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Alessandro Di Mauro, ad di "Piacenza Servizi Cimiteriali"

Alessandro Di Mauro, ad di "Piacenza Servizi Cimiteriali"

«Dal 2018 il Comune non ci ascolta, le manutenzioni edili richieste non erano nella gara»

Parla Alessandro Di Mauro, ad di “Piacenza Servizi Cimiteriali”: «Potremmo risolvere la situazione in pochi giorni, ma con il Comune abbiamo perso le speranze e ci difenderemo». Ecco cosa non va nei rapporti con l'ente secondo il gestore

Cosa non va tra Comune di Piacenza e il gestore dei servizi cimiteriali, la società “Piacenza Servizi Cimiteriali” che dal 2017 (e fino al 2032) ha l’incarico di provvedere alla decina di strutture della città? Dopo le “cannonate” dell’Amministrazione Barbieri nei confronti del gestore, ritenuto responsabile di diverse mancanze – espresse durante la commissione 1 – parla ora Alessandro Di Mauro, amministratore delegato della Piacenza Servizi Cimiteriali, che chiarisce il punto di vista della società. 

  • Come mai siete arrivati a questo punto con il Comune? Sulla manutenzione quali sono le divergenze?

Sin dal 2018 abbiamo denunciato a più riprese la situazione della concessione cimiteriale che prevedeva, e prevede attualmente, un disequilibrio economico-finanziario. Tanto che noi firmammo il contratto solo dopo le raccomandazioni scritte della responsabile dell’epoca, la dottoressa Lidia Schiavi. Per il 2017 fu trovata una soluzione, successivamente non ci ha più ascoltato nessuno, il Comune ha preso tempo senza mai decidersi a svolgere un’istruttoria sui reali costi e ricavi della società concessionaria Piacenza Servizi Cimiteriali. Per quanto ci riguarda ci rendiamo completamente disponibili a dar corso ad un accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale Civile di Piacenza, con un ente terzo chiamato a decidere utilizzando tutti i documenti ufficiali. Più di così, lo diciamo con la massima disponibilità, non sapremmo che soluzioni proporre. Sulle manutenzioni è bene precisare che le divergenze riguardano quelle edili, non previste nel nostro piano economico finanziario presentato in sede di partecipazione alla gara pubblica. Qui non stiamo parlando di una manutenzione ordinaria come la sistemazione di un buco, che effettuiamo regolarmente e senza problemi, ma ci viene chiesto di bonificare amianto o di effettuare analisi fitostatiche sulle piante, operazioni che spettano solamente a tecnici specializzati.

  • Perché mancano all’appello 1,3 milioni di euro di canoni di concessione nei confronti del Comune?

Dal 2017 ad oggi abbiamo bonificato in totale 1.270.852,87 euro. Non dobbiamo dimenticare che il canone da versare al Comune, pari a circa 545mila euro all’anno (a cui aggiungere quello per il precedente concessionario di 267mila euro circa) fu accertato su ricavi annui stimati di circa due milioni di euro. La nostra società fattura in media un milione e 600mila euro all’anno con costi superiori a quelli previsti dal piano economico finanziario. Dunque succede che per soddisfare le richieste del Comune dovremmo paradossalmente indebitarci. Per questo è dal 2018 che siamo disponibili ad un’istruttoria tecnica da far svolgere a un ente terzo. In assenza di ciò non se ne uscirà mai.

  • Sempre il Comune sostiene che non avete coperto il debito nei confronti di Ireti, come indicato dalla gara.

Fermo restando argomenti più propriamente tecnico-giuridici che qui sarebbe improprio toccare, la quota maturata ad oggi è coperta quasi al 100% da una riduzione di almeno 700mila euro del debito originario, come previsto dalla determina dirigenziale firmata dalla dottoressa Schiavi nel 2018 e dalle operazioni d’esumazione con disinteresse della famiglia (quindi senza che un parente si faccia carico del costo), scadute durante la vigenza contrattuale del precedente concessionario ma da quest’ultimo non eseguite. Stiamo parlando di situazioni ufficiali, verbalizzate nella consegna del servizio in avvio di concessione. Altra cosa è chiedersi perché, almeno su questo punto, il Comune non sia d’accordo con noi. Ma questa domanda va fatta ai responsabili dell’Amministrazione.

  • Cos’è successo alla fidejussione “bulgara”? Perché non è più ritenuta valida? 

Tecnicamente è valida, come ci hanno scritto i broker a cui abbiamo posto il quesito, ma il Comune ci ha comunque chiesto di sostituirla, per avere una compagnia più affidabile. Noi abbiamo acconsentito immediatamente, ma per perfezionare la modifica il Comune dovrebbe necessariamente compilare un modulo dove dichiara l’assenza di sinistri. In mancanza di ciò, non esiste una compagnia che accetti di subentrare ad un’altra. Per questo dunque stiamo attendendo un atto dell’Amministrazione. Quando sarà in nostro possesso, la fidejussione verrà modificata.

  • Cosa intendete fare ora nei confronti del Comune?

Personalmente ho perso le speranze che il Comune voglia analizzare i veri numeri della concessione. Se lo facessero risolveremmo la questione, con il Codice appalti alla mano, in pochi giorni trovando una soluzione conciliativa e soddisfacente innanzi tutto per il Comune. Per quanto ci riguarda ci difenderemo e soprattutto difenderemo la nostra buona fede cercando, nel nostro piccolo, di non danneggiare mai la comunità piacentina e le aree sacre che nulla c’entrano in questa disputa contrattuale.

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