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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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«Ecco i punti deboli della sanità piacentina nell'emergenza Covid. Chiediamo risposte all'Asl»

Lettera del Coordinamento dei Comitati per la salute e la medicina territoriale di Piacenza: «Lo scorso 26 ottobre il direttore Luca Baldino ha presentato il piano di riorganizzazione dei servizi sanitari. In esso viene enunciato il potenziamento della medicina territoriale, ma a ben cercare risulta poco comprensibile in che cosa consista»

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta al direttore generale dell'Asl Luca Baldino da parte del Coordinamento dei Comitati per la salute e la medicina territoriale di Piacenza

Abbiamo letto articoli rassicuranti sulle misure che il direttore Baldino, Ausl di Piacenza, ha previsto per rendere efficace la risposta al contagio Covid 19. Sono entrate in funzione 32 Unità Sanitarie Continuità Assistenziale (Usca), che a particolari condizioni intervengono a domicilio, evitando i ricoveri quando non sono indispensabili. E’ rassicurante sapere che il paziente, noi utenti, con questa organizzazione, entro 36 ore dalla chiamata al proprio medico di medicina generale riceverà la visita sanitaria, se occorre farà il tampone o sarà ospedalizzato. C’è però un passaggio da non trascurare: che i medici di medicina generale (Mmi) ci siano, cioè che il loro posto non sia scoperto per pensionamento o per quarantena da Covid 19. Come purtroppo si sta verificando. Quanti posti scoperti di Mmg sul totale ci sono attualmente?

Registriamo, purtroppo, un altro punto debole nella risposta a questa seconda ondata emergenziale dovuto al carico dei contagiati ricoverati nelle strutture ospedaliere, costrette così a sospendere, rinviare o passare alla sanità privata esami, visite, cure e ricoveri per altre patologie non meno importanti. Ciò denota una fragilità che poteva essere risolta nei mesi precedenti con investimenti anche in personale e dotazioni a potenziamento dell’intera rete ospedaliera territoriale, magari preparandosi, in caso di emergenza, all’allestimento di punti covid esterni ai presidi ospedalieri esistenti, come proposto da diversi soggetti.
Come è possibile notare, pur riconoscendo l’utilità di alcuni interventi positivi (vedi Usca), sono diversi e importanti i punti di debolezza nella gestione emergenza CV19, un po’ troppo leggermente sorvolati dalla direzione Ausl.

Ma per il resto? Una sanità che vuole definirsi d’eccellenza dovrebbe in tutti i suoi comparti e su tutto il territorio fornire risposte eccellenti o almeno buone. Nell’ultimo ed unico incontro con il direttore Baldino il Coordinamento per la Salute Territoriale ha rivolto domande a cui ancora non sono state date spiegazioni. Perché le prenotazioni per visite specialistiche e interventi presso strutture pubbliche non sono disponibili col servizio sanitario nazionale e invece lo diventano con il privato convenzionato o col regime intra-moenia? Perché dobbiamo pagare il servizio sanitario due volte?
Questa nostra domanda risale a settembre e da allora la situazione è solo peggiorata.
Lo scorso 26 ottobre Baldino ha presentato il piano di riorganizzazione dei servizi sanitari. In esso viene enunciato il potenziamento della medicina territoriale, ma a ben cercare risulta poco comprensibile in che cosa consista. Non si vede un progetto di omogenea copertura del territorio, e mancano indicazioni sulla copertura di diversi interventi che con la medicina territoriale hanno molto in comune (consultori ginecologici, presa in carico di persone fragili, salute mentale, ecc.)
Allora lo chiediamo esplicitamente: rispetto al piano del 2017, in cosa consiste il miglioramento?
Anche sull’organizzazione della risposta ospedaliera post-Covid rimangono aperti diversi interrogativi.
Tutto ancora ruota quasi esclusivamente sul nuovo ospedale e sul depotenziamento della rete ospedaliera territoriale, con Fiorenzuola trasformato in centro di riabilitazione, con Bobbio mantenuto nella condizione di OsCo (nonostante le tante promesse), Castel San Giovanni declassato di fatto a reparto staccato di Piacenza.
Un depotenziamento che si legge distintamente soprattutto nella destinazione degli investimenti promessi (e solo pochi effettivamente già stanziati) orientati essenzialmente alla riorganizzazione degli edifici (filiera delle costruzioni...) ma assolutamente carenti per ciò che riguarda il determinante elemento della dotazione di personale e del completamento degli organici.
Ci si prospetta ancora, e nonostante tutto, un modello ospedaliero basato sul modello di un unico vero ospedale e su una rete di presidi territoriali prevalentemente organizzati a supporto del grande ospedale (Cronicità, lunghe degenze, riabilitazione, ecc) sul quale graveranno una quantità consistente e probabilmente eccessiva di richiesta di prestazioni.
In definitiva. Tutta la discussione avviata dal Coordinamento sanità e medicina territoriale piacentina nel confronto con CSST ed Ausl rimane aperta. Nulla si è visto di nuovo, al di là delle apparenze, neppure nell’ultimo piano presentato da Ausl.
Queste domande riflettono quello che gli utenti sperimentano nei servizi di sanità piacentina : chiediamo al direttore Baldino la possibilità di avere risposte esaurienti in un prossimo incontro.
 

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