«Fausto era un decisionista e aveva grinta, mai sceso a compromessi»

Il ricordo del giornalista Giuseppe Romagnoli

Fausto Zermani

Dopo avere insegnato inizialmente in alcuni istituti superiori cittadini, sono rimasto ininterrottamente per ventisei anni all’Istituto Agrario. Con soddisfazione, nella mia attività di giornalista anche del comparto agroalimentare, incontro quotidianamente ex allievi oggi imprenditori di successo, dirigenti di importanti aziende, funzionari di enti ed associazioni. E’ sempre una soddisfazione constatare che si fermano a parlare volentieri e mi riconoscono come un insegnante severo ma giusto e sempre propositivo.

Un mese dopo l’esame di Stato, quando Fausto Zermani mi incrociò, con il suo abituale piglio risoluto ma mai offensivo, da professore ero diventato il “Gippo”; era una frequentazione abbastanza ricorrente perché, mentre lui si immergeva, con una passione che non è mai venuta meno, nell’attività sindacale delle organizzazioni giovanili di Coldiretti, io vi operavo come addetto stampa. Ci sono rimasto per quindici anni e non mi sono mai perso un discorso di Fausto nelle assemblee e riunioni.

Sovente, fuori dal Palazzo dell’Agricoltura, ci incrociavamo e naturalmente si parlava di problematiche collegate all’agricoltura. Mi colpiva sempre l’intensa passione con cui affrontava i problemi e soprattutto quel sentirsi parte integrante di un comparto nel quale, come imprenditore, ha dato dimostrazione di lungimiranza, dedizione e capacità di coglierne i mutamenti. Era un decisionista, poco incline a compromessi, aveva grinta, la stessa che mostrava qualche volta a scuola, soprattutto se si discuteva di un aspetto storico particolare che coinvolgeva società e politica contemporanea.

Così quando stamattina un collega del giornale mi ha avvertito di questa scomparsa, la mia prima reazione è stata di totale incredulità. In un primo momento ho pensato ad un incidente (purtroppo così frequenti in agricoltura), poi sono rimasto allibito, quasi basito: l’avevo incontrato e salutato da poco, con la classica domanda che ci si rivolge in questi tempi di Coronavirus, ovvero: «Tutto bene?», così mi rifiuto di scrivere “coccodrilli” ufficiali e non sto a ricordare quanto fosse contento di incontrami in numerose occasioni di eventi predisposti dal Consorzio di Bonifica; nel ruolo di presidente metteva la consueta energia, parlava senza peli sulla lingua, supportato anche da una buona capacità comunicativa, della necessità di invasi per placare la sete estiva della nostra agricoltura, senza mai dimenticare l’amore per l’ambiente, consapevole che gli imprenditori agricoli ne sono i primi difensori.

Zermani era un agricoltore che, oltre alle competenze tecniche acquisite nel quotidiano lavoro, sapeva cogliere le opportunità dei mercati;  con i cugini Roberto e Andrea era arrivato ad ampliare l’azienda agricola paterna, differenziando le attività e facendone un vero fiore all’occhiello dell’agricoltura e dell’economia piacentina. Non stava mai fermo come imprenditore, aveva in testa tanti progetti ed un sogno nel cassetto: quello di avere una stalla moderna ed efficiente. Voleva cimentarsi anche nel ruolo di allevatore, pur nelle difficoltà del momento, sono sicuro che ci sarebbe riuscito. Non conosco la sua famiglia, ma sono convinto che pur scomparendo così giovane, abbia lasciato un indimenticabile esempio di dedizione al lavoro e professionalità ai suoi figli.

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