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Il caso

«Esclusi dall'asilo nido comunale per cattiva gestione di un errore da parte del Comune. Così si perderanno iscrizioni»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un cittadino ha inviato anche agli uffici comunali di Piacenza per evidenziare alcune problematiche riscontrate nel tentativo di accedere al bando comunale per gli asili

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un cittadino, Marco Gavardi, ha inviato anche agli uffici comunali di Piacenza per evidenziare alcune problematiche riscontrate nel tentativo di accedere al bando comunale per gli asili.

«Estremamente rammaricato di dover adottare tale canale, ritenendo me e mia moglie diligenti cittadini sempre attivi al voto e al sociale per la nostra città, e fino ad oggi estremamente fiducioso in una risoluzione al mio problema, esplico quanto sotto non con vena lamentosa ma solo a scopo migliorativo di un sistema e gestione a mio avviso errati nella sottoscrizione ed emissione e valutazione di bandi comunali per iscrizione agli asili nido della nostra città.

In data 12 marzo 2022 a nome di mia moglie abbiamo emesso domanda per la nostra prima figlia, per il bando di ammissione agli asili nido comunali della nostra città per l’anno 2022/2023. Io personalmente, emessa questa domanda, sono stato contattato tre volte dalle impiegate dell’Ufficio Nidi per avere chiarimenti sulle mie turnazioni e trasferte lavorative, per conferma di ciò che sul modulo era stato selezionato. Emessa dall’ufficio preposto la graduatoria provvisoria, apprendiamo spiacevolmente che la domanda è stata rifiutata in prima fase per due motivazioni, la selezione della turnazione giornaliera di mia moglie, e la distanza pari o superiore ai 15 chilometri della sua sede lavorativa. 

Tempestivamente ci adoperiamo per effettuare il ricorso necessario, e prendiamo fisicamente appuntamento per non incorrere in ulteriore errori.
Mia moglie si reca all’ufficio preposto e effettua il ricorso necessario con l’aiuto dell’impiegata, che rassicura la stessa che per quanto riguarda il chilometraggio la selezione era corretta, e chiarendole a cosa si riferisse la turnazione selezionata, di specificare che il suo orario di lavoro non fosse contemplato come "turno", pertanto la selezione di mia moglie è avvenuta per errore di interpretazione della domanda, e l’impiegata stessa ha rassicurato mia moglie dicendole che in tal modo la domanda sarebbe stata emessa correttamente, e le ha fatto addirittura aggiungere un istituto perché ne avevano selezionati solamente due. 
Specifico che tutte le impiegate sia telefonicamente che fisicamente si sono dimostrate gentili e disponibili. 

Ahimè, nella giornata di ieri abbiamo ricevuto la tristissima comunicazione (in allegato), di rifiuto dello stesso ricorso, perché l’errore sopracitato non costituisce giustificativo. 
Mia moglie ha tempestivamente contattato l’ufficio competente e la referente di ufficio e le risposte che ha ottenuto sono state a mio avviso sbrigative e di poca considerazione nei nostri confronti. Non si può a mio avviso rispondere a un cittadino che paga le tasse comunali ogni mese, piacentino, nato e legato alla propria città, attivo per il sociale, per anni partecipato ai seggi elettorali, sempre votante e fiducioso nella efficienza della propria amministrazione comunale, con una frase come: «eh ma noi non possiamo chiamare tutti». 

Le mie domande a questo punto sono le seguenti: 
Perché al momento della emissione della domanda io sono stato contattato tre volte per avere chiarimenti sulle selezioni effettuate e mia moglie no? 
A questa domanda non accetto la risposta/affermazione sopra citata, in quanto è stata citata l’inconsapevolezza dell’ufficio che gestisce tali domande della eventuale buona o cattiva fede con il quale possa essere stata selezionata una risposta sbagliata, per la quale naturalmente si determina un punteggio in una graduatoria. 
Ma proprio per questo allora pongo la mia seconda domanda: perché se non ci si basa sulla buona o cattiva fede, io sono stato contattato tre volte dall’ufficio per chiarimenti? 

Ultima domanda, a cosa serve un ricorso se non si può rettificare una domanda a fronte di un errore, che in sede di appuntamento fisico con l’ufficio competente è stato ritenuto tale? Non servono a nulla i ricorsi se sono strutturati in questo modo a mio personale avviso. 

Mia personale e ultima considerazione, a cui vi chiedo gentilmente di far fede, è l’aspetto pecuniario della questione.
A causa di un errore e di cattiva gestione di esso (e immagino come la nostra tante innumerevoli altre situazioni) si priva il nostro Comune di Piacenza di percepire bacini economici importanti.
Con un modello Isee come quello della mia famiglia la retta che avremmo dovuto sostenere per garantire istruzione a nostra figlia, sarebbe stata sicuramente più elevata di tante altre (retta che andrà a finire nelle casse di un privato) e motivo di sicuro interesse a mio avviso (o per come considero e affronto con serietà la mia posizione lavorativa) a chi gestisce indirettamente "la cassa" del nostro Comune. 

Sono fortemente dispiaciuto di portare compenso a una struttura privata a fronte di questa spiacevole scoperta, e sicuramente consapevole che se mia figlia troverà in essa una realtà appagante e formativa all’altezza, non saremo propensi alla partecipazione ai bandi degli anni futuri previsti, perché come immagino ogni genitore non voglia "sballottare" il proprio figlio da un istituto all’altro. 

Spero che gestiate anche voi con questa consapevolezza le domande emesse nel prossimo futuro, e non come dimostrato a noi nella gestione della nostra. Spero inoltre che le gentili cariche in copia in questa comunicazione mi sappiano dare segnale di pronta inversione di marcia, nonostante vi sia un periodo di elezione e ballottaggio, che impegna tanto tutti, a cui noi diligentemente partecipiamo con piacere nei confronti della nostra comunità, città e istituzione». 

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