziato a interessarmi sempre di più a questi reperti». Gli ampli compongono difatti solo una parte della raccolta che, seguendo lo stesso filone, si è poi estesa anche a periodi successivi e ad altre “reliquie”, passate tra le mani di Dire Straits, Pink Floyd, Simple Minds, The Who, Dr Feelgood, Sting, Motorhead, Muse e molti altri ancora. «Andavo ai concerti - racconta Freschi - per lo più alle prove o all’allestimento dello stage e cercavo di “raccogliere” quello che era stato sul palco: ampli, strumenti musicali o flight case, una "raccolta parallela" di oggetti delle band degli anni Sessanta, Settanta e oltre, fino ai Coldpaly».

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Come completamento della sezione amplificatori - «Tra i pezzi che considero più importanti ci sono un Vox Ac30 di Keith Richards (chitarrista dei Rolling Stones) del 1964 e un altro uguale degli Oasis, con cui loro e i Verve hanno inciso i primi dischi» - e “From stage”, ci sono i memorabilia, oggetti di vario tipo, indossati, usati o firmati dalle rockstar. Segue un archivio composto da circa 40mila documenti, fatto di reportage fotografici, diapositive, scritte, riviste d’epoca, in questo caso a partire dal 1966 al 1990, nato dalla «mania di conoscere le cose come le vedevano e raccontavano allora, e poi sono un accessorio complementare agli oggetti, perché l’intento era già quello di poter avere una location dove studiare il rock».

Un obiettivo ora diventato primario e che Freschi - fondatore dell'associazione "Made in Rock" - porta avanti con la ricerca attiva di uno spazio in grado di accogliere la collezione e le connesse attività di promozione e valorizzazione, pensando in particolare alle nuove generazioni. «Alcuni anni fa sono stato al liceo Classico e ho trovato una discreta percentuale di ragazzi che erano a conoscenza di questi gruppi, dei più famosi, come Pink Floyd e Led Zeppelin, ne sapevano più di me. I vecchi nostalgici, a cui appartengo anch'io, li accettiamo volentieri - conclude - ma l’obiettivo è portare i giovani, dare loro un luogo dove possano entrare in contatto con questo mondo, conoscerlo e studiarlo».

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