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Michela Foppiani e Marcello Massoni

Michela Foppiani e Marcello Massoni

Dal laboratorio di Mucinasso agli hotel di Bulgari: «Nelle ceramiche trasmettiamo anche la bellezza dei nostri luoghi»

I piacentini Marcello Massoni e Michela Foppiani da vent’anni “in trasferta” a Bali per l’arte della ceramica. La loro azienda oggi conta un centinaio di dipendenti: «Qui abbiamo trovato una fortissima artigianalità che in Italia si sta perdendo»

«Piacenza ha delle cose meravigliose, luoghi che ti restano dentro e quella bellezza in qualche modo la trasmettiamo nelle nostre ceramiche». Vent’anni di vita trascorsi a oltre 11mila chilometri di distanza non hanno fatto dimenticare a Marcello Massoni la propria città. Ne sono prova non solo i 1400 anolini preparati per le feste natalizie nonostante il clima estivo indonesiano, ma anche l’interpretazione del suo stesso lavoro: «Gli occhi di un italiano sono abituati alla bellezza, abbiamo portato con noi un grande bagaglio estetico e culturale». Il bagaglio li ha seguiti fin dall’altra parte del mondo, dove i piacentini Marcello Massoni e Michela Foppiani - 53 e 48 anni - fondatori di Gaya Ceramic con l’imprenditore reggiano Stefano Grandi, si sono trasferiti nel 2001. Oggi l’azienda ha un centinaio di dipendenti e lavora in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia, ma all’inizio c’erano solo un piccolo laboratorio a Mucinasso e il desiderio condiviso di «vivere di quello». «Partire fu una scelta difficile – ricorda Massoni. «Dopo la laurea in scienze politiche ho iniziato a lavorare in una ditta di metalmeccanica, ma non ero soddisfatto. Michela invece – lei è il nostro direttore creativo - ha studiato all’Accademia di Brera. Insegnava discipline plastiche e aveva un piccolo spazio per la scultura a Mucinasso. Ho capito che era anche la mia passione, ho iniziato a frequentare dei corsi di ceramica e ho lasciato il posto in azienda. Volevamo che fosse il nostro lavoro». Una speranza che si fa più concreta con la partecipazione al Salone del mobile di Milano. «Nel 2000 un buyer di Armani ha selezionato alcuni dei nostri pezzi per una collezione e nel 2001 abbiamo conosciuto Stefano Grandi, che ci ha invitati ad apire un laboratorio di ceramiche a Bali, dove aveva già altre attività. Lui avrebbe messo il capitale e noi il nostro tempo; alla fine ci siamo detti perché no? Quando siamo arrivati abbiamo visto che c’erano delle potenzialità e abbiamo cominciato». Per due anni la coppia fa ancora avanti indietro con l’Italia, poi arriva un’altra occasione. «Il lavoro è scoppiato con un cliente importante come Bulgari - prosegue Massoni - per caso abbiamo conosciuto gli architetti che stavano costruendo il loro albergo a Bali e siamo stati assunti come consulenti estetici e culturali per il progetto, una sorta di direzione artistica, che va dalla scelta dei rivestimenti a quella degli oggetti; è stato un grande trampolino di lancio perché siamo entrati nel circuito dell’ospitalità e dell’alberghiero - in pieno boom - e abbiamo continuato a crescere».

L'installazione al Phoenix Central Park di Sidney-3

L’artigianalità, in bilico tra arte e design, non è stata messa in discussione: «Facciamo tutto a mano, compriamo i minerali, gli elementi necessari e li raffiniamo nel nostro impianto; realizziamo la porcellana, il grès, gli smalti, creiamo dai 6mila agli 8mila pezzi al mese. Abbiamo una collezione, ma la maggior parte della nostra attività è su progetto». I committenti, come spiega l’imprenditore, sono soprattutto ristoranti, alberghi e privati, duramente colpiti dall’emergenza Covid-19. «Per il settore turistico è stato un disastro, il 70% del business di Bali è basato su quello e ora è diventata un’isola fantasma, anche noi ne abbiamo risentito parecchio. La fortuna è stata quella di lavorare molto a livello internazionale e questo ci ha fatto andare avanti nonostante la pandemia; siamo riusciti a non licenziare nessuno». Le sfide però non sono mancate. «A Natale 2019 una grande collezionista australiana d’arte asiatica ci ha chiesto di realizzare per il Phoenix Central Park di Sidney un’installazione sospesa, alta cinque piani (un dettaglio nella foto sopra). Non era più possibile andare là di persona, quindi abbiamo fatto tutto in remoto, con videoconferenze, prove, modelli, dati; poi abbiamo inscatolato e spedito ogni singola parte con tutte le istruzioni specifiche e una squadra l’ha montata». Non sono gli unici cambiamenti indotti dall’emergenza: «A Bali c’è il vantaggio di poter vivere prevalentemente all’aperto, ma ovviamente questa situazione un po’ ci preoccupa; anche qui è iniziata la campagna vaccinale, aspettiamo di capire come evolverà - spiega Massoni. «A Piacenza abbiamo genitori, fratelli e nipoti, nel 2019 tutta la famiglia ci aveva raggiunto qui e di solito in estate torniamo a casa per cinque o sei settimane. Ora purtroppo è più di un anno che non ci vediamo».

Marcello Massoni-3

Legami importanti, mantenuti anche nello sguardo e nell’approccio creativo al proprio lavoro. «Siamo sempre stati attenti alla storia e all’estetica italiana, nel nostro Paese siamo abituati a convivere costantemente con la bellezza, la incontriamo ovunque - aggiunge l’imprenditore - anche in una città "piccola" come Piacenza; basti pensare al centro storico, alle chiese, a Palazzo gotico, alle valli, al Trebbia. Immagini che restano ed entrano nel “cocktail” della nostra estetica». Anche il luogo di adozione gioca un ruolo molto importante. «Qui abbiamo trovato una fortissima artigianalità che da noi si sta perdendo, in Italia un’attività di questo tipo al momento sarebbe impossibile da sostenere. Ci piacerebbe però avere lì una base logistica per distribuire la nostra produzione in Europa». Per ora le origini si accontentano di portarle in tavola: «In congelatore abbiamo ancora parte degli anolini preparati per il Natale e le nostre mamme, quando in passato sono venute qui a Ubud, hanno insegnato anche alle ragazze che ci aiutano tutti i piatti principali: pisarei e fasò, tortelli con la coda e anche la torta fritta. Sotto questo aspetto non ci manca nulla» conclude ridendo.

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