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«La scienza disinnesca la cattiveria umana ed è un impegno sociale»

Elena Cattaneo, senatrice a vita e direttrice del Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano alla Cattolica di Piacenza

«La storia dell’uomo non è altro che un’inarrestabile serie di domande che nel tempo sono diventate sempre più precise. La scienza, quella vera, si interroga con coraggio, costanza e determinazione, superando i fallimenti che diventano invece uno stimolo, a proseguire, il tutto supportato da esperimenti per dimostrare se la domanda è giusta o sbagliata. Bisogna osare, essere coraggiosi come singoli individui; la storia dimostra che il mondo lo possono cambiare le singole persone; per la scienza valgono le prove che vanno difese; sta poi alla politica decidere. Ma in Italia i suoi rappresentanti devono saper ascoltare e non solo nelle emergenze. Per questo vanno istituiti tavoli permanenti (come in molte altre nazioni) e non solo quelli occasionali di confronto».

TrevisanCattaneoGhittoni-2Una vera e propria “lectio magistralis” quella proposta da Elena Cattaneo, senatrice a vita e direttrice del Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano, intervenuta alla Cattolica ad un incontro dal titolo: "Scienza e Bene Comune. Le evidenze scientifiche e la responsabilità della decisione pubblica" organizzato dalla Sezione di Piacenza dell’UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. Dopo il saluto del preside della Facoltà di Scienze Agrarie, alimentari e ambientali Marco Trevisan: «il mondo scientifico si è troppo chiuso in se stesso, occorre andare verso i cittadini per non ingenerare falsità, è necessario fare distinzione tra marketing e psicologia del consumatore che va convinto senza far passare messaggi sbagliati», ha preso la parola la Cattaneo (presentata dal presidente di Ucid Piacenza Giuseppe Ghittoni) ribadendo che «alle verità scientifiche ci si arriva solo con studio, metodo e competenze», ha sottolineato (riferendosi alla biodinamica) che per un’agricoltura sostenibile non servono i calendari lunari e «per fortuna la nostra è diventata una società complessa perché ci siamo specializzati; in questi ultimi 150 anni, l’aspettativa di vita si è quasi triplicata, se consideriamo che per millenni la vita durava meno di 30 anni».

Un appello ai giovani ma anche alla società: «Non fatevi “tagliare” le competenze frutto dello studio, non fatevi distogliere dai ciarlatani, sempre più numerosi. C’è il dovere di far valere il sapere, la storia dell’uomo è cambiata grazie ai progressi dell’agricoltura. Pensiamo alle rese del grano, così si cambiano le sorti di un paese. La scienza non è verità: è un metodo, il migliore che abbiamo per studiare ciò che è utile per poi saper fare. Si chiede un’ipotesi razionale e poi una sperimentazione; bisogna fornire risultati pubblici, visibili e verificabili». Cattaneo, con accenti talora anche commossi, ha parlato della malattia di Huntington, o “Corea di Huntington”, una malattia genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione muscolare e porta ad un declino cognitivo e a problemi psichiatrici. Colpisce intere generazioni povere del Venezuela verso cui c’è stato l’impegno di tanti volontari per aiutare questa popolazione, azione culminata poi nell’udienza in Vaticano con Papa Francesco.

«La discriminazione uccide più della malattia: da qui una deteriore eugenetica come quella voluta dal regime nazista. Questo succede - ha chiarito - in assenza di conoscenza. Anche per questa malattia scambiata per pazzia, non si sapeva nulla prima dello studio del genoma». «La scienza - ha sostenuto - disinnesca la cattiveria umana, cambia i paradigmi, ribalta le nostre credenze sbagliate. La scienza è anche impegno sociale. E’ (come nel caso del Venezuela) celebrazione di speranza, di scienza, di solidarietà e della dignità di ogni persona di vivere. Lo scienziato è uno di noi, che studia per tutti, è un privilegio. Ha fiducia nella ricerca, sfida l’ignoto senza mai separarla dal suo lato umano».

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