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Ex hotel San Marco, «Esempio di una città che pare voglia essere ignorata»

Laurenzano (Dante): «Già da tempo esiste una pressione culturale da parte di varie fonti affinché il noto antico ex “Albergo San Marco” dell’omonima via, possa essere valorizzato»

Oggi come oggi (ma per la verità già da tempo) esiste una pressione culturale da parte di varie fonti affinché il noto antico ex “Albergo San Marco” ubicato nell’omonima Via, d’angolo con Via Cittadella, possa essere valorizzato con richiamo alla di esso frequentazione fissa, a suo tempo, da parte di Giuseppe Verdi. Anche la sede piacentina della Società “Dante Alighieri” già qualche anno fa portò all’evidenza cittadina l’interesse culturale di tale fattore. Ma pare Roberto Laurenzano-2stabile l’orecchio da mercante dei proprietari (Ausl e Comune), con aste andate deserte, con idee incerte su una sua destinazione che però remano verso un degrado che nel tempo  potrebbe giustificare la scelta dell’abbattimento. Già oggi è stata negata una visita conoscitiva alla struttura “... perché non ci sono le condizioni di sicurezza che possano garantire la vostra l'incolumità.“

L'approfondimento sul San Marco: https://www.ilpiacenza.it/attualita/ex-albergo-san-marco-ecco-come-si-presenta-all-interno-oggi.html

L’edificio, originariamente adibito ad Osteria tra il ‘700 e l’800,  ma poi “ripreso” nell’estetica, intorno agli anni ’30 dell’ ‘800 divenne uno dei più eleganti Alberghi della città. Con il nascere dello stile “Liberty” anche a Piacenza in architettura, l’ingresso fu abbellito con alcune caratteristiche architettoniche di pregio, quali la pensilina in ferro battuto, particolarmente delicata ed elegante, e lo scalone interno. Orbene, tutto è a rischio di scomparsa per un’ incuria che ha già peggiora sempre più la situazione. Non sono un tecnico di edilizia, né un supervisore d’arte, tuttavia, secondo un mero buonsenso, non parrebbe impossibile adeguare gli spazi in maniera tale da porvi un busto di Verdi, e una lapide “a ricordo” della suddetta frequentazione da parte del Grande Maestro. Si è oltretutto di fronte ad un “Artista” di fama e di valore mondiale, sulla cui “piacentinità” o parmigianità si discute oltretutto da decenni, e del quale, ad ogni buon conto, non si può negare di avere esercitato politica amministrativa proprio nel territorio piacentino, di aver inoltre avuto una propria residenzialità in territorio piacentino (benché oggi non più tale), e di aver frequentato  assiduamente tale ex-Albergo.

Ci troviamo di fronte ad un edificio di relativamente modeste dimensioni, ma gradevole, il quale, mantenendo peraltro la stessa “pensilina liberty” (ristrutturata e ri-completata, e capace di attirare l’attenzione) oggi potrebbe ben assolvere a finalità culturali proprio “nel nome di Verdi” (Sale di Conferenze, di Concerto, di Convegni, di Mostre d’Arte,e quant’altro), oltretutto in pieno centro-città, senza che si debbano creare aree immense a tali fini,  ed altresì evitando di dover “inventare”  particolari ubicazioni altrove, magari con costi superiori e stellari.  

                                                                                      

Probabilmente ho un cervello limitato e miope; ma in tutta franchezza non riesco a vedere difficoltà insormontabili, salvo che non siano dovute a visioni di parte, e non nell’interesse oggettivo della città. So che è un argomento vivo, e che su di esso si discute con una certa periodicità, il che evidenzia che il problema non è oggetto di disinteresse totale. Ma, a quanto pare, le diserzioni di aste hanno fatto cadere in una sorta di “limbo” un caso che non andrebbe né dimenticato, né rimandato alle calende. Giuseppe Verdi soggiornava abitualmente in tale ex-Albergo, sostandovi nel corso di propri viaggi tra Milano e Genova, ed anzi vi aveva addirittura quella che oggi si denominerebbe una sorta di “suite”. In proposito le cronache ricordano che tali suoi soggiorni/soste avvenivano per lo più in segreto, sì da non essere “disturbato”, data la sua fama. Tuttavia talora la notizia trapelava, e la stampa locale descriveva un “quadro” sull’aspetto e sull’abbigliamento del Maestro, poi salutato da molta gente in Stazione di Piacenza alla di lui partenza per Milano. Insomma, la presenza di Verdi nell’ex-Albergo San Marco era abbastanza usuale. Sicché parrebbe improprio “cancellarne” ogni ricordo, ma invece opportuno affrontare una spesa, sia pur entro limiti di ragionevolezza attraverso una sapiente e sufficiente ristrutturazione interna, per “normali” finalità culturali, fra cui (perché no?) anche un sia pur limitato “Museo Verdiano” in Piacenza. E dunque agire secondo ragionevoli tempi i quali, ove posti in uno stato di prolungato sopore e poi di sonno, o fermati da un’eccessiva burocrazia da sbloccare legittimamente, determinerebbero un sempre maggiore ed ingiusto degrado di quanto potrebbe essere uno specifico interesse storico-turistico-culturale per la città. In più di un’occasione, per la verità, a livello politico locale e regionale si è posto il problema, e ad esso sono state date anche risposte confortevoli ; ma poi, nella sostanza, l’edificio è praticamente chiuso dal ... 2005!  Quindici anni! Sembra in vece più che legittimo mantenere accesi i riflettori su un pezzo di storia piacentina, che potrebbe dar luogo anche a visite”guidate” ove si realizzasse (oltre ad un busto in marmo e ad una lapide) anche una “raccolta museale” di cimeli verdiani.

Quali gli auspici? Uno solo: che Piacenza continui certamente sulla strada già ben intrapresa della sua “uscita dalla tana”, e quindi nella sua forte capacità che essa ha di organizzare e realizzare eventi di variegati di marca culturale (anche la gastronomia “tipica” è cultura), ma anche che quanto segnalato possa essere preso in seria considerazione per il bene della città stessa, tenuto anche conto che vi sono istituzioni che hanno sempre manifestato favore ad iniziative di tal genere, per la maggior valorizzazione di questa che è la originaria Capitale del Ducato. Se a difficoltà varie di mercato si aggiunge anche l’oblio e il disinteresse di fatto verso una “perla” cittadina,  l’effetto non può essere che di accelerare un inevitabile progressivo degrado di quella che “era” una perla e che diventa una...frana. 

Roberto Laurenzano, presidente della Società “Dante Alighieri” Comitato di Piacenza

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