menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
La cartolina “S.o.S” è di Oreste Grana

La cartolina “S.o.S” è di Oreste Grana

Ex hotel San Marco, Comolli: «Sogno una inaugurazione dello spazio “Verdi-Vita Epoca del Maestro”»

Proposte per l’ex hotel san Marco: casa stabile di opere, documenti e luogo di ascolto operistico

I recenti articoli che hanno evidenziato l’inserimento dell’ex hotel  San Marco nella “Lista Rossa” di Italia Nostra, dei 45 luoghi da salvare in quanto patrimonio storico e culturale italiano, ha suscitato un rinnovato interesse di nostri lettori in appoggio all’azione condotta dal Comitato composto da: Stefano Pareti, Giuliana Biagiotti, Francesco Bussi, Pietro Chiappelloni, Domenico Ferrari Cesena, Carlo Loranzi, Marcello Spigaroli e William Xerra, che da anni tenta di smuovere l’inerzia dei proprietari e riscattare dal degrado, naturale o meno, di questo importante bene pubblico. Da parte nostra abbiamo chiesto ai proprietari dell’immobile di avere accesso all’edificio per poi aggiornare la cittadinanza sullo stato dell’immobile sempre più colpito da lento degrado per eventi naturali o altre cause. Mentre siamo nell’attesa di conoscere se Comune e Asl ci apriranno o no il portone, pubblichiamo dopo quella del professor Stefano Pronti, un contributo pervenutoci da una personalità della cultura piacentina, il dottor Giampietro Comolli.

«E’ vero la musica di Verdi è patrimonio dell’umanità né piacentina né parmense, ma l’uomo Verdi, a tavola, nei campi, nella beneficenza, è molto piacentino. Tutta la vita del maestro racconta la passione per salumi e formaggi prodotti fra la val d’Arda e la val Ongina. Quante ricette al suo desco erano piacentine, anche un po’ cremonesi e lombarde. Quanto nella musica e nei ritmi delle opere verdiane ci sono le voci, i rumori, i suoni, i versi di animali proprio quelli che incontrava “camminando le sue terre” e girando in calesse. Quante volte Verdi è stato a Piacenza nei suoi viaggi, di piacere e da grande musicista. Giuseppe Verdi incarna bene, o ha assimilato molto bene, l’indole e la passione piacentina: riservatezza, convivialità, pochi amici, concretezza. Piacenza, intendo le istituzioni in primis ma anche i privati così attenti a assumere incarichi, deve creare un progetto verdiano, può allestire e gestire una sede fissa che occasionalmente cambia contenuto, attrae appassionati da tutto il mondo. Piacenza non deve guardare ad altri: Verdi ha legami di composizione con Piacenza e di affetto verso chi è stato meno fortunato di lui. Ci sono opere, documenti, epistolari, fotografie, mappe… già piacentine che possono creare una “casa stabile” per il maestro oltre che un luogo di ascolto operistico. Penso al museo personale di Gustave Moreau a Pigalle, a Rouen la casa di Flaubert collezione di manoscritti e strumenti medici, perfino il fantomatico Sherlock Holmes ha una vera casa.

L’ex palazzo dell’albergo San Marco, di proprietà pubblica, è perfetto, potrebbe raccogliere molti effetti e affetti del maestro ma anche molti documenti del suo tempo. Da bambino vi andavo per le vaccinazioni scolastiche ed estero, con il nonno, lui lo frequentava da giovane con amici molto brillanti e poi da casaro e agricoltore incontrando mediatori stranieri. C’era un tavolo, mi diceva, al centro del primo androne del San Marco, dove il giorno di mercato veniva esposta una mezza forma di formaggio grana “piasentin” giovane, offerta dai titolari, in segno di accoglienza agli ospiti occasionali. La suite e non solo, può essere dedicata a Giuseppe Verdi: nel recente incontro in Sant’Ilario molti sono materiali e “motivazioni” testimoniati dai relatori Toscani, Sprega, Pronti più che sufficienti per arredare sale e sale. Tutta la struttura può essere convertita a più attività collegate, utili per rivitalizzare un “abitare” arredato del centro città, portare turisti, essere anche un luogo di avanguardia musicale per giovani artisti, compreso una cucina d’epoca “artusiana” con le diverse storiche ricette locali a…riprova della piacentinità di alcuni piatti. Per fissarne il Dna; un luogo di conoscenza, di formazione dalla musica alla tavola, dalla terra alla assistenza, ma che può ospitare temporaneamente altre rassegne d’arte dedicate. Sogno una inaugurazione del nuovo spazio “Verdi - Vita Epoca del Maestro” con la esposizione unica di tutti i più noti gioielli di famiglia: Klimt, Ecce Homo, Tondo, Fegato Etrusco, Ercole, Gutturnium, Tabula Alimentaria, Codici Miniati della Cattedrale…».

San Marco-4

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Isa Mazzocchi è la "chef donna 2021" per Michelin

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • Attualità

    Isa Mazzocchi è la "chef donna 2021" per Michelin

  • Cronaca

    «Quando permetti alla mafia di entrare in casa tua, hai già perso tutto»

  • Attualità

    Un premio di laurea per ricordare Fausto Zermani

Torna su

Canali

IlPiacenza è in caricamento