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Venerdì, 28 Gennaio 2022
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Ex rimessa locomotori Berzolla, dai tram agli uffici comunali

La storia dell’edificio (vincolato) al centro del progetto di riqualificazione della stazione ferroviaria all’interno del Bando Periferie

IL BERZOLLA

Sulla spianata dell'abbattuto Bastione di San Lazzaro sarebbero sorte la stazione e l’Officina dei locomotori elettrici. Il Deposito dei Locomotori “Berzolla”, esempio di archeologia industriale piacentina d’inizio Novecento, venne realizzato in questi anni come ricovero dei locomotori della linea ferroviaria Piacenza-Bettola e come deposito del materiale rotabile per le manutenzioni, oltre che presidio territoriale di organizzazione operativa. L’edificio originario venne realizzato dall’Architetto Pietro Berzolla (Pontenure, 1898 – Piacenza, 1983), da cui prende anche il nome con cui confidenzialmente lo si identifica in città. Ampliato negli anni 60, conserva tuttavia la sua integrità e potrà essere restituito alla città unitamente alle mura farnesiane di cui, anche in termini posizionali oltre che di continuità fisica, conserva un legame ed una identità testimoniale. Fa parte di un’area molto vasta che l’Amministrazione Comunale ha richiesto tramite il provvedimento non oneroso del federalismo demaniale, ottenendone una parte. Per il manufatto storico, la sua importanza testimoniale lo colloca al di fuori di un programma di semplice trasferimento, chiedendo alla città di immaginare un programma specifico di rifunzionalizzazione.      

La ferrovia Piacenza–Bettola era una linea in concessione a trazione elettrica alimentata a 3000 Vcc con un unico binario che collegava Piacenza con Bettola, percorrendo la bassa Val Nure. La linea fu inaugurata nel 1933, in sostituzione di una precedente tranvia interurbana a vapore. Nonostante un ruolo significativo nel trasporto di persone e merci, a causa dell'orientamento dell'epoca non favorevole agli investimenti nel trasporto su ferro, nel 1965 il Ministero dei Trasporti espresse parere favorevole alla sua soppressione, destinando il manufatto dapprima a divenire temporaneo deposito dei materiali ferroviari e dei locomotori, fino alla loro stessa cessione alla Società Anonima Strade ferrate Sovvenzionate (SFS) che utilizzò gran parte dei locomotori e motrici sulla linea Benevento-Cancello. La linea fu soppressa nel 1967. Ciò accadde perché la S.I.F.T. incontrò problemi congiunturali e finì in liquidazione.   La Piacenza–Bettola, l'unica linea elettrificata portata a compimento, proseguì il servizio in versione elettrificata, ma gli anni sessanta le furono fatali. 

Attualmente la sede ferroviaria è rintracciabile solo a tratti, frequentemente interrotta dai campi coltivati o da aree urbanizzate. Da Ponte dell'Olio a Bettola è stata trasformata nella S.P. 654.  Ben conservato il viadotto in curva in cemento armato risalente al 1930 sul fiume Nure presso Ponte dell'Olio.  I fabbricati di stazione e le case cantoniere sono quasi tutte ancora esistenti, generalmente ben tenute e trasformate in abitazione o adibiti ad altri usi. Sostennero alcuni tecnici, tra i quali l'Ing. Antonino Albertelli, che la linea della Val Nure fu presa a riferimento per la Metropolitana Milanese.

Sulla ferrovia la Sift mise in servizio delle elettromotrici, classificate M 51–54, e delle locomotive elettriche. Le automotrici M 51–54 della Società Italiana Ferrovie e Tramvie erano un gruppo di elettromotrici costruite dalle Officine Meccaniche Italiane di Reggio Emilia per l'esercizio sulle ferrovie elettriche gestite dalla Sift intorno a Piacenza. Le elettromotrici furono ordinate in 9 unità all'inizio degli anni trenta, quando la Sift, concessionaria delle tranvie a vapore della provincia di Piacenza, progettava di ricostruire alcune linee come moderne ferrovie elettriche. Tuttavia, a causa delle difficoltà economiche, la Sift riuscì a costruire solo la ferrovia Piacenza–Bettola, mentre la Piacenza–Cremona, di cui si era appena iniziata la costruzione, venne ceduta alle Ferrovie dello Stato, che la completarono con caratteristiche di linea principale. Pertanto la Sift decise di acquistare solo 3 delle elettromotrici ordinate, che vennero consegnate nel 1933 e classificate Macd 51–53; le restanti 6 unità furono acquisite dalle FS, che le classificarono nel gruppo E.624 con numeri E. 624.003–008. Nel 1943, per far fronte all'aumento di traffico conseguente alla seconda guerra mondiale, la Sift acquistò dalle FS l'unità 008, che venne classificata Macd 54. Le Macd fecero servizio sulla linea Piacenza–Bettola fino alla sua chiusura (1967), quindi furono vendute alla SFS, che le utilizzò sulla linea Benevento–Cancello. Le elettromotrici vennero modernizzate, sostituendo porte e finestrini, e nel 1982 erano ancora in servizio.

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