Docu-film sulla congiura contro Pier Luigi Farnese del 1547, grande successo per la proiezione nella Sala del Duca

La Sala del Duca in Santa Maria di Campagna è riuscita a malapena ad accogliere le tante persone intervenute alla proiezione del docu-film sulla congiura contro i Farnese del 1547. Nel suo intervento introduttivo Laura Bonfanti ha ricordato che la Basilica di Campagna era la chiesa dei Farnese

Un momento della proiezione

La Sala del Duca in Santa Maria di Campagna è riuscita a malapena ad accogliere le tante persone intervenute alla proiezione del docu-film sulla congiura contro i Farnese del 1547. Nel suo intervento introduttivo Laura Bonfanti ha ricordato che la Basilica di Campagna era la chiesa dei Farnese: «Fu lo stesso Pier Luigi a concedere il tempio ai frati francescani. Il duca si cambiava d’abito proprio in questa sala e poi seguiva la messa, attraverso le grate, nel corridoio dei confessionali (prima tappa del percorso della Salita al Pordenone, ndr), a riprova che il timore di subire agguati era alto». La dottoressa Bonfanti ha anche fatto cenno alle iniziative messe in campo dall’Istituto di credito di via Mazzini nel 2007, a 460 anni dall’uccisione di Pier Luigi Farnese, per ricostruire con rigore scientifico fatti e misfatti della cospirazione contro il primo duca di Piacenza e Parma, alla luce del ritrovamento degli atti del “processo” in morte del duca, che si aprì a Roma l’anno successivo all’assassinio per volontà del padre Papa Paolo III.

Molto apprezzato il filmato per il suo rigore storico e la chiarezza di esposizione. “Piacenza 1547. Una congiura contro lo Stato Nuovo” è il titolo della pellicola prodotta da “Storia in rete srl” per conto della Banca di Piacenza. Il film - curato da Fabio Andriola per la regia di Alessandra Gigante - si apre con un’affermazione: “Difficile a volte capire chi siano i vincitori e chi i vinti”. In effetti, la congiura piacentina che portò all’uccisione di Pier Luigi Farnese (10 settembre 1547) fu una sciagura per Piacenza (in quanto, la capitale venne poi dai Farnese trasferita a Parma). La congiura fallì, sul piano politico: il Ducato, infatti, continuò e - con esso - la camicia di forza che sempre l’unione (innaturale) a Parma costituì per noi, soffocando il nostro sviluppo, legato storicamente ai riferimenti di Milano e di Genova.

Grazie alle preziose testimonianze di Aldo G. Ricci, sovrintendente all’Archivio centrale dello Stato, del compianto Ferdinando Arisi e di un altro piacentino, il saggista Marco Bertoncini, il filmato (voce narrante Piero Bernacchi, musiche di Luigi Maiello) parte dalla contestualizzazione dello storico conflitto fra Carlo V (impero) e Paolo III (il Papa). In palio, il ducato di Piacenza e Parma. Ma lo storia fa un passo indietro e torna ai giorni in cui Alessandro Farnese, negli ultimi vent’anni del 1400, otteneva sempre maggiori poteri ecclesiastici. Alessandro aveva tre figli: Costanza, Pier Luigi e Ranuccio. Per i due maschi pensava ad una gloriosa carriera militare. Nel 1534 lo svolta: il cardinale Alessandro Farnese diventa Papa con il nome di Paolo III. Pier Luigi fece il soldato per tutta la sua vita. Al servizio dell’Impero si distinse per le efferatezze sul campo di battaglia. Paolo III nominò il figlio confaloniere della Santa Romana Chiesa. A quel punto del docu-film il dott. Bertoncini, facendo un suggestivo parallelo fra Pier Luigi Farnese e Cesare Borgia, descrive il primo come una “tipica figura rinascimentale”: era figlio di un Papa, aveva fatto la carriera militare e aveva in mente uno Stato nuovo. Giugno 1545: un nuovo ed infruttuoso incontro fra Paolo III e Carlo V, spinge il primo a consegnare il ducato di Piacenza e Parma al figlio Pier Luigi. L’arrivo di un Farnese a Piacenza scolvolse gli equilibri politici lungo la Via Emilia. Il governo di Pier Luigi diede fastidio ai feudatari piacentini: segnava infatti l’avvento dello Stato centralizzato. Nonostante il progetto, in parte riuscito, di riformare ogni settore della vita pubblica, il duca con il tentativo di limitare il potere dei feudatari decretò la sua stessa morte, che poi avvenne per mano di Giovanni Anguissola, congiurato insieme ai fratelli Pallavicino, ad Agostino Landi e a Giovan Luigi Confalonieri. Il filmato racconta nei dettagli l’efferato delitto e i giorni successivi all’assassinio. Due le versioni accreditate sul recupero del cadavere, gettato in un primo tempo nel fossato da una finestra del Palazzo: per qualcuno fu Barnaba dal Pozzo (amico, tra l’altro, del Pordenone) a recuperare il cadavere per trasferirlo in Santa Maria degli Speroni, l’attuale S. Fermo; secondo altri, furono invece i frati francescani a recuperare il cadavere nel fossato e a portare il corpo del duca in Santa Maria di Campagna, dove - è acclarato - rimase sepolto per un anno e mezzo, prima di essere traslato all’Isola Bisentina, sul lago di Bolsena, facente parte del ducato farnesiano di Castro.

Dato il successo e l'interesse, il filmato sarà proiettato anche sabato 5 gennaio alle 21 in Santa Maria di Campagna. Seguirà una tavola rotonda sul famoso fatto che segnò la storia di Piacenza.

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