Un megafono per portare in giro la voce della primavera e della speranza

Il Cantamaggio speciale organizzato dai ferrieresi Celso Calamari e Alessandro Mainardi. «Un modo per dare sollievo dopo due mesi di nulla che ci ha emozionato, una ventata di vita per non sentirci soli in questa fase»

Celso Calamari e Alessandro Mainardi

«Siamo partiti da una cosa molto semplice, ma è diventata più grande di noi». Celso Calamari e Alessandro Mainardi, hanno voluto allietare il primo maggio dei proprio compaesani di Ferriere. Attrezzando un’auto con i fiori e i colori del Cantamaggio, attraverso un megafono e alcune registrazioni, hanno portato la voce che sancisce l’arrivo della primavera in diverse frazioni del territorio comunale dell’Alta Valnure.

Un’analoga iniziativa si è svolta anche a Vernasca, mentre a Coli un gruppo di giovani ha cantato online per riscaldare l’ugola. Il ricco Celso-2cerimoniale di benvenuto alla primavera, attraversi i canti tipici della civiltà contadina, non poteva era silenziato del tutto. Vernasca, Coli e Ferriere non hanno resistito, qualcosa bisognava fare. «Siamo un gruppo del cantamaggio di trenta persone – spiega la sua particolare iniziativa Celso Calamari - di varie età, non fare niente ci dispiaceva molto. Le nostre esibizioni del primo maggio sono una festa per la gente, che partecipa volentieri. Qualcosa bisognava fare per dare un po’ di sollievo. Così abbiamo scaricato un po’ delle nostre registrazioni del passato. Volevamo far sentire che ci siamo ancora, girando nei paesi».

Celso e Alessandro hanno girato più paesi di quelli visitati solitamente dai canterini. «Intanto che viaggiavamo ci arrivavano richieste – prosegue Celso – al telefono: “Venite nel mio paese, venite nella nostra frazione che vi aspettiamo”. Era una ventata di vita, dopo due mesi di nulla, abbiamo portato un po’ di allegria». La Panda speciale, allestita per l’occasione, è partita alle 8.30 dal capoluogo Ferriere. Poi, Marconi, Canadello, Rocconi, Volpi, Rompeggio, Pertuso, Valle, Selva, Gambaro, Casalcò, Folli, ritorno a Ferriere per andare a Casa Rossa, Cerreto, Cassimorenga, Centenaro, Grondone, Noce, Brugneto, Colla e Tornarezza. Infine, Caserarso e Casaldonato. Qualche pit stop a caricare le batterie del megafono, prestato da don Stefano Garilli, parroco alpino di Ferriere. Celso ribadisce un concetto più volte. «Una cosa semplice, come fare un giro in auto, è diventata una cosa grande. Tanto che la reazione della gente mi ha colpito a tal punto che diverse volte mi sono emozionato e commosso. Non ci siamo sentiti più soli».

Il cantamaggio ha origini antichissime. Il significato storico e l’origine del cantar maggio vanno ricercati nei riti agrari propiziatori riscontrabili in quasi tutte le culture agresti, per festeggiare l’arrivo della bella stagione. «Sono tra i più esperti – rammenta il ferrierese - quando ero giovane si partiva già il 30 aprile per fare festa insieme e ci davano uova e si tagliava qualche salame. Va detto che principalmente era un’attività al maschile, tanto che per i giovani, insieme al Capodanno quando si andava a bere un “cicchetto” in ogni casa, era anche una delle poche occasioni per andare a trovare le famiglie e vedere le “future mogli”. I nostri genitori ci consentivano di girare. Anzi, era una delle poche volte in cui ci lasciavano andare, capivano. Normalmente erano più stringenti». Era una società molto più agricola, in cui si lavorava tanto: di momenti di relax ce n’erano ben pochi.

Nel corso dei decenni la tradizione del cantamaggio si era persa. «Poi qualche anno fa l’abbiamo fatto rivivere, con un mix di adulti e giovani. Mi fa piacere vedere che alcuni ragazzini che hanno iniziato a cantare con me ora siano diventati padri di famiglia. Siamo una comunità vera, composta da giovanissimi, adulti e “over”. Io ho quasi settant’anni e non sono il più vecchio».

Una primavera strana, quella dell’Alta Valnure, così come per tutto il territorio Piacentino. Il ricordo per alcune persone scomparse di recente è ancora molto forte. Il canto prova a scacciare via i brutti pensieri. Per questo si spera di sentire il canto del cuculo, messaggio di salute e di fortuna per chi riesce a udirlo. «Sprem cu senta anca mo’ a cantà u cucù», dicevano i “vecchi”, quando si temeva per la vita di qualche ammalato, sul punto di non riuscire a sopravvivere all’inverno, impossibilitato a veder esplodere i colori della primavera. La speranza è che il prossimo cantamaggio sia affollato e partecipato, con tutti i canterini a invadere le strade delle frazioni di Ferriere. «In ogni paese – conclude Celso - il nostro commiato al megafono è stato questo: “In pace vi troviamo, in pace vi lasciamo, arrivederci a un altr’anno!”». 

Celso Calamari-2

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