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Eventi bellici e la mano dell’uomo hanno cancellato l’arte di Bot negli stabilimenti militari

Le decorazioni alla Pertite sono state distrutte dalla esplosione del 1940 e da bombardamenti. Le figurazioni in Arsenale cancellate nel dopoguerra per le forti connotazioni politiche

Come abbiamo accennato nella precedente puntata dell’impegno creativo di Bot dipendente dell’ex Arsenale, rimane solo il carteggio comprovante l’attività artistica ivi svolta: dal 28 aprile 1937 all’11 febbraio 1938 e dal 9 novembre al 15 dicembre 1939. In precedenza però Bot su incarico del direttore ten. col. cav. Siciliano, aveva realizzato alcune tempere sulle pareti murali di due locali della mensa del Laboratorio Caricamento Proiettili, più conosciuto come Pertite.

Lo documenta il quotidiano Libertà-La Scure a pagina 3 dell’edizione 4 giugno1936 che in un articolo siglato “g.b.” attesta come nella parte di fondo nel salone del refettorio delle donne, era raffigurata per mano di Bot in un chiaro scuro con elementi simbolici, santa Barbara la protettrice dell’Artiglieria e lungo le pareti laterali la sintesi di soggetti ispirati alla potenza della Patria sui mari, a Enrico Toti e al Milite Ignoto. Nel refettorio degli uomini un grande affresco allegorico esprimeva la potenza dell’Impero: “Una sintesi di valori spirituali, scrive il giornale, vengono espressi con l’affermazione del Fascismo nel mondo...”

Il Laboratorio Caricamento Proiettili subì una violenta esplosione l’8 agosto 1940, che costò il tragico bilancio di 47 morti. Ricostruita nel 1943, la Pertite il 18 gennaio 1945 venne bombardata dagli Alleati perché occupata dai tedeschi. I lavori di ripristino dei fabbricati eseguiti nel1948 non trovarono o non conservarono alcun reperto delle decorazioni murali.Bot 03-2

ll 14 agosto 1937 esce sempre su La Scure e sempre a pagina 3, l’articolo: ”Visitando i pannelli decorativi di Osvaldo Bot al R. Arsenale”. L’autore “Argo”, dopo una introduzione illustrativa del luogo e la precisazione che i lavori commissionati a Bot erano “in gran parte già compiuti”, scrive che sulla parete frontale dell’allora locale portineria “... Un plastico riproduce un grande medaglione sul quale si staglia il profilo del Re e del Duce. Su di una parete pure in rilievo il grafico dell’Etiopia sul quale è riprodotto un brano dello storico discorso del Bot 02 (2)-2Duce in occasione della fondazione dell’Impero. Di fianco, in sintesi ardita, Bot esalta l’industria bellica nello sforzo ordinato del lavoro. Una fascia tricolore attorno alle pareti su sfondo nero e motivi ornamentali conferiscono nel loro assieme maggior vigore al pannello.

Sul soffitto indovinati motivi decorativi avvolgono il trave superiore che attraversa la sala, sul quale l’artista ha voluto ricordare con il colore dei nastrini, le tre vittorie: 1918, 1922, 1936.

Passiamo poi in un magnifico salone che verrà in seguito adibito quale refettorio e luogo di riunione per gli operai. Qui Bot ha avuto modo di dare libero sfogo al suo temperamento artistico.  Nella parete di centro un plastico murale realizzato in legno, esalta i simboli della sovranità e del Duce d’Italia, nel trionfo della conquista imperiale.

Da un lato spicca sempre in rilievo su legno la figura di Giulio Cesare, riproduzione fedele della statua che si trova in Campidoglio. Nelle due pareti di fianco corrono in un festoso raduno di tinte e di colori ben graduati, gagliardetti, labari ed insegne del Littorio. Trofei di armi, simboli, figure di scorcio, compendiano in una rapida ma pur significativa rassegna, tutta l’epopea storico-politica che va dall’intervento alla conquista africana, documentando così tutta la storia gloriosa ed eroica della Patria nella sua aspra ma irrompente marcia verso i suoi alti destini. Bot in questi pannelli decorativi à (sic) superato brillantemente la non facile prova e vi è pienamente e felicemente riuscito”.

 
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