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Disturbi del comportamento alimentare, lunedì 15 marzo è la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla

Nel 2019 sono state 1.843 in Emilia-Romagna le persone assistite, il 90,7% di sesso femminile. Quasi un terzo nella fascia d’età 18-25 anni

 “Coloriamoci di lilla”, perché non vengano meno l’impegno e la consapevolezza nei confronti delle problematiche legate ai disturbi dell’alimentazione, come anoressia e bulimia.

È l’invito della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, in calendario lunedì 15 marzo: un’occasione per riflettere su una tipologia di problemi sempre più presenti tra giovani e giovanissimi (l’esordio avviene generalmente in età evolutiva), e che coinvolgono inevitabilmente, oltre a ragazze e ragazzi, le loro famiglie. Nel 2019 in Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini, sono stati più di 1.800 i pazienti – alcuni dei quali molto giovani – presi in carico per disturbi del comportamento alimentare, oltre il 90% donne.

Un tema su cui la Regione, con il suo servizio sanitario, è impegnata da tempo, con equipe interdisciplinari di professionisti presenti in ogni territorio provinciale, e un lavoro di rete con i centri di cura specializzati, le associazioni di volontariato e naturalmentele famiglie.

«Contrastare il disagio, il senso di abbandono e di solitudine che queste problematiche portano con sé: la qualità di una sanità si misura anche sulla sua capacità di rispondere a tematiche di questo tipo, lavorando sulla prevenzione e sulla presa in carico tempestiva delle singole situazioni, quando si presentano- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Sul fronte dei disturbi alimentari come Regione ci muoviamo con iniziative di sensibilizzazione e informazione a partire già dall’infanzia e dall’adolescenza, ad esempio con il programma ‘Okkio alla salute’, per proseguire poi nell’età adulta. E laddove c’è una situazione critica, attiviamo tempestivamente un approccio multiprofessionale, che coinvolge anche la famiglia, affinché nessun aspetto della presa in carico venga tralasciato e per assicurare la continuazione del percorso anche dopo la fase acuta».

Giovane e di sesso femminile: l’identikit di chi soffre di disturbi del comportamento alimentare

Nel 2019 sono stati 1.843 i pazienti presi in carico per disturbi del comportamento alimentare, tra Centri di salute mentale (1.481) e Neuropsichiatrie dell’infanzia e dell’adolescenza (362). Sul totale, 1.671 (vale a dire il 90,7%), è di sesso femminile, mentre i maschi sono 172 (il 9,3 %). La percentuale maschile sale leggermente (e raggiunge il 14%) tra i giovani seguiti nelle Neuropsichiatrie dell’infanzia e dell’adolescenza. Per quanto riguarda le fasce d’età, i tre quarti di questi pazienti (1.410, pari al 76,5%) si colloca nei “trent’anni di vita” che vanno dai 14 ai 45 anni; quasi un terzo (565, il 30,7%) si concentra nella fascia d’età tra i 18 e i 25 anni: i cosiddetti “sette anni neri” dei disturbi alimentari. Alcune situazioni diventano così gravi da richiedere il ricovero ospedaliero: circa 500 l’anno. Ma la possibilità di uscirne c’è: sempre nel 2019, sono stati 419 i pazienti dimessi per aver superato il problema.

Disturbi dell’alimentazione, l’impegno della Regione

La normativa nazionale indica il trattamento ambulatoriale come livello di elezione per i Disturbi del comportamento alimentare. Il modello organizzativo proposto dalla Regione Emilia-Romagna è quello dei programmi/Pdta (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale) delle Aziende Usl e delle Aziende Ospedaliero-Universitarie, in una logica di “rete” tra servizi e con il cittadino “al centro” della cura.

Il modello prevede in ogni territorio provinciale un’équipe interdisciplinare come nucleo e centro unificatore del sistema di cura, ovvero come responsabile della continuità e coerenza dei trattamenti nei diversi livelli di cura, nonché dei rapporti con i centri specializzati e con le strutture della rete dei servizi sanitari (psichiatrici e medici). Nel modello trovano integrazione funzionale la componente pubblica e quella privata accreditata.

Di fatto, le persone con anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata e altri disturbi del comportamento alimentare, sia minorenni che maggiorenni, sono assistite da équipe multiprofessionali costituite da psicologi psicoterapeuti, psichiatri, medici nutrizionisti, dietisti, infermieri, neuropsichiatri infantili.

I trattamenti per la cura - sia della componente fisica che di quella psichica del disturbo - avvengono con trattamento ambulatoriale, riabilitazione psico-nutrizionale in day hospital o in residenza, ricovero ospedaliero per emergenze metaboliche. Tra le prerogative del servizio offerto vi è anche un’attenzione alle famiglie dei pazienti, specie se minorenni, con attività di sostegno al fine di rendere i genitori co-terapeuti, cioè parte integrante del processo di cura. Molto stretta anche la collaborazione con le associazioni di volontariato e auto-aiuto con cui viene svolto un lavoro di rete, soprattutto nell’ottica della sensibilizzazione a questi temi.

Proprio in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, sul portale Salute della Regione c’è una sezione tematica - all’indirizzo https://salute.regione.emilia-romagna.it/salute-mentale/percorsi-di-cura/dca - aggiornata su queste problematiche. All’interno ci sono i riferimenti dei servizi (Ausl e Aosp) e l’elenco delle associazioni attive sul territorio che operano sul problema dei disturbi del comportamento alimentare.

Cosa sono i disturbi alimentari

I Disturbi del comportamento alimentare (Dca), denominati anche “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”, intesi come anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare con altra specificazione e il disturbo da alimentazione incontrollata, sono severi disturbi mentali a origine multifattoriale. Riguardano il cibo, il peso e il vissuto corporeo, che viene influenzato da un’immagine fortemente distorta. Nei Dca si intersecano problematiche di tipo biologico, psichico, familiare e socio-culturale; per questo necessitano di trattamenti specializzati da parte di équipe che lavorano in modo integrato. Tipicamente questi disturbi hanno l’esordio in età evolutiva e colpiscono maggiormente la popolazione femminile. Talvolta, sono associati ad altre condizioni psicopatologiche (disturbi dell’umore, d’ansia, ossessivo-compulsivi, di personalità, abuso di sostanze).

Si tratta pertanto di disturbi gravi, con rischio di cronicizzazione e anche di mortalità (in particolare per quanto riguarda l’anoressia), o complicanze organiche rilevanti. È importante l’intercettazione precoce dei disturbi per una maggiore efficacia del trattamento e una migliore prognosi; l’intervento nelle prime fasi del disturbo da parte dell’équipe multiprofessionale può avvenire grazie al contributo di pediatri di libera scelta e medici di medicina generale, e di associazioni di volontariato, scuole e famiglie.

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