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Mercoledì, 18 Maggio 2022
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Dante a Piacenza nel 1320 tra incantesimi e magia

Nell’anno centenario di Dante sbuca fuori una notizia che per Piacenza è davvero incredibile e che abbiamo voluto capire andando a spulciare fonti scritte che l’hanno trattata

Nell’anno centenario di Dante sbuca fuori una notizia che per Piacenza è davvero incredibile e che abbiamo voluto capire andando a spulciare fonti scritte che l’hanno trattata. Tutti gli storici e studiosi che ne hanno parlato lo han fatto su riviste e libri abbastanza di nicchia cioè non d’interesse popolare ed è per questo che la notizia ha un sapore ancor più curioso essendo avvenuta l’anno prima della sua morte.

Pare infatti che Dante Alighieri nel 1320 fosse a Piacenza: la cosa è già una notizia in se ma quello che strabilia è che era qui in città in qualità di “mago” per preparare un sortilegio malefico, e colui che doveva esserne colpito a morte era niente di meno che il papa del suo tempo Giovanni XXII residente ad Avignone.

Abbiamo voluto seguire questa notizia sfogliando le fonti attendibili e storiche dove noteremo una certa difficoltà ad accettarne il fatto, non fosse altro per la strana e insolita veste che al Sommo Dante viene affibbiata ed è per questo che le citeremo e confronteremo per verità di cronaca. Fatto sta però che c’è una fonte inattaccabile su tutti i fronti: una pergamena conservata nell’Archivio Vaticano e rinvenuta, pubblicata e studiata da Giuseppe Iorio nel 1895 che si riferisce ad una testimonianza giudiziale contro ai milanesi Matteo e Galeazzo Visconti quest’ultimo signore temibile di Piacenza e soprattutto lo fu con la parte nemica “guelfa” come è noto.

Sul Giornale storico della letteratura italiana del 1883 la nota bibliografica dice “G. Iorio, Una nuova notizia sulla vita di Dante, desunta da una pergamena dell’Archivio Vaticano che reca due atti notarili in data 9 febbraio e 11 settembre 1320, facenti parte del processo istituito contro Matteo e Galeazzo Visconti per tentato sortilegio verso il papa Giovanni XXII”. Dalla testimonianza pubblicata si deduce che nel giugno del 1320 Dante era a Piacenza e colui che è posto sotto interrogatorio è il prete milanese Bartolomeo Cagnolati che era subito poi fuggito ad Avignone dal papa per raccontare il fatto cui era stato testimone in prima persona.

Per brevità ecco il succo dei fatti: nell’atto formale del 9 febbraio il prete giurò che verso la metà del 1319 fu chiamato a Milano da Matteo Visconti e poi dal figlio Galeazzo al Castello di Maleo, “non molto lontano da Piacenza” dove gli venne proposto di far un incantesimo mortale sopra al papa usando un feticcio d’argento che lo raffigurava.

Il Cagnolati fuggì ad Avignone e raccontò tutto al papa quindi se ne tornò ma stavolta venne messo in prigione dal Visconti a Milano per 42 giorni e liberato grazie ad alcuni nobili che fecero intercessione per lui, quindi è convocato al castello di Maleo in territorio lombardo da Galeazzo che, secondo appunto gli atti Vaticani, gli racconta “feci ad me venire Magistrum Dante Aleguero de Florencia” per far sortilegio usando una statuetta feticcio, ma il prete milanese se ne ritorna dal papa e di nuovo riferisce del secondo complotto che ovviamente non ebbe nessun effetto.

Quello che è interessante sono le analogie con i nostri tempi nei quali ad esempio sappiamo di millantate e false accusa mosse da personaggi della malavita a uomini poi risultati completamente innocenti dopo traversie giudiziarie. E’ assodato che i due Visconti usarono della chiara fama di Dante per cercar di convincere anche il Cagnolati ad assecondarli in questo atto ed è un chiaro millantare perchè mai i due ebbero a che fare realmente col Sommo Poeta.

La cosa che molti studiosi avvallano è il fatto che quasi certamente Dante per certi suoi proprii affari sia stato anche in Piacenza per qualche tempo ma nulla di più di questo può esser dato per certo. Infatti il fatto vero e storico del conflitto tra il papa Giovanni XXII ed i Visconti è accertato e accettato così come questo maldestro tentativo di fare un sortilegio andando a millantare l’aiuto del Poeta, e che le fonti trattano apertamente. Ad esempio nel libro “Dante scolaro e maestro” del 1929 si legge che “si crede che Dante fosse a Verona nel 1320, quando fu invitato a Piacenza da Galeazzo Visconti per il sortilegio contro Giovanni XXII”; in “Dante in esilio” di Cesare Marchi del 1964 leggiamo “davanti ad un tribunale ecclesiastico, formato da due cardinali e da un abate, il chierico milanese Bartolomeo Cagnolati, prestato regolare giuramento racconta quanto segue...”. Indro Montanelli in “Dante e il suo secolo” scrive che il “Cagnolati venne invitato da Matteo Visconti, che gli attribuiva poteri occulti, ad usarli contro il Pontefice...”; nel 1928 Arturo Pompeiati scrive “lasciamo stare il viaggio di Dante a Piacenza del 1320... la leggenda però è importante perchè ci presenta un Dante presunto mago, per la credenza allora diffusa che il sapere potesse procurare potenze...”; il Bollettino della Società Dantesca italiana del 1916 così dice “appare Dante come maestro di magia... non si può dedurre nemmeno che il poeta nel 1320 fosse a Piacenza...” ed anche il Bollettino Storico Piacentino del 1908 si occupò del fatto in modo critico e non ultimo appunto Giuseppe Iorio che ha rinvenuto la pergamena vaticana e che nel 1895 pubblica un ottimo articolo sulla faccenda in “Nuovi studi sulla Divina Commedia” così come si legge ampiamente di questo fatto nel 1912 in “Dante vol. 3 ” per la cura del noto filologo Nicola Zingarelli.

Insomma nomi importanti di studiosi danteschi ebbero a capire e scrivere sul caso che però rimase circoscritto e sconosciuto alla classica storiografia piacentina che raramente l’ha trattata, ma rimane invece una curiosissima notizia che ci fa stupire di come il potere di quei secoli medievali si servisse di ingiuriose falsità per accresce e mantenere il predominio su territori e persone.

Umberto Battini

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