Piacenza capitale mondiale dei droni per le emergenze e il soccorso

Rescue Drones Network, presentato il progetto sull’uso degli aeromobili a pilotaggio remoto nelle emergenze, nel soccorso e nella ricerca di persone. Una realtà strutturata unica in tutto il mondo che potrebbe diventare modello in tutta Europa. Tiramani: «I fondatori chiedono regole certe, protocolli e metodologie standard per poter operare». Simulato il trasporto di una sacca di sangue. A Piacenza la formazione dei piloti di Apr (pilotaggio remoto) dei vigili del fuoco

Un drone adibito al trasporto di sangue

Piacenza potrebbe essere la capitale mondiale dell’uso dei droni per le emergenze e il soccorso. Rescue Drones Network (Rdn) ha visto la luce, il 13 ottobre, davanti a una platea di tecnici, ingegneri, piloti, fisici, medici: 120 persone qualificate e certificate provenienti da tutt’Italia. Un pezzo di futuro che si è riunito per tutto il giorno nella sala Consiglio della Provincia. «Questo - ha affermato il piacentino Gian Francesco Tiramani, che è direttore operativo del network - è il primo esempio al mondo di un network strutturato. Ora dobbiamo andare avanti per ottenere regole che valgano in tutta Italia e in Europa, creare protocolli standard e metodologie uguali per chi lavora nell’emergenza e nel soccorso». E Piacenza, in futuro, potrebbe avere un ruolo anche nella formazione specialistica, con un possibile uso di una parte dell’aeroporto di San Damiano dove verrebbero brevettati i piloti di Ape (Aeromobili a pilotaggio remoto) appartenenti a diverse forze dello Stato, a partire dai vigili del fuoco. Il pilota, è stato sottolineato, è uguale a un pilota di aereo, e deve rispettare tutte le regole del volo. Solo che ha i piedi per terra. E alla giornata erano presenti membri di Enac (Ente aviazione civile) ed Enav (Assistenza al volo).

L’Italia, insomma, fa scuola e la sua fama attraversa l’Oceano: dalla Florida, il gruppo è stato contattato - ma non è potuto andare - per essere utilizzato dopo l’arrivo degli uragani.

E una dimostrazione pratica di quello che si può fare con i droni è stata data nel pomeriggio: un drone, attrezzato per questo uso e da tempo sperimentato, ha trasportato una sacca di sangue dal cortile della prefettura a piazzetta Tempio (si sarebbe dovuto farlo in ospedale, ma occorrevano autorizzazioni per il volo che richiedevano tempo). In futuro è previsto che il drone possa trasportare plasma e piastrine direttamente negli ospedali, in modo automatico. Il risparmio di tempo e denaro è assicurato, ma gli studi proseguono soprattutto per la temperatura del sangue che deve essere costante durante il trasporto.

IL SANGUE IN VOLO
Il progetto è nato dalla società ABZERO, società di Giuseppe Roberto e Andrea Cannas, uno spin off dell’Istituto superiore Sant’Anna di Pisa. Qui si sono unite due competenze, quella tecnologica e quella medica con Fabrizio Niglio, direttore dell’Unità operativa di immunoematologia e trasfusione sangue di Piombino e Pontedera-Volterra.

Due le sessioni. Al mattino, dedicata ai soci, sono state presentate le diverse possibilità di impiego dei droni in vari contesti: dalle emergenze dovute alle calamità, al soccorso, alla ricerca di persone in terra o in mare con l’uso di termocamere. E’ stato poi votato il consiglio direttivo, il cui presidente è Salvatore Caliendo, affiancato dai due vice Carlo Facchetti e Luca Tagliagambe. Caliendo si è detto sicuro che il progetto avrà un futuro e ha sottolineato le tante professionalità che compongono Ron. Anche lui ha sottolineato come sia fondamentale creare un parco di norme che consentano l’uso dei droni per le emergenze.

L’APPOGGIO DELLA POLITICA
Insomma, non si è parlato di giochi o di documentari, ma di professionisti del volo che si mettono a disposizione della Protezione civile, in cui vogliono essere integrati così lo chiedono per il sistema di urgenza ed emergenza delle Ausl. Il pomeriggio ha visto la sessione pubblica. Alla presenza degli amministratori locali Francesco Rolleri, Paolo Mancioppi, dei parlamentari Elena Murelli e Pietro Pisani, oltre che rappresentanti delle Forze di polizia, è stato spiegato il network e poi in diretta è stata fatta vedere la dimostrazione del trasporto della sacca di sangue. Pisani ha assicurato l’interesse del Parlamento: «Gli operatori, con tante competenze diverse, ci chiedono di agire entro delle regole. Sono sicuro che il Governo il Parlamento siano disponibili a supportare questo progetto».

GLI OBIETTIVI
La mission delNetwork sarà quella di dare un supporto “sul campo” nelle emergenze e nel soccorso: ricerca di persone scomparse con termocamere, supervisione dall’alto di incidenti stradali o ferroviari, controllo degli incendi al monitoraggio delle frane, ispezione preventiva di strutture alla documentazione forense post-evento, interventi in emergenza per terremoti, ed alluvioni al trasporto di ripetitori telefonici e sistemi di amplificazione per comunicare con la popolazione, trasporto del sangue a quello dei medicinali.

Una rete di professionisti che opereranno seguendo protocolli di intervento studiati e standardizzati, inseriti adeguatamente nei sistemi locali, nazionali ed internazionali di gestione del soccorso e delle medio-macro emergenze. Ma, come ha sottolineato Tiramani, Rdn sarà anche un incubatore per la ricerca e lo sviluppo. Un progetto che ha già valicato i confini italiani e che a gennaio potrebbe essere presentato a Madrid, nel corso della conferenza dell'aviazione civile.

IL FUTURO E LA TECNOLOGIA
Un altro progetto che ha attirato l’attenzione è stato il sistema Sara (ricerca e soccorso in mare) della società Topview di Alberto Mennella. Il sistema, cofinanziato con fondi europei Horizon 2020, prevede l’uso di un drone collegato a una cavo. Il drone è trasportato da una nave. Il cavo fornisce alimentazione illimitata al drone e nelle stesso tempo consente il passaggio dei dati. La ricerca delle persone è la parte più delicata e le difficoltà consistono nel rilevamento della temperatura corporea - attraverso sempre termocamere - di un corpo in acqua. Il sistema è stato testato dalla Guardia costiera italiana e polacca. Se venisse certificato potrebbe essere usato anche dalle missioni europee Frontex e Sofia nella gestione dell’immigrazione e dei soccorsi.

CONCLUSIONI
Al termine, Tiramani ha ricordato a tutti gli obiettivi, ma anche la necessità di far presto per definire norme, protocolli e metodologia di impiego con le altre realtà della galassia del soccorso. E poi un’anomalia tutta italiana: un ente legato al volo chiede ai droni di dare la loro posizione nello spazio aereo, attraverso dei trasfonder, mentre un altro ente gli vieta di comunicare. Ecco, tutto questo deve essere cancellato in breve tempo.

Guarda il video - il drone trasporta sangue

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