Il sindaco a Mattino Cinque

«Fermare la delinquenza con l'educazione? Visione miope e avulsa dalla realtà»

Il sindacato Sulpl: «Siamo seriamente preoccupati della deriva della società a 360 gradi, anche a causa di una politica che dimostra di essere distante da quella realtà. Deriva che si traduce in mancanza oggettiva di sicurezza per i cittadini e per tutte le forze di polizia»

«Quest'oggi in tanti hanno preso le distanze,  giustamente,  dalla presa di posizione del sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, intervistata da Mattino Cinque. Ci viene da osservare che il sindaco - dice Miriam Palumbo, segretario provinciale del Sulpl - non è proprio in linea con quanto sostenuto in questi anni dalla stessa Regione Emilia-Romagna, dove lei stessa ha operato per lungo tempo. La Regione infatti, proprio nell'ottica della prevenzione e della salvaguardia della sicurezza urbana ha finanziato e promosso progetti per implementare videosorveglianza, street tutor, riqualificazione spazi, illuminazione pubblica, attività di educazione: nel 2021 ad esempio la Regione ha sottoscritto 31 Accordi di programma con 24 Comuni, 6 Unioni e una Università per la sicurezza urbana, la prevenzione della criminalità e del disordine urbano. Il contributo regionale ammontava a 3 milioni di euro per cofinanziare progetti di "prevenzione integrata", che comprendono sia misure come il rafforzamento di telecamere, sistemi di lettura delle targhe e illuminazione pubblica, sia attività socioeducative per la comunità. È dal 2015 che la Regione punta e investe su questo tipo di prevenzione,  quindi ci crede, a differenza del sindaco di Piacenza, evidentemente». 

«Un sindaco  - si legge - dovrebbe sapere che la prevenzione non è quantificabile in termini numerici, ma se attuata con serietà, costanza e con tutti i mezzi a disposizione,  sia in termini di tecnologia disponibile sia di sinergia tra tutti gli attori della sicurezza presenti sul territorio, nel tempo da i suoi frutti. Nell'insieme svolgono azione di deterrenza e questo è innegabile. Certa politica, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, tranne di chi si rifiuta di vedere, vorrebbe una sorta di controllo democratico del territorio, vorrebbe che le forze di polizia dirimessero con la forza del dialogo e con il potere della comunicazione verbale qualsiasi problematica, anche quando operano in contesti ad alto rischio».

«Leggi severe e certezza della pena sono necessarie, eccome! certo, il sistema sicurezza non può reggere così come è strutturato oggi: occorre formare e valorizzare tutte le forze in campo, nessuna esclusa, e puntare e investire su un sistema integrato di sicurezza, ma farlo sul serio!  Qualche consigliere della stessa corrente politica - prosegue la nota - nell'ultimo consiglio comunale ha addirittura definito "infantilismo politico giocare con i taser, i cani, le telecamere". Esternazioni di questo tipo si commentano da sole, anche se è necessario rimarcare che chi è stato eletto dai cittadini ha il dovere etico-morale di ascoltarli e di tutelare a 360 gradi anche chi ogni giorno opera a salvaguardia del territorio,  dei cittadini,  di quegli stessi politici e della sicurezza urbana».  

«L'effetto deterrente del taser, delle unità cinofile ben funzionanti svolgono azione di prevenzione e di sicurezza al tempo stesso. Chi per inseguire una idiotologia politica ridicolizza o sostiene che il taser sia un'arma rischiosa, vuole praticamente negare, a prescindere,  l'efficacia di uno strumento di deterrenza ed autotutela agli operatori di Polizia, che non alimenta il rischio, ma anzi limita conseguenze che a volte possono essere anche tragiche per gli agenti.  Anche se a Piacenza l'unità cinofila è stata fallimentare, non è detto che non si possa riprovare: comandi a noi vicini dimostrano ogni giorno che la Polizia Locale può fare prevenzione nelle scuole, nei centri abitati, nei parchi cittadini per contrastare quegli spacciamorte che infestano le nostre città e rubano la vita a tanti ragazzi».

«A Piacenza, attualmente quali sono le "azioni politiche" messe in campo per promuovere e garantire la sicurezza? Gli agenti stagionali, appiedati e in bicicletta? La chiusura di nuclei specializzati di Polizia Locale? Come si può pensare di fermare la delinquenza solo o principalmente con l'educazione? Ci viene da dire, da tecnici del comparto sicurezza, che questa visione è miope e avulsa dalla realtà; realtà che i cittadini vedono e in parte subiscono tutti i giorni, soprattutto se costretti a frequentare certe zone. Certa politica si dice preoccupata della declinazione del tema sicurezza in termini repressivi, dal canto nostro siamo seriamente preoccupati della deriva della società a 360 gradi, anche a causa di una politica che dimostra di essere distante da quella realtà. Deriva che si traduce in mancanza oggettiva di sicurezza per i cittadini e per tutte le forze di polizia che operano sulla strada e ai quali le Amministrazioni e lo Stato devono garantire strumenti e tutele adeguate per difendere sé stessi e gli inermi cittadini. 

«I cittadini chiedono sicurezza; quella che viene definita come percezione di insicurezza è insicurezza reale. La sicurebbe urbana  è un bene comune da proteggere e tutelare; esso si  traduce in libertà dei cittadini e fruibilità degli spazi pubblici.  Promuovere e investire in sicurezza per i cittadini e per la polizia  locale non è mai un costo, ma la precondizione per la crescita di una comunità di persone»

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